INFORM - N. 93 - 13 maggio 2011

 


PENSIONI ALL’ESTERO

Dino Nardi (Uim/Cgie) sulla verifica dell’esistenza in vita dei pensionati

Per l’Inps “ fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio! “

 

ZURIGO - L’INPS e, per esso, l’Istituto di Credito delle Banche Popolari Italiane (ICBPI) che, per ancora qualche mese, è l’Istituto bancario italiano abilitato al pagamento delle pensioni INPS all’estero, deve aver fatto proprio quel vecchio adagio “Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio!”. Quantomeno nei confronti dei pensionati italiani residenti all’estero, ma anche nei confronti degli Uffici consolari italiani e delle stesse autorità pubbliche degli Stati dove vivono questi pensionati, ovvero degli uffici che all’estero rilasciano abitualmente i certificati di esistenza in vita. Altrimenti non si spiega perché, per accertare l’esistenza in vita dei pensionati italiani residenti all’estero, l’INPS e, per esso, l’ICBPI non abbia continuato ad avvalersi anche all’estero del vecchio e collaudato sistema del “Certificato di esistenza in vita” come, peraltro, ci risulta continui ad essere ritenuto idoneo anche dagli enti pensionistici stranieri che versano una pensione ai tantissimi ex emigrati italiani residenti in Italia o altrove.

No, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio evidentemente, e quindi, dopo il test del 2010 che, comunque, riguardò un esiguo numero di persone, quest’anno in tutto il mondo centinaia di migliaia di pensionati INPS dovranno attestare la loro esistenza in vita recandosi personalmente ad incassare un rateo mensile di pensione presso uno sportello della West Union (una sigla che probabilmente, per la grande massa dei cittadini italiani, non dice niente ma si tratta di una importante società americana attiva da oltre un secolo e specializzata nella trasmissione di denaro in ogni parte del mondo, anche nei Paesi più sperduti). Poi, per i ratei mensili successivi, verrà ripristinato il pagamento della pensione secondo le consuete modalità scelte dal pensionato.

Questo straordinario accertamento dell’esistenza in vita avverrà in tre fasi: nel mese di maggio (la prima) la verifica interesserà oltre centomila pensionati residenti nel continente americano, di cui anche 3’122 pensionati residenti in altri Paesi (181 in Svizzera) non perché coinvolti dall’accertamento bensì perché hanno fornito all’INPS delle indicazioni bancarie errate per il pagamento della loro pensione; nel mese di giugno (la seconda) i pensionati residente in Africa, Asia, Europa e Oceania; nel mese di luglio (la terza) i pensionati in tutto il mondo per i quali il pagamento avviene semestralmente.

Ora possiamo anche immaginare che l’INPS e, per esso, l’ICBPI abbia avuto dei validi motivi per introdurre questa novità nell’accertamento dell’esistenza in vita dei suoi pensionati all’estero come, per esempio, un’alta percentuale di pensioni pagate a dei beneficiari già defunti? Può essere! Tuttavia, anche in questo caso come altre volte in passato, purtroppo, l’INPS e, per esso, l’ICBPI ha assunto e messo in atto precipitosamente una decisione, da un lato, senza consultarsi minimamente (da quanto ci risulta) con le organizzazioni di patronato attive all’estero e con il Ministero degli Affari Esteri per una preventiva verifica dell’attuabilità di questo tipo di accertamento di esistenza in vita dei pensionati emigrati.

Dall’altro lato si è fatto partire questo mastodontico accertamento in fretta e furia senza che vi sia stato il tempo necessario per una indispensabile e diffusa informazione, in tutto il mondo, agli interessati (pensionati) ed alle strutture (patronati ed Uffici consolari) che sul territorio sono e saranno coinvolte nell’accertamento. Infatti la verifica dell’esistenza in vita dei pensionati residenti all’estero è stata annunciata dall’ICBPI solo il 13 aprile (dalla stampa il 28 aprile) scorso e fatta partire, come visto, già da questo mese di maggio con il risultato che in giro per il mondo vi sono pensionati coinvolti dalla verifica che ancora oggi non hanno ricevuto alcuna informazione né dall’INPS né dall’Istituto bancario italiano!

Cosa impediva che l’accertamento venisse annunciato alcuni mesi prima, oppure iniziasse a settembre affinché tutti i pensionati all’estero avessero il tempo per essere debitamente informati ed anche consigliati sugli adempimenti da seguire? Soprattutto quei pensionati che per l’età e/o per problemi di salute hanno grosse difficoltà, o sono addirittura impediti, a recarsi personalmente ad uno sportello della West Union. Non dimentichiamo che all’estero non vi sono pensionati italiani baby, bensì pensionati molto anziani. Bene ha fatto, pertanto, l’onorevole Fabio Porta (insieme ad altri parlamentari del Pd eletti nella Circoscrizione Estero) a presentare una interrogazione al Ministro del Lavoro Sacconi sui problemi già sorti a tantissimi pensionati italiani del Sud America (per ora!) a seguito di questa iniziativa dell’INPS e, per esso, dell’ICBPI.

Ricordiamo che i pensionati INPS coinvolti dall’accertamento, in caso di necessità, potranno rivolgersi all’ufficio più vicino del patronato ITAL-UIL. (Dino Nardi*-Inform)

* Coordinatore UIM Europa e Consigliere CGIE

 


Vai a: