INFORM - N. 96 - 18 maggio 2011


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE  

Ad introdurre i lavori, una mattinata dedicata alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia

I saluti del segretario generale Carozza e del sottosegretario Mantica aprono la plenaria in corso da oggi a Torino. Di seguito una riflessione sul ruolo dell’emigrazione italiana nella storia d’Italia con gli interventi di Lombardi, Tassello, Prencipe e Bartolini

 

TORINO – I lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sono stati introdotti oggi, presso il Centro Incontri della Regione Piemonte, a Torino, da una mattinata di interventi dedicati alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Uno spazio di approfondimento rivolto in particolare alle vicende dell’emigrazione italiana all’estero quale elemento indispensabile per conoscere la storia d’Italia e dei suoi cittadini, dall’Unità sino ai giorni nostri.

“Per le nostre collettività all’estero i festeggiamenti legati ai 150 anni sono un avvenimento di valore inestimabile – ha ricordato il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, richiamando i numerosi eventi che affiancano nel mondo le iniziative organizzate in Italia e il valore simbolico della città di Torino, quale cornice della riflessione. “Città prima capitale d’Italia e luogo in cui cominciò la vita democratica del nostro Paese e città – ha proseguito Carozza - che per prima ha creduto nella necessità delle celebrazioni”. “Il dibattito e gli scontri sull’Unità del Paese non hanno mai coinvolto le nostre collettività all’estero – ha segnalato il segretario generale. – Esse infatti hanno sempre avvertito forte il senso di appartenenza nazionale e non hanno mai smesso di guardare all’Italia come sola e indivisibile patria”. Carozza ha inoltre letto ai presenti i messaggi di saluto giunti all’assemblea da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha auspicato per l’occasione un’ampia riflessione sull’attualità del sentimento di appartenenza nazionale, e del presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Anche il sottosegretario di Stato agli Affari esteri Alfredo Mantica ha segnalato l’importanza della scelta di Torino quale luogo di questa plenaria, “una scelta importante – ha detto – che si affianca al tentativo di recuperare pari dignità alla storia dell’emigrazione quale parte della storia nazionale, compito che ciascuno di noi si è dato nelle celebrazioni di questo anniversario”. “Una storia che non è solo di dolore, ma anche di successo – ha proseguito Mantica, ricordando  l’impegno del Mae e degli Istituti Italiani di Cultura nel supporto alle iniziative organizzate all’estero e legate alla ricorrenza. Tra esse, l’emissione il 1° giugno del francobollo di Poste italiane dedicato al Museo dell’emigrazione italiana, con l’immagine di un bastimento al porto di Genova, e gli eventi promossi in Australia (a Melbourne, Sydney e Perth) dal 15 al 25 giugno a cui lo stesso Mantica annuncia che sarà presente.

Di seguito, Norberto Lombardi ha ripercorso, nel suo intervento “Il contributo degli emigrati all’Italia unita e la formazione degli italiani nelle altre Italie”, il supporto che le varie fasi dell’emigrazione italiana hanno dato al Paese di origine, non solo in termini economici, ma nella creazione di una rete di cittadini uniti da vincoli solidali alimentati dalla comune provenienza, dalla lingua, da tradizioni, da sentimenti di fratellanza spesso ravvivati dalla presenza di associazioni o dalla chiesa cattolica. “La storia del’emigrazione italiana fornisce al profilo storico ed etico del nostro Paese un respiro critico ed un orizzonte più ampio attraverso cui guardare il presente – ha detto Lombardi. - E ciò vale non solo per il fenomeno migratorio in sé, che oggi è un dato incontrovertibile delle pur diverse realtà in cui viviamo, ma vale soprattutto per il legame che intendiamo costruire con le nuove generazioni di origine italiana nate all’estero”. “La distanza, maggiore o minore, che verrà stabilita con queste ultime sarà il frutto delle nostre scelte presenti, che possono essere condizionate in modo decisivo anche dall’utilizzo delle nuove tecnologie – afferma Lombardi, segnalando come occorra aprire oggi sul tema “una nuova fase di riflessione e confronto”. Una nuova fase che non dimentichi però “l’elemento di vita comunitaria della nostra emigrazione”, che è ancora oggi presente e che occorre rendere flessibile e permeabile al cambiamento.

Graziano Tassello ha approfondito, nella sua relazione intitolata “Missioni cattoliche, comunità italiane e l’unità d’Italia”, il sostengo della chiesa cattolica a migranti italiani, richiamando alcune figure – uomini ma anche moltissime religiose - che si sono spese al loro fianco, a partire da Giovanni Battista Scalabrini. “Scalabrini riteneva che l’emigrazione, solo se opportunamente sostenuta, potesse trasformarsi in una risorsa – ha spiegato padre Tassello, ricordando il ruolo delle missione cattoliche all’estero nella diffusione di un nuovo senso di appartenenza nazionale tra italiani, capace di oltrepassare i molti campanilismi. Importante anche il sostengo materiale offerto ai connazionali in difficoltà e in situazioni aggravate spesso dalla miseria, dall’analfabetismo e dall’abbandono da parte dello Stato italiano e dei suoi funzionari, impreparati o incuranti di un fenomeno che assumeva proporzioni via via sempre più grandi.

“I missionari italiani non hanno solo offerto ai migranti italiani la possibilità di mantenere il legame con la religiosità del Paese di origine o il conforto spirituale della propria fede, - ha aggiunto Tassello, - il loro obiettivo principale era ridare dignità ad un popolo in cammino, spesso emarginato e oggetto dei pregiudizi più feroci”. Una presenza importante, dunque, e per molti anni purtroppo la sola tra gli emigrati italiani all’estero, anche nei momenti di grande difficoltà, come a Marcinelle. Spesso i missionari sono anche i soli a denunciare le condizioni di vita e di lavoro tra i connazionali, “così come nelle inchieste fatte dall’opera Bonomelli”, rammenta Tassello, segnalando come restino ancora oggi necessarie l’analisi e l’approfondimento di queste numerose vicende. “Un approfondimento – dice – che non deve servire solo a scrivere libri, ma deve diventare materia curriculare degli studi scolastici ed universitari”. “Oggi c’è il pericolo di considerare le collettività italiane all’estero come un fattore residuale – conclude Tassello, - mentre non è così. In esse si rinnovano gesti di solidarietà e la voglia di fare qualcosa in più. Solo attraverso le nostre collettività possiamo infatti guardare all’Italia con occhi nuovi e trovare soluzioni innovative a problematiche ancora irrisolte”.

Sul ruolo dell’associazionismo si è soffermato invece Lorenzo Prencipe che ha messo in luce il carattere “diversificato e mutevole del fenomeno, difficilmente riconducibile a schemi lineari e approcci semplificativi”. “La associazioni costituiscono ancora oggi una rete privilegiata attraverso cui comprendere la realtà dell’emigrazione italiana all’estero – ha detto Prencipe, segnalando come a loro volta le associazioni contribuiscano a riflettere all’estero l’evoluzione sociale e politica dell’Italia. “E’ interesse del nostro Paese non perdere il legame con l’associazionismo – egli ha proseguito – perché esso, oltre all’approfondimento di tutte le problematiche che riguardano i connazionali all’estero, è di vitale importanza anche per alimentare la partecipazione delle giovani generazioni”. Per Prencipe infatti “i documenti finali della Prima Conferenza dei Giovani italiani all’estero ci forniscono ancora oggi una carta d’identità dell’associazionismo italiano all’estero. Un associazionismo in trasformazione con il mutare dei tempi e delle circostanze, cui va riconosciuto carattere autonomo, in primis dai partiti e dalla politica, sempre attento alle istanze e ai bisogni delle nostre collettività”.

Silvia Bartolini, presidente della consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo, si è soffermata invece su “Il ruolo e l’impegno delle Regioni nelle politiche rivolte agli italiani all’estero”, ripercorrendo le trasformazioni dell’intervento legislativo a favore dei corregionali, avvenute da ultimo con la modifica del capitolo V della Costituzione. “Vorrei ricordare che le Regioni indicano nei loro stessi Statuti come prioritari i rapporti con i corregionali residenti all’estero e investono in essi risorse paragonabili a quelle nazionali, vista anche la progressiva decurtazione delle risorse destinate dallo Stato ai capitoli di spesa per gli italiani nel mondo – ha affermato la Bartolini, richiamando anche l’importanza delle politiche di relazioni internazionali effettuate dalle Regioni e il contributo dato da queste ultime all’evoluzione delle associazioni. “Un contributo per guardare oltre al mantenimento della memoria – dice, – per proporre un’immagine del nostro Paese più attuale e meno stereotipata”. Le Regioni hanno inoltre messo in campo un lavoro importante che riguarda le giovani generazioni, “attraverso l’articolazione di conferenze, incontri e progetti utili a sperimentare nuovi meccanismi di rappresentanza capaci di coinvolgerli. Il protagonismo che abbiamo contribuito a mettere in modo rischia però ora di disperdersi – afferma Silvia Bartolini – se non si trovano percorsi utili ad una sua messa a frutto. Il rinnovo di Comites e Cgie, se fosse avvenuto nei tempi previsti, sarebbe stato uno di questi utili percorsi, perché solo un ricambio generazionale consentirà alle associazioni di restare vive e vitali”. “Per quanto riguarda le politiche destinate ai corregionali all’estero, l’interesse delle Regioni sta nel costruire una relazione stabile e regolata con Mae e Cgie, nel rispetto delle autonomie – prosegue la Bartolini, richiamando a questo proposito la Conferenza Stato Regioni Province autonome e Cgie quale “tavolo di confronto e coordinamento che già esiste e a cui occorre dare continuità”. “Non abbiamo nessun interesse ad inglobare il Cgie nelle nostre consulte, né ci risulta di alcuna utilità l’utilizzo delle Regioni per dare un aspetto diverso al Cgie. Nel documento finale dell’ultima Conferenza Stato Regioni e Cgie sono indicati tutti i punti su cui vogliamo lavorare insieme, nel rispetto delle autonomie dei diversi componenti della Conferenza. Ciò che chiediamo è di poter continuare a lavorare ad essi – conclude la presidente della consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo.

Ha portato i saluti all’assemblea anche Giuseppe Firrarello, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero al Senato, che si è soffermato sui principali provvedimenti in discussione sul tema in Parlamento. Tra essi, la mozione che propone una moratoria al piano di ristrutturazione della rete consolare italiana all’estero e il testo di legge che riforma Comites e Cgie. Un testo che dovrebbe essere discusso in Aula la prossima settimana e le cui direttive principali Firrarello segnala di condividere, pur confermando la volontà di accogliere proposte e suggerimenti che dovessero essere formulati a riguardo nel corso di questa plenaria.

I saluti della Regione Piemonte sono stati rivolti ai presenti dall’assessore regionale alla cultura Michele Coppola, al posto del governatore Roberto Cota, assente per impegni istituzionali. Coppola ha definito l’incontro di questi giorni “una preziosa occasione per riflettere sull’identità italiana, che utilmente si inserisce nel contesto delle iniziative organizzate per celebrare il 150° anniversario”. Egli ha annunciato che probabilmente il saluto della città di Torino sarà rivolto domani all’assemblea direttamente dal neo-eletto sindaco, Piero Fassino. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


Vai a: