ITALIANI ALL’ESTERO
Gianni Farina (Pd) sui 150 anni dell’Unità d’Italia,
sulla riforma dei Comites e del Cgie e sul voto all’estero
“A Lione migliaia di italiani e francesi hanno ricordato
la nascita dello Stato italiano. Intonavano il nostro inno nazionale e la marsigliese.
Forse erano cittadini europei di un nuovo mondo globale”
ROMA- Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia il Partito Democratico ha ricordato, con un seminario svoltosi a Roma, il contributo dato dagli italiani all’estero all’evoluzione storica del nostro paese. Un’attenzione costante verso la terra d’origine che ancora oggi appare confermata dalla partecipazione dei nostri connazionali nel mondo alle numerose cerimonie commemorative che si sono svolte all’estero per ricordare la nascita dello Stato italiano. Per avere una valutazione di prima mano su questa memoria degli italiani all’estero che evolve nel tempo ma non fa passi indietro sui valori fondanti del nostro paese, abbiamo rivolto alcune domande a Gianni Farina. Il deputato del Pd, eletto nella ripartizione Europa, ha anche fornito indicazioni su alcune tematiche politiche di stretta attualità.
Quest’anno
si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. L’anniversario viene ricordato
con iniziative e manifestazioni anche dalle nostre comunità nel mondo. Come
vivono gli italiani all’estero questa importante ricorrenza ?
Gli italiani all’estero danno un contributo di intelligenza di passione, di partecipazione e professionalità. Su questo aspetto si fa molte volte un po’ di retorica che non fa neanche mai male. Si parla però di un processo migratorio che ha interessato 70 milioni di cittadini che sono partiti da questa terra per andare in giro per il mondo. Non tutti conoscono appieno il loro passato, ma milioni di queste persone in carne ed ossa, con il cuore, l’anima, la passione e la speranza ricordano in questa ricorrenza la loro terra d’origine. Io sono stato alle celebrazioni a Lione per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed ho trovato in piazza migliaia e migliaia di persone che, accompagnati dalla banda dei bersaglieri, cantavano il nostro inno nazionale e la marsigliese. Tra loro vi erano italiani, francesi, e francesi di origine italiana che intonavano i due inni con commozione. Forse erano cittadini europei di un nuovo mondo globale.
Fra pochi
giorni il Senato potrebbe dare un impulso decisivo al disegno di legge Tofani
che mira a rinnovare gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero.
Cosa pensa di questa ipotesi di riforma?
Io credo che questa proposta di legge che viene discussa in Senato sia frutto della perdita di una memoria storica, cioè di cosa sono state le lotte, le conquiste, le battaglie ed i sacrifici, le avanzate e le sconfitte dell’emigrazione italiana nel mondo. Un patrimonio che oggi è rappresentato nei Comites e nel Consiglio Generale. Io credo che non si debba ridurre la rappresentatività delle nostre comunità nel mondo, come fa la proposta di legge all’esame del Senato, ma allargarla. Sto parlando di una rete democratica che deve coinvolgere l’insieme dei milioni di cittadini all’estero che ancora oggi eleggono e si sentono rappresentati dagli organismi di rappresentanza. Il difetto più grave del testo Tofani è dunque l’accentramento delle cariche in poche persone, una settantina in tutto, che, divenendo quasi dei proconsoli, sono chiamati a rappresentare sia il Comites nella singola circoscrizione consolare, sia il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. E’ una sciocchezza. In questo senso va fatta una battaglia affinché questa proposta di legge non venga approvata dal Senato. In ogni modo noi continueremo alla Camera dei Deputati a lavorare per aumentarne la rappresentatività e non per diminuirla.
Nonostante
le forti e continue tensioni politiche la legislatura continua il suo cammino
verso la scadenza naturale. In quell’occasione gli italiani all’estero saranno
nuovamente chiamati a dire la loro sul futuro politico del nostro paese. In
vista di quelle consultazioni e delle votazioni ormai alle porte sui tre referendum
cosa pensa si possa fare per dare maggiore garanzia e trasparenza al voto all’estero?
Alcuni miglioramenti
tecnici vanno indubbiamente attuati e, a mio modo di vedere, non occorre
neanche modificare la legge sul voto all’estero. Sono necessarie disposizioni
che prevedano un maggior controllo sulla segretezza del suffragio, sulla stampa
e la distribuzione delle schede elettorali, nonché sul democratico svolgimento
delle operazioni di voto nelle singole circoscrizioni consolari. Tutto questo
a mio giudizio può essere attuato con delle circolari ministeriali che vadano
ad interpretare la legge negli articoli che definiscono la segretezza e la democraticità
del voto. Non c’è dunque bisogno di cambiare la norma, ma basta attuarla. Occorre
ad esempio stampare tutto il materiale elettorale per il voto all’estero in
Italia, sollevando da questa responsabilità le strutture consolari. A tutt’oggi
infatti si stampano nel nostro paese le schede per 50 milioni di elettori ed
elettrici e non riesco a capire perché non si possa fare la medesima cosa per
i circa tre milioni di elettori residenti nel mondo. Questa è la prima modifica
da fare per assicurarne sul piano tecnico la segretezza del voto. (Goffredo
Morgia-