“COLLOQUIA
MEDITERRANEA”
A Firenze, promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II
Puntare sulle città per salvare il Mediterraneo
FIRENZE – “Chi vuole la pace è sempre disinteressato,
ma chi vuole la guerra ha sempre profondi interessi alle sue spalle: la prima
cosa da fare è smascherare tali interessi. Si chiamino petrolio, arsenali o
quant’altro. E’ questo il cerchio diabolico da spezzare”. Così Franco Cardini,
storico, nel suo applaudito intervento ai “Colloquia Mediterranea” di Firenze,
in corso da ieri e fino a domani, all’Istituto degli Innocenti su iniziativa
della Fondazione intitolata a Giovanni Paolo II.
La tre giorni – che si svolge con il patrocinio della
Regione Toscana e il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze – intende
analizzare le prospettive (“economiche, culturali e spirituali”, sottolinea
mons. Luciano Giovannetti, presidente della “Fondazione
Giovanni Paolo II“ e vescovo emerito di Fiesole) tra le città, le regioni e
i popoli del Mediterraneo.
Ed è proprio alle “città del Mediterraneo” che è stata
dedicata la seconda sessione aperta dall’on. Rosa De Pasquale da cui è venuta
la prima delle numerose citazioni riservate al sindaco Giorgio
Prima città toccata, nella sessione mattutina dei “Colloquia
Mediterranea“,
In particolare padre Ibrahim ha raccontato gli sforzi
che
Una concreta esperienza “di ascolto reciproco fra nemici”
è stata illustrata da Franco Vaccari – fondatore e presidente di “Rondine cittadella
della Pace“, piccolo borgo medievale in provincia di Arezzo – intervenuto con
un gruppo di giovani provenienti da realtà in reciproco conflitto. “La nostra
esperienza – ha detto una ragazza di Rondine - è che quando ci si conosce meglio,
anche se all’inizio siamo nemici, alla fine si finisce per diventare amici”.
E l’esempio è stato ripreso dallo storico Cardini (“E’ vero, basta ricordare
l’Epica”) che riflettendo sull’esistenza di una moschea, nel porto di una Genova
di metà Seicento che pure era in lotta con i musulmani, ha polemicamente sottolineato
come “quei genovesi non si sognarono mai di indire un referendum per far chiudere
quella moschea”.
Ma varie altre città (“inevitabili protagoniste
nel processo di pace”, ha concluso Guido Bellatti
Ceccoli, studioso del dialogo interreligioso) hanno fatto
da sfondo al racconto intrecciato nel “Colloquia Mediterranea“: da Livorno (“figlia
certificata del crogiolo mediterraneo”) con Claudio Frontera a Tunisi (“mosaico
di stili”) con la ricercatrice luganese Federica Frediani.
E poi la lontana Recife in Sud America con il professore
universitario Luiz Carlos Luz Marques secondo cui “dalle radici
della violenza e della sofferenza si può ripartire per una nuova pedagogia della
pace” (il docente alla Cattolica, che più volte ha citato mons. Helder
Camara, ha raccontato alcune esperienze, in questa
città, di dialogo interreligioso, compreso un master che si estende perfino
alla stregoneria wicca).
Altre esperienze di dialogo interculturale e interreligioso
sono venute da Dieter Brandes, direttore di una Fondazione che ha sede a Sibiu (Romania) lavorando sulla necessaria riconciliazione
fra Europa orientale e occidentale(“Dobbiamo partire dai bambini insegnando
fino dall’infanzia a esercitarsi nel reciproco rispetto”).
Intervenuto al colloquio fiorentino anche Alija Behmen, dal 2003 sindaco di
Sarajevo città che da pochi giorni è stata riconosciuta come “capitale europea
per la cultura” (edizione 2014) e città dove (“nell’arco di soli quattrocento
metri”, ha notato il sindaco) sono collocati ben quattro edifici religiosi delle
tre religioni monoteiste: la cattedrale cattolica, quella serbo-ortodossa, la
moschea e la sinagoga (“E di questo, che è un arricchimento ulteriore per la
città intera, siamo tutti molto orgogliosi così come lo siamo nel puntare sulla
cultura come strumento per avvicinare le persone”).
Una esperienza particolare l’ha portata Mongi Bourgou, docente universitario
a Tunisi, sulla particolare situazione dell’isola di Jerba: un territorio dalla grande e nobile storia, dai numerosi
intrecci interculturali e interreligiosi, oggi stravolto da un pesante turismo
di massa che ha prodotto cambiamenti sconvolgenti (“dalla sabbia al cemento”)
rovinando un litorale un tempo splendido e costringendo a un triste abbandono
molte zone interne. Parola chiave anche per questa situazione? “Coesistenza
e sostenibilità”, ha precisato il prof. Bourgou.
Il dialogo interreligioso dalla parte dei musulmani è
stato raccontato da Mustafa Cenap
Aydin, direttore del Centro per il dialogo Istituto
Tevere di Roma.
“Colloquia Mediterranea” (per l’occasione è stato presentato
il primo numero della omonima rivista, diretta da Renato Burigana) prosegue domani: la mattina sempre all’Istituto
degli Innocenti (è previsto l’intervento del presidente di Regione Toscana,
Enrico Rossi) e il pomeriggio in sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze. (Mauro Banchini/