ASSEMBLEA PLENARIA
CGIE
Ad introdurre i lavori, una mattinata dedicata alle celebrazioni
dei 150 anni dell’Unità d’Italia
I saluti del segretario generale Carozza
e del sottosegretario Mantica aprono la plenaria in corso da oggi a Torino.
Di seguito una riflessione sul ruolo dell’emigrazione italiana nella storia
d’Italia con gli interventi di Lombardi, Tassello, Prencipe
e Bartolini
TORINO – I
lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
sono stati introdotti oggi, presso il Centro Incontri della Regione Piemonte,
a Torino, da una mattinata di interventi dedicati alle celebrazioni dei 150
anni dell’Unità d’Italia.
Uno spazio
di approfondimento rivolto in particolare alle vicende dell’emigrazione italiana
all’estero quale elemento indispensabile per conoscere la storia d’Italia e
dei suoi cittadini, dall’Unità sino ai giorni nostri.
“Per le nostre
collettività all’estero i festeggiamenti legati ai 150 anni sono un avvenimento
di valore inestimabile – ha ricordato il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, richiamando
i numerosi eventi che affiancano nel mondo le iniziative organizzate in Italia
e il valore simbolico della città di Torino, quale cornice della riflessione.
“Città prima capitale d’Italia e luogo in cui cominciò la vita democratica del
nostro Paese e città – ha proseguito Carozza - che
per prima ha creduto nella necessità delle celebrazioni”. “Il dibattito e gli
scontri sull’Unità del Paese non hanno mai coinvolto le nostre collettività
all’estero – ha segnalato il segretario generale. – Esse infatti hanno sempre
avvertito forte il senso di appartenenza nazionale e non hanno mai smesso di
guardare all’Italia come sola e indivisibile patria”. Carozza
ha inoltre letto ai presenti i messaggi di saluto giunti all’assemblea da parte
del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha auspicato per l’occasione
un’ampia riflessione sull’attualità del sentimento di appartenenza nazionale,
e del presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Anche il sottosegretario
di Stato agli Affari esteri Alfredo Mantica ha segnalato l’importanza della
scelta di Torino quale luogo di questa plenaria, “una scelta importante – ha
detto – che si affianca al tentativo di recuperare pari dignità alla storia
dell’emigrazione quale parte della storia nazionale, compito che ciascuno di
noi si è dato nelle celebrazioni di questo anniversario”. “Una storia che non
è solo di dolore, ma anche di successo – ha proseguito Mantica, ricordando l’impegno
del Mae e degli Istituti Italiani di Cultura nel supporto
alle iniziative organizzate all’estero e legate alla ricorrenza. Tra esse, l’emissione
il 1° giugno del francobollo di Poste italiane dedicato al Museo dell’emigrazione
italiana, con l’immagine di un bastimento al porto di Genova, e gli eventi promossi
in Australia (a Melbourne, Sydney e Perth) dal 15 al 25 giugno a cui lo stesso
Mantica annuncia che sarà presente.
Di seguito,
Norberto Lombardi ha ripercorso, nel suo intervento “Il contributo degli emigrati
all’Italia unita e la formazione degli italiani nelle altre Italie”, il supporto che le varie fasi dell’emigrazione italiana
hanno dato al Paese di origine, non solo in termini economici, ma nella creazione
di una rete di cittadini uniti da vincoli solidali alimentati dalla comune provenienza,
dalla lingua, da tradizioni, da sentimenti di fratellanza spesso ravvivati dalla
presenza di associazioni o dalla chiesa cattolica. “La storia del’emigrazione
italiana fornisce al profilo storico ed etico del nostro Paese un respiro critico
ed un orizzonte più ampio attraverso cui guardare il presente – ha detto Lombardi.
- E ciò vale non solo per il fenomeno migratorio in sé, che oggi è un dato incontrovertibile
delle pur diverse realtà in cui viviamo, ma vale soprattutto per il legame che
intendiamo costruire con le nuove generazioni di origine italiana nate all’estero”.
“La distanza, maggiore o minore, che verrà stabilita con queste ultime sarà
il frutto delle nostre scelte presenti, che possono essere condizionate in modo
decisivo anche dall’utilizzo delle nuove tecnologie – afferma Lombardi, segnalando
come occorra aprire oggi sul tema “una nuova fase di riflessione e confronto”.
Una nuova fase che non dimentichi però “l’elemento di vita comunitaria della
nostra emigrazione”, che è ancora oggi presente e che occorre rendere flessibile
e permeabile al cambiamento.
Graziano Tassello
ha approfondito, nella sua relazione intitolata “Missioni cattoliche, comunità
italiane e l’unità d’Italia”, il sostengo della chiesa cattolica a migranti
italiani, richiamando alcune figure – uomini ma anche moltissime religiose -
che si sono spese al loro fianco, a partire da Giovanni Battista Scalabrini. “Scalabrini riteneva
che l’emigrazione, solo se opportunamente sostenuta, potesse trasformarsi in
una risorsa – ha spiegato padre Tassello, ricordando il ruolo delle missione
cattoliche all’estero nella diffusione di un nuovo senso di appartenenza nazionale
tra italiani, capace di oltrepassare i molti campanilismi. Importante anche
il sostengo materiale offerto ai connazionali in difficoltà e in situazioni
aggravate spesso dalla miseria, dall’analfabetismo e dall’abbandono da parte
dello Stato italiano e dei suoi funzionari, impreparati o incuranti di un fenomeno
che assumeva proporzioni via via sempre più grandi.
“I missionari
italiani non hanno solo offerto ai migranti italiani la possibilità di mantenere
il legame con la religiosità del Paese di origine o il conforto spirituale della
propria fede, - ha aggiunto Tassello, - il loro obiettivo principale era ridare
dignità ad un popolo in cammino, spesso emarginato e oggetto dei pregiudizi
più feroci”. Una presenza importante, dunque, e per molti anni purtroppo la
sola tra gli emigrati italiani all’estero, anche nei momenti di grande difficoltà,
come a Marcinelle. Spesso i missionari sono anche
i soli a denunciare le condizioni di vita e di lavoro tra i connazionali, “così
come nelle inchieste fatte dall’opera Bonomelli”, rammenta Tassello, segnalando
come restino ancora oggi necessarie l’analisi e l’approfondimento di queste
numerose vicende. “Un approfondimento – dice – che non deve servire solo a scrivere
libri, ma deve diventare materia curriculare degli studi scolastici ed universitari”.
“Oggi c’è il pericolo di considerare le collettività italiane all’estero come
un fattore residuale – conclude Tassello, - mentre non è così. In esse si rinnovano
gesti di solidarietà e la voglia di fare qualcosa in più. Solo attraverso le
nostre collettività possiamo infatti guardare all’Italia con occhi nuovi e trovare
soluzioni innovative a problematiche ancora irrisolte”.
Sul ruolo dell’associazionismo
si è soffermato invece Lorenzo Prencipe che ha messo
in luce il carattere “diversificato e mutevole del fenomeno, difficilmente riconducibile
a schemi lineari e approcci semplificativi”. “La associazioni costituiscono
ancora oggi una rete privilegiata attraverso cui comprendere la realtà dell’emigrazione
italiana all’estero – ha detto Prencipe, segnalando come a loro volta le associazioni contribuiscano
a riflettere all’estero l’evoluzione sociale e politica dell’Italia. “E’ interesse
del nostro Paese non perdere il legame con l’associazionismo – egli ha proseguito
– perché esso, oltre all’approfondimento di tutte le problematiche che riguardano
i connazionali all’estero, è di vitale importanza anche per alimentare la partecipazione
delle giovani generazioni”. Per Prencipe infatti “i documenti finali della Prima Conferenza
dei Giovani italiani all’estero ci forniscono ancora oggi una carta d’identità
dell’associazionismo italiano all’estero. Un associazionismo in trasformazione
con il mutare dei tempi e delle circostanze, cui va riconosciuto carattere autonomo,
in primis dai partiti e dalla politica, sempre attento alle istanze e
ai bisogni delle nostre collettività”.
Silvia Bartolini,
presidente della consulta degli Emiliano-romagnoli
nel mondo, si è soffermata invece su “Il ruolo e l’impegno delle Regioni nelle
politiche rivolte agli italiani all’estero”, ripercorrendo le trasformazioni
dell’intervento legislativo a favore dei corregionali, avvenute da ultimo con
la modifica del capitolo V della Costituzione. “Vorrei ricordare che le Regioni
indicano nei loro stessi Statuti come prioritari i rapporti con i corregionali
residenti all’estero e investono in essi risorse paragonabili a quelle nazionali,
vista anche la progressiva decurtazione delle risorse destinate dallo Stato
ai capitoli di spesa per gli italiani nel mondo – ha affermato
Ha portato
i saluti all’assemblea anche Giuseppe Firrarello,
presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero al Senato,
che si è soffermato sui principali provvedimenti in discussione sul tema in
Parlamento. Tra essi, la mozione che propone una moratoria al piano di ristrutturazione
della rete consolare italiana all’estero e il testo di legge che riforma Comites
e Cgie. Un testo che dovrebbe essere discusso in Aula
la prossima settimana e le cui direttive principali Firrarello
segnala di condividere, pur confermando la volontà di accogliere proposte e
suggerimenti che dovessero essere formulati a riguardo nel corso di questa plenaria.
I saluti della
Regione Piemonte sono stati rivolti ai presenti dall’assessore regionale alla
cultura Michele Coppola, al posto del governatore Roberto Cota, assente per
impegni istituzionali. Coppola ha definito l’incontro di questi giorni “una
preziosa occasione per riflettere sull’identità italiana, che utilmente si inserisce
nel contesto delle iniziative organizzate per celebrare il 150° anniversario”.
Egli ha annunciato che probabilmente il saluto della città di Torino sarà rivolto
domani all’assemblea direttamente dal neo-eletto sindaco, Piero Fassino. (