STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, maggio 2011
Svizzera. Scalabriniani promotori di una
serie di conferenze a Basilea
Graziano Tassello: “Emigrazione figlia
dell’Unità d’Italia”
Volontariato, solidarietà, interesse per
la propria cultura. La coscienza della storia e dell’identità del Paese d’origine
può rafforzare il ruolo e le dinamiche della presenza italiana all’estero
BASILEA - Sono numerose anche all’estero le iniziative per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Molte di queste avvengono in tono minore, all’interno di piccoli gruppi. Il «pudore» che circonda gli eventi organizzati all’estero è anche motivato dall’atteggiamento ufficiale delle istituzioni italiane che, pure in questa occasione, hanno dimostrato poco interesse nei confronti delle comunità residenti all’estero, mirando soprattutto a individuarne le potenzialità economiche. Appare perciò preziosa la ricerca portata avanti in questi anni da studiosi come Tindaro Gatani, che stanno rileggendo la storia dell’unità d’Italia attraverso le fonti «straniere», e stanno cercando di correggere molti stereotipi che circondano questo capitolo della nostra storia.
Italia? Leva ed esattore
A Basilea Città e Campagna, le tre Missioni rette dai Padri Scalabriniani hanno proposto un ciclo di conferenze su questo tema. Una relazione si è soffermata, in particolare, sull’emigrazione intesa come effetto negativo dell’unità d’Italia. Il relatore non ha mancato di far notare che, tra una larga maggioranza di italiani all’estero, la conoscenza dell’Italia unita fosse qualcosa di estraneo; e ha riportato il commento di monsignor Giovanni Battista Scalabrini, il quale aveva giustamente affermato che i migranti «senza rimpianto si disponevano ad abbandonare la patria poiché essi non la conoscevano che sotto due forme odiose: la leva e l’esattore, e perché pel diseredato la patria è la terra che gli dà il pane, e laggiù, lontano lontano, speravano di trovarlo il pane, meno scarso se non meno sudato».
Quasi a dispetto di tutto ciò, in emigrazione è nato e si è sviluppato un forte amore per la patria. Un amore che – grazie anche all’opera capillare delle Missioni e delle parrocchie nazionali – ha portato al superamento dei regionalismi e all’utilizzo di una sola lingua. Un amore che ha spinto i tanti analfabeti appena sbarcati in terra straniera a organizzare, come priorità assoluta, una società di mutuo soccorso per i fratelli indigenti, e una scuola di italiano per i figli, sebbene nel 1861 il 99 per cento della popolazione non parlasse italiano, e il 90 per cento fosse analfabeta.
Emigrati popolo di volontari
Questa «Italia
all’estero» è cresciuta lentamente. E anche la pratica della democrazia, appresa
attraverso la vita associativa, ha favorito la vivacità della diaspora italiana
nel mondo, nonostante l’esercizio del diritto di voto sia stato concesso dopo
quasi un secolo di emigrazione. È evidente che oggi la mancanza di una
Due volontari
di Basilea, Rina e Giuseppe, che hanno prestato la loro opera alla caffetteria
del Servizio pastorale ecumenico presso il Centro di registrazione per i richiedenti
asilo, a Basilea, hanno di
In questi volontari che perseguono l’ideale della solidarietà, si è sviluppata la coscienza di non essere più solo forza lavoro, ma di possedere molte qualità da poter condividere con altri. In questo modo si lanciano segnali nuovi che testimoniano alla comunità sociale un modo alternativo di vivere la propria esistenza.
Piccoli gesti di grande solidarietà
Ecco allora, a
Basilea, un gruppo di volontari che agiscono da buoni samaritani nei confronti
dei richiedenti asilo. E poi gli ex-alpini di Stoccarda che partono alla volta
del Guatemala con l’obiettivo di costruire una casa per gli sfollati. E, ancora,
sempre a Basilea, l’impegno e la determinazione della Pro Migrante e delle Missioni
affinché in una casa di riposo per anziani, un piano sia destinato agli italiani.
Ogni mese, un gruppo di volontari prepara un pasto all’italiana. Padre Sandro
Curotti, parroco di San Pio X, accompagnato da un gruppo di animatori, celebra
per loro
Sebbene siano ormai in tanti a classificare la realtà migratoria italiana solo come una categoria di italiani all’estero che ha raggiunto un notevole successo economico o si è affermata in ambito universitario, di fatto gran parte dell’emigrazione agisce in modo silenzioso, diffondendo con coraggio e con speranza i germi di una cultura diversa. Qui non valgono i metri di giudizio basati sul successo, sulla produzione, sull’efficientismo che, quando divengono gli unici valori guida, portano inequivocabilmente alla difesa delle mafie e dell’illegalità presenti in Italia, e che offendono gli italiani all’estero. Mariapia Bonanate sostiene che la solidarietà «indica a chiare lettere dove sta il marcio, l’inganno, la corruzione». La solidarietà autentica indica «le nuove strade da percorrere per ritrovare l’etica del vivere, le scelte da fare – prosegue – per un vero cambiamento del nostro povero Paese, andato in frantumi e disperato, nelle case, nelle famiglie, nei quartieri, nelle città. Per far rinascere la speranza e intravedere un futuro che oggi non c’è».
All’estero c’è un’Italia nuova
Un’emigrazione
diversa, stanca di beghe e di lotte di partito. Un’emigrazione che vuole rimboccarsi
le maniche per portare avanti progetti nuovi. Il silenzio che circonda questa
nuova Italia aiuta anche a riflettere sul senso di una vita trascorsa in emigrazione
e la cui priorità sembrava, all’inizio, una preoccupazione meramente economica.
Ora questo non basta più. Questo tempo d’introspezione porta il migrante a capire
l’appannaggio dell’italiano all’estero nonostante i dolori, le croci e il razzismo
subiti negli anni. Quello che è stato fatto spinge a riflettere soprattutto
chi ora sta muovendo i primi passi sullo stesso cammino della storia. I piccoli
gesti di solidarietà da sollecitare, animare e sostenere, sono il segno che
la comunità non si è chiusa in se stessa, ma che ha conservato la sua vivacità,
e sta aprendo le porte e le finestre di casa per guardare
*
Missionario scalabriniano, direttore Cserpe Basilea, presidente IV Commissione
Scuola e Cultura del CGIE