RASSEGNA STAMPA
Intervista
de “L’Unione Sarda” al ministro degli Affari Esteri
Frattini: “Libia, per l'Isola niente profughi ma solo
occasioni di sviluppo”
CAGLIARI - Il ministro degli Esteri Franco Frattini sarà oggi a Cagliari (appuntamento alle 18 al Cineworld di viale Monastir, alla manifestazione di Unidos, il coordinamento dei club sardi della Libertà presieduto da Mauro Pili), per la chiusura della campagna elettorale del candidato a sindaco Massimo Fantola. In un'intervista esclusiva a L'Unione Sarda parla della guerra in Libia, della gestione del fenomeno profughi, ma anche di elezioni nazionali e sarde.
«Il nostro obiettivo
è duplice: stabilizzare la regione mediterranea e creare un argine economico
e sociale che consenta di bloccare il flusso migratorio, creando nuove opportunità
economiche.
Anche in questi giorni a Cagliari sono arrivati
nuovi profughi. C'è da aspettarsi un forte aumento degli sbarchi con l'arrivo
della bella stagione?
«Con la stabilizzazione
della crisi libica si dovrebbe porre un argine al fenomeno migratorio. La rimozione
delle barriere commerciali ed economiche tra i paesi del Mediterraneo è una
priorità. In questo scenario
Molti elettori di centrodestra non hanno capito
la svolta del governo, passato in poche settimane da principale alleato a nemico
giurato di Gheddafi. Perché?
«È venuto meno l'interlocutore. Quando il capo di un regime spara sul suo popolo la comunità internazionale deve reagire ed ha reagito. È inevitabile che Gheddafi se ne vada. L'Italia, rimasta senza interlocutore, non ha avuto più alcun vincolo, ed è venuta meno l'applicabilità dei trattati. Il voto Onu nei confronti della Libia è stato decisivo. Quando quell'organismo chiama, l'Italia non può voltarsi dall'altra parte».
Il capo dello Stato chiede un nuovo passaggio
parlamentare dopo la nomina dei nuovi sottosegretari. Cosa c'è dietro l'angolo
per il governo?
«Il governo ha davanti a sé due anni di duro lavoro, per rilanciare l'economia, per essere protagonista del nuovo scenario mondiale e per attuare quelle riforme che sino a oggi sono state bloccate dai frenatori di turno. Oggi la maggioranza è forse più esile, ma sicuramente più solida. Ha la determinazione necessaria per rimettere in marcia il Paese».
Berlusconi ha annunciato domenica a Olbia la
nomina dell'ex presidente della Regione Pili nel governo, pensa possa bastare
per risolvere le questioni dell'Isola?
«Sarà certo in ogni caso un segnale di riconoscimento al merito di Mauro Pili e di rafforzamento di una presenza sarda nel Governo».
Cosa si aspetta dalle prossime elezioni amministrative,
con test importanti come Milano, Torino, Bologna e Napoli?
«Le elezioni sono sempre un momento di verifica importante per l'azione di governo. In questi anni abbiamo stabilizzato i conti pubblici, evitato i problemi che hanno colpito altri paesi europei, abbiamo evitato un disastro sociale investendo come non mai sugli ammortizzatori sociali, il nostro tasso di disoccupazione è migliore della media europea. E ora abbiamo le carte in regola per far ripartire l'economia. La sinistra di Bersani e Vendola rappresenta la certezza di nuove tasse e nuovi vincoli alla crescita economica. Sono certo che gli italiani non rischieranno il baratro della sinistra».
In Sardegna gli occhi sono puntati su Olbia
e Cagliari, cosa si aspetta?
«Sia a Olbia che a Cagliari abbiamo scelto la strada della concretezza, del fare. In Gallura, dopo il trasformismo dell'ex sindaco alleatosi con la sinistra, abbiamo chiesto a Settimo Nizzi di riscendere in campo per riaffermare la forza delle idee dei progetti e delle realizzazioni. E’ stato il sindaco del fare, è ciò che serve nuovamente a Olbia. A Cagliari Massimo Fantola è la sintesi autorevole della coalizione. A lui spetta il compito di affermare il ruolo di Cagliari nel Mediterraneo tracciato dal lavoro ottimo e lungimirante del sindaco Emilio Floris».
Nel Pdl si parla tanto di delfini, successori
e organizzazione del post-Berlusconi. In Sardegna lei partecipa oggi all'iniziativa
dei Club della Libertà che hanno lanciato nei mesi scorsi la rete di Unidos.
Come vede il futuro del partito?
«Non mi appassiona la sterile quanto inutile questione successione. Berlusconi è saldamente alla guida del governo ed è l'unico vero leader del Pdl. Mi interessa di più il futuro del Movimento e lo chiamo così perche nel nostro statuto non esiste la parola partito. Movimento significa interpretare in modo dinamico la politica. Per questa ragione ho da subito condiviso il progetto di Unidos, un'idea moderna dell'autonomia sarda che non si limita a rivendicare ma che è capace di progettare e realizzare».
Berlusconi a Olbia ha sostenuto l'esigenza
di aprire un tavolo a palazzo Chigi sull'Insularità. Ha parlato di un confronto
serrato con l'Ue. Lei, da ministro degli Esteri, pensa si possa concretizzare?
«E’ la strada
giusta. La questione insulare è una sfida concreta e decisiva per
Inform