RIFORMA COMITES E CGIE
Rino
Giuliani, vice presidente dell'Istituto Fernando Santi, difende il ruolo delle
associazioni
“Il nuovo ente parastatale che si vuole
far nascere, né rappresentativo né consultivo, di certo strumento di cogestione”
ROMA
- La riforma di Comites e Cgie all’esame del Senato è ancora una volta fortemente
criticata da Rino Giuliani, vice presidente dell’Istituto Fernando Santi. Ma questa
volta oggetto di attenzione da parte di Giuliani sono delle interviste rilasciate
dal senatore Claudio Micheloni del Pd, uno dei principali artefici del disegno
di legge di riforma (per quella rilasciata alla nostra agenzia, v.
A Giuliani,
già presidente della Consulta Nazionale Emigrazione (Cne), preme soprattutto che
sia salvaguardato il ruolo delle associazioni. Le associazioni - afferma - vivono
ed operano facendo rete, operando in sinergia fra tutte loro, con risorse spessissimo
volontarie in un quadro di disinteresse consolidato delle istituzioni. Questo
lo sa il senatore Micheloni che è presidente di una associazione storica dell'emigrazione
svizzera costituita dai socialisti e dai comunisti nel secolo scorso, oggi aderente
ad associazione nazionale,
Criteri di rappresentanza - aggiunge il vice presidente del “Santi” - possono sempre essere discussi ed aggiornati ma non si può affermare che le associazioni nazionali (ma mi pare anche quelle regionali), in quanto tali, non hanno alcun ruolo e devono scomparire da Comites e Cgie.
La
prospettiva che con il ddl si indica alle associazioni non è, a sua volta, la
liberazione degli italiani all'estero dalla rendita parassitaria delle associazioni
nazionali come si vorrebbe dare ad intendere, ma quella di divenire componente
di una sorta di ente parastatale Comites-Cgie. Un ente - afferma Giuliani - né
rappresentativo né consultivo fino in fondo ma con una logica cogestionale che
prescinde, ormai è chiaro a tutti, da rappresentanza e da rappresentanti vuoi
targati Roma e Italia vuoi targati Estero, da "fuori Roma". (