ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, maggio 2011
Berlino. Riconoscimenti a Nicoletta Farese
e Pino Bianco
Il Comites premia l’«Italiano dell’anno»
La nostra presenza nella capitale tedesca
risale al Seicento: artigiani, operai, tecnici, ambulanti, artisti sono stati
gli antesignani di una comunità ancora molto ben radicata e vivace
BERLINO - Premio «Italiano dell’anno», Festival della cultura italiana: due eventi che da soli esprimono la vitalità della comunità italiana a Berlino. Il Premio, istituito dal Comites di Berlino-Brandeburgo, mette in luce da almeno un lustro iniziative e potenzialità che valorizzano le contaminazioni tra cultura italiana e cultura tedesca. Iniziativa più recente invece (siamo alla prima edizione) è Berlitalia, il Festival della cultura italiana a Berlino, che presenta – per tedeschi e non – atmosfere, suoni, gusti e colori della nostra comunità. Una presenza eterogenea in una metropoli multietnica che, nell’ultimo ventennio, ha imboccato la via del futuro, espresso dalle sue variegate e audaci architetture in cui brillano gli interventi di Renzo Piano e la vivace eredità del passato.
Il Premio «Italiano dell’anno» è un riconoscimento che va alle persone più attive e impegnate in questa città. L’avvocato Simonetta Donà, presidente del Comites di Berlino-Brandeburgo, ricorda che «Il Premio è nato nel 2006. Da allora è sempre stato attribuito agli italiani residenti nella Circoscrizione che si sono distinti per il loro impegno nella valorizzazione della cultura e dell’identità italiana all’estero».
Nel 2007 è stato
premiato Nello Di Martino per la sua carriera sportiva, «vero e proprio mediatore
tra culture e stili sportivi diversi». Residente fin dal
Gli ultimi, Nicoletta Farese e Pino Bianco, sono stati premiati all’Istituto italiano di cultura, alla presenza del direttore Angelo Bolaffi, della presidente del Comites Berlino-Brandeburgo Simonetta Donà, dell’onorevole Laura Garavini e dell’ambasciatore d’Italia Michele Valensise.
L’avvocato Donà ha sottolineato che «l’ufficio statistico rileva più di 18 mila italiani residenti. Ma il loro numero è effettivamente più alto, poiché molti sono arrivati da poco, e non si sono ancora registrati. Berlino, con tre milioni e mezzo di abitanti, è diventata una delle mete preferite degli italiani di ogni età ed estrazione sociale». Nonostante la nutrita presenza di connazionali, nella capitale tedesca non esiste una Little Italy, uno spazio cioè dove questa comunità si concentra, quasi a difendere il proprio idioma, le tradizioni e gli affari. In ogni caso, la comunità italiana è ripartita in ogni distretto: a Schöneberg, Kreuzberg, Berlin Mitte, Spandau, Köpenick, Charlottenburg, Prenzlauer Berg, Friedrichshain.
Del resto, la presenza italiana affonda le proprie radici nel XVII secolo, quando Berlino iniziò a fiorire. A partire dalla seconda metà del Seicento, vi giunsero stuccatori e lavoratori edili provenienti dall’Italia e dal Ticino. È il caso di Giovanni Simonetti, nato a Roveredo nel 1652 e morto a Berlino nel 1716, che decorò di stucchi il castello di Oranienburg, e innalzò la primitiva Friedrichswerdersche Kirche su progetto di Martin Grünberg. Il milanese Giovanni Caroveri, attivo con Simonetti, attorno al 1686 operò nello Jägerhof e nel castello di Köpenick. Decine di squadre di artigiani italiani furono impegnate a Berlino, Potsdam, Dresda e Lipsia tra il 1600 e il 1700. La grande ballerina Barbara Campanini, nata a Parma nel 1721 e morta a Barschau nel 1799, mandava in visibilio l’Europa intera e la corte prussiana facendo salotto con le personalità dell’epoca.
Nella seconda metà del XIX secolo, un’altra tipologia di emigranti provenienti da Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto si stabilì sulle rive della Sprea. Berlino, alla data del 1° dicembre 1900, contava 1.336 italiani, precedendo Monaco di Baviera, Mannheim e Francoforte. Gli emigranti vi erano giunti con i cantieri edili e ferroviari, oppure spinti dall’antica vocazione per i lavori ambulanti. Erano infatti numerosi i venditori di statuine di gesso provenienti da Lucca, venditori di barometri dal comasco, di stampe dal Tesino, di peltri dal Piemonte, oltre a vari «fieranti» dell’Appennino emiliano che giravano l’Europa offrendo spettacoli con orsi, cammelli e cani. Senza scordare i suonatori di fisarmonica e organetto.
In quegli anni,
a Berlino s’insediarono spazzacamini, terrazzieri e imprenditori edili. Giovanni
Odorico, marmista, era attivo a Berlino già nel 1896. Salvatore Ramondini vi
gestiva un caffè-gelateria all’inizio del 1900. Il ligure Giovanni Battista
Bacigalupo era proprietario, alla fine del XIX secolo, di una fabbrica di organetti,
così come un certo Frati. Il microcosmo degli italiani residenti in città si
completava con artisti, imprenditori, giornalisti e religiosi. E dall’8 novembre
1891 poté disporre anche della cappella di Sankt Joseph, nella Pappelallee
Da allora la presenza italiana, con trattorie, caffè, gelaterie e un’enoteca, diventò un punto di riferimento anche per i tedeschi. Artisti e artigiani italiani erano indispensabili. Berlino è così diventata una tappa obbligata nella vita di scrittori e poeti, musicisti e attori, cantanti e pittori d’oltralpe fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale.
Nicoletta Farese, un architetto prestato alla scuola
Genitori e figli insieme per l’integrazione
Nicoletta Farese, eletta nel consiglio pastorale della Missione Cattolica Italiana, accompagna chi si trova in difficoltà negli uffici pubblici, o da chi fa traduzioni. Promuove iniziative per la raccolta di fondi destinati «ai bambini italiani di Berlino o ai terremotati in Abruzzo». La scuola, per Nicoletta, è un «luogo di confronto e di impegno sociale e culturale. Qui l’apporto dei genitori è determinante. Dopo una malattia che mi ha tenuta lontana dal mio lavoro di architetto, ho scoperto che la mia creatività poteva essere utilissima alla scuola. Attraverso le recite, la creazione di costumi e di elementi scenografici, ho potuto dare il mio fattivo contributo».
Da oltre mezzo secolo con i più deboli.
Don Giuseppe Chiudinelli
continua l’opera religiosa e assistenziale di illustri sacerdoti italiani attivi
a Berlino. Tra questi don Luigi Fraccari, che visse la tragedia degli ultimi
due anni del secondo conflitto mondiale nella capitale tedesca. Don Fraccari
cercò e raccolse i connazionali tra le macerie, avviando
«La nostra comunità
è ben inserita – racconta don Giuseppe –: la seconda e la terza generazione
parlano tedesco e hanno un buon livello di scolarizzazione.
Il ristorante di Pino Bianco e mamma Angela.
‘A Muntagnola,
Pino Bianco, lucano
di Scanzano Jonico, è impegnato da anni nella sua attività gastronomica e di
promozione culturale e sociale. Giunto a Berlino nel 1982 inaugurò, qualche
anno dopo, il ristorante A’ Muntagnola, realizzando così il sogno di «portare