COOPERAZIONE ITALIANA
In Kenya per la protezione dei bambini vulnerabili
ROMA - Attraverso il supporto della
Cooperazione italiana e del CEFA, l’Italia ha fornito assistenza al Dipartimento
dell’Infanzia per realizzare una radicale riforma del vecchio sistema di protezione
dei bambini vulnerabili con l’implementazione dei nuovi protocolli internazionali.
La riforma è maturata dal lavoro degli
educatori del CEFA impegnati nel progetto “Children
Community Safety Nets”,
che in tre anni ha svolto le sue attività in tre istituti di accoglienza per
l’infanzia a rischio – il Children Remand Home, l’Istituto di Riabilitazione di Dagoretti e il Thika Children Rescue Centre – e in tre
baraccopoli di Nairobi: Kasarani, Embakasi
e Njiru.
Dall’esperienza degli educatori italiani
e locali è anche nato un manuale utile nel processo di riabilitazione, in cui
viene spiegato passo dopo passo il cammino da percorrere insieme al minore al
fine di farlo acquisire coscienza di sé, di migliorare le relazioni che instaura
con l’ambiente esterno e le persone, e di prepararlo a fare delle scelte riguardanti
il suo futuro.
Secondo una stima diffusa dal governo
keniano, Nairobi ospita circa 60mila “ragazzi di strada”. Si tratta in gran
parte di bambini abbandonati, vittime della povertà , abusati, esclusi da ogni
forma di assistenza e di educazione. Di norma, questi bambini sono presi in
custodia dalla polizia e inseriti in Istituti di correzione o riabilitazione,
in attesa della sentenza del giudice minorile. Il progetto del CEFA, sostenuto
dalla Cooperazione, è intervenuto nei tre istituti della capitale keniota introducendo,
per la prima volta, tre sezioni di intervento: supporto psicologico, istruzione
informale e reintegro familiare. Il counselling è rivolto non solo al minore, che acquista un
ruolo di primo piano nelle attività della Remand,
ma anche alla famiglia, in cui il bambino è re-inserito nel più breve tempo
possibile.
Il progetto ha fatto informazione nelle
scuole, sensibilizzando attraverso veri e propri programmi appoggiati dalle
istituzioni scolastiche, all’educazione civica, al rispetto delle leggi e delle
regole. Nei confronti delle forze dell’ordine è stato svolto un lavoro per un
giusto approccio con i bambini che vengono catturati e rinchiusi. “Il nostro
lavoro – spiega Diego Ottolini, capo progetto CEFA
– si sviluppa su più fronti e coinvolge le famiglie, le scuole, ma anche le
stesse forze dell’ordine e di controllo. Il programma svolto nei tre istituti
ci ha permesso di reinserire 700 bambini nelle famiglie e di dare forma ad una
seria riforma del sistema nazionale per la protezione dei minori vulnerabili”.
Alla conferenza hanno partecipato oltre
cento addetti ai lavori da tutto il Paese e ha ricevuto l’apprezzamento dal
ministro keniota che ha ringraziato l’Italia per l’importante contributo. (Inform)