INTERVENTI
Luigi Papais (CNE): “Non svilire il ruolo
delle associazioni degli emigranti”
ROMA - Anche gli
emigranti hanno celebrato e stanno celebrando il 150º anniversario dell'Unità
d'Italia. Lo fanno con orgoglio, assieme alle loro associazioni, nelle cui sedi
non manca
Nel tempo, cioè
da quando anche lo Stato e le altre realtà pubbliche si sono fatte carico di
parte dei problemi degli emigranti, sono nate nuove forme di rappresentanza
degli emigranti, ma la più diretta e la più diffusa in tutto
Certo, i Comites e il Cgie sono organi elettivi e rappresentativi del mondo dell'emigrazione, ma anche questi organismi hanno alle spalle la quotidianità delle associazioni. Poi è venuta finalmente la volta dei parlamentari italiani eletti all'estero e quindi una nuova e autorevole forma di rappresentanza si è aggiunta a quelle precedenti.
Anche in questo
caso, il diritto di voto degli italiani all'estero è stato voluto fortemente
dalle associazioni, che vedevano in questo strumento un mezzo per rappresentare
le vere esigenze degli emigranti là dove si prendono le decisioni più importanti,
cioè al Parlamento.
Applicando il principio di sussidiarietà, così caro a tutti in questi ultimi tempi, possiamo certamente affermare che la realtà più vicina agli emigranti e quella delle associazioni e che ogni manovra per metterle da parte, comprimendo il loro spazio nei Comites e nel Cgie va fermamente respinto. Separare il rapporto con le associazioni significa sopprimere il rapporto costruttivo che l'Italia deve mantenere con i propri cittadini all'estero, poiché le associazioni stesse rappresentano un sicuro e attendibile raccordo tra le varie realtà di rappresentanza. Prendiamo, ad esempio, il ruolo dei parlamentari eletti all'estero in circoscrizioni vastissime, che nel corso del loro mandato non riescono nemmeno a visitare nella loro interezza. Anche in questo caso l'amplificatore più diretto dell'attività dei parlamentari e lo strumento di raccolta delle istanze degli emigranti rimane quello dell'associazionismo, assieme naturalmente ai patronati, alle forze sindacali e a quelle politiche, che però sono solo sporadicamente presenti in varie parti del mondo. Pensiamo anche alla crisi della politica e alla scarsa democrazia presente nei partiti a seguito dell'eliminazione delle preferenze elettorali.
Nel momento, poi, in cui l'individualismo e gli interessi personali rappresentano una vera minaccia per la partecipazione democratica alla realizzazione del bene comune, ridurre il ruolo di rappresentanza delle associazioni degli emigranti significa diminuire gli spazi della democrazia, che non deve conoscere differenze tra i cittadini che vivono in Italia e quelli che vivono nel mondo. Il bene più prezioso, che ha evitato guai peggiori al nostro Paese in questi ultimi tempi, è quello della coesione sociale e questa va favorita ancor di più attraverso il volontariato, la gratuità e la spontaneità, elementi costitutivi dell'associazionismo sociale.
Per questo chiediamo, come CNE, che anche ai nostri sodalizi associativi operanti nel mondo siano riconosciuti gli stessi diritti e le stesse agevolazioni che competono alle associazioni di promozione sociale operanti in Italia. Ma di pari passo chiediamo che la politica tutta, senza distinzione di parte, modifichi la proposta di legge che porta il nome del parlamentare Tofani, perché contrasta con gli interessi degli emigranti e dei loro discendenti, che verrebbero depauperati di un importante forma di rappresentanza.
Depotenziare il
Cgie e i Comites e renderli ancor più subalterni agli apparati burocratici,
significa vanificare le tante battaglie combattute dall'associazionismo degli
emigranti dell'ottenimento dei sacrosanti diritti che competono loro in quanto
Il governo, in tutto questo discorso, dovrebbe lasciare a ciascun livello di rappresentanza del proprio ruolo, senza intromettersi o senza sottomettere alcuno alla subordinazione di altri. Quando si parla di regole del gioco, cioè delle modalità di rappresentanza, queste non possono essere determinate dalla maggioranza di turno, ma devono essere discusse e confrontate con tutti i mondi di riferimento. La chiusura rigida che incontriamo nella discussione attorno alla bozza Tofani preoccupa non solo le associazioni centrali dell'emigrazione, ma la vasta ramificazione che queste hanno all'estero e quindi la stragrande maggioranza degli emigranti.
Qualcuno dirà
che con il trascorrere del tempo il ruolo delle associazioni si è affievolito,
poiché sono mancati, purtroppo, molti degli emigranti fautori e animatori delle
stesse. Non vi è dubbio che qualche ripensamento occorra farlo anche su questo
versante, ma sempre e solo ragionando con gli emigranti e con le loro associazioni.
Per mantenere i legami tra
La Consulta nazionale
emigrazione si è fatta carico di rinnovare l'associazionismo all'estero, partendo
dall'esempio lo sforzo sostenuto a livello centrale, anche in questo caso attraverso
il volontariato e
Registriamo con
soddisfazione che all'assemblea plenaria di Torino del CGIE si parlerà anche
del ruolo dell'associazionismo d'emigrazione nel processo di unificazione d'Italia,
che non è stato irrilevante, ma che da più parti si tende a minimizzare. Una
relazione in tal senso la farà il padre scalabriniano Lorenzo Prencipe, appartenenti
cioè a quella congregazione religiosa che, assieme a tanti altri missionari italiani coordinati
dalla Migrantes, si è prodigata nel mondo per tenere viva contemporaneamente
la fede cristiana e l’italianità, operando a stretto contatto con le associazioni,
molte delle quali da loro stessi promosse. Padre Prencipe oltre ad essere grande
esperto in materia di emigrazione, ha fatto parte della CNE e in tal senso ci
sentiamo sicuramente ben rappresentati in questo appuntamento celebrativo del
150º dell'Italia unita, evento realizzatosi prima ancora che in Italia tra gli
italiani in terra d'emigrazione. (Luigi Papais*
*
Presidente della Consulta Nazionale Emigrazione
(CNE)