ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Primonumero.it”
Libro di un termolese all’estero: "Mi ha ispirato
l’alluvione"
Eugenio De
Seriis, 72enne emigrato oltre 50 anni fa vicino Stoccarda, alla sua prima pubblicazione:
il volume si intitola "La cappa magica" ed è un racconto drammatico
e avventuroso, di un giovane termolese che con l’aiuto di altri tre amici affronta
un viaggio per recarsi in Germania, ma lo fa 1400 anni fa
TERMOLI - Termoli. La sua è una storia emblematica. Quella
di un emigrante, da oltre cinquant’anni lontano dalla sua Termoli. Eugenio De
Seriis aveva raccontato il suo viaggio in Germania, le difficoltà, i ricordi
e la nostalgia, in un’intervista a Primonumero.it pubblicata nel novembre del
2009 (http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=5761)
. Nel 1956 lasciò la sua abitazione in via Pepe a 16 anni, per cominciare una
nuova vita a Steinenbronn, vicino Stoccarda. «La malinconia mi guida nel comporre
versi e racconti», aveva spiegato. Proprio così. Tanto che il 72enne, già autore
di poesie, ha ultimato il suo primo libro, pubblicato dalle edizioni Simple.
Si intitola “La cappa magica”, e, a testimonianza del
forte legame dell’autore con Termoli, prende ispirazione dall’alluvione che
ha colpito il Basso Molise nel gennaio di 8 anni fa. E’ questo il primo tassello
di un racconto avventuroso, drammatico, fantasioso, che ha come protagonista
un giovane termolese che con l’aiuto di altri tre amici affronta un viaggio
per recarsi in Germania, ma lo fa 1400 anni fa.
Lei dice nella presentazione di aver tratto ispirazione
dall’alluvione del
«L’alluvione è stato lo spunto per rendere plausibile
il ritrovamento di una parte del tesoro dei Nibelunghi sulla costa molisana.
Di solito un’alluvione distrugge e danneggia le zone colpite. Nel mio libro
essa modifica la costa e porta alla luce un baule che fa parte di quel tesoro,
praticamente un evento base per l’inizio del racconto».
Ci racconti brevemente la trama del suo libro.
«Il testo presenta all’inizio un breve riassunto del
dramma “Nibelungenlied”, che, scritto da autore ignoto verso il 1200, racconta
le gesta di Sigfrido, un mitico eroe del passato che venne in possesso del tesoro
dei Nibelunghi. Rendendosi invisibile quando indossa la “Cappa Magica”, aiuta
con astuzia il re dei Burgundi a sposare Brunhilde. Dopo alcuni intrighi di
corte, Sigfrido viene ucciso a tradimento. L’assassino trafugò il tesoro e lo
nascose nel Reno. La trama del libro parte dall’alluvione del 2003: dopo la
tempesta, Luca, un giovane di Termoli e protagonista principale, mentre si allena,
scopre casualmente sulla riva del mare il baule con una parte del tesoro trafugato
e che contiene tra l’altro anche la “Cappa Magica”. Gli appare un’anima, che
lo vincola ad altri tre protagonisti e chiede loro di depositare il tesoro nel
Reno per dare pace eterna alle anime vaganti. Per recuperare tutto il tesoro
trafugato i protagonisti dovranno affrontare un viaggio nel 600 dc. Dopo tante
avventure riescono a raggiungere il Reno. Alcuni malfattori, che si erano messi
sulle loro tracce, li inseguono nel passato».
Che cos’è la cappa magica? Ha un significato simbolico?
«Nella leggenda è un mantello di stoffa che rende invisibile
chi lo indossa. Ha un significato magico come può essere “la lampada di Aladino”.
Fa parte dei sogni della gente, che nel passato voleva credere a qualcosa di
soprannaturale».
Lei è un termolese doc emigrato tanti anni fa in Germania.
Si rivede nel protagonista?
«Il mio primo viaggio nel 1955 da Termoli alla mia destinazione
in Germania, da solo e senza conoscere la lingua fu abbastanza difficoltoso.
Il protagonista avrà anche lui delle difficoltà per giungere a destinazione,
rese plausibili perché affrontate nel passato. Il tragitto è identico, ma i
mezzi cambiano, uso molta fantasia per accompagnarlo».
Quanto tempo ha impiegato nella composizione del libro?
«Ho iniziato nel 1989, durante la stesura ho cambiato
spesso la trama, ma dopo la tempesta del 2003 ho avuto la certezza di aver trovato
il filo dritto. Ringrazio anche due amici e mio fratello Claudio, che mi hanno
spronato a terminare il mio libro».
Che messaggio vuole lanciare con la sua opera?
«I protagonisti sono quattro, due italiani, una professoressa
tedesca ed un turco, insieme formano un’unione che sormonta le differenti ideologie.
Per portare a termine la loro missione e per sopravvivere, si sono confrontati
con le difficoltà che esistevano tra i popoli, prima che nascessero le singole
nazioni europee. Oggi facciamo parte politicamente dell’Unione Europea ma non
siamo ancora europei. Prima di diventarlo, dovranno essere superati molti interessi
locali, regionali e nazionali. Io non vedo ancora la soluzione ideale ma spero
che il mio libro sproni il lettore a riflettere su questo traguardo». (CM-Primonumero.it,
dell’Associazione “Primonumero - Città in Rete", 30 aprile 2011)