INFORM - N. 89 - 9 maggio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “Primonumero.it”

Libro di un termolese all’estero: "Mi ha ispirato l’alluvione"

Eugenio De Seriis, 72enne emigrato oltre 50 anni fa vicino Stoccarda, alla sua prima pubblicazione: il volume si intitola "La cappa magica" ed è un racconto drammatico e avventuroso, di un giovane termolese che con l’aiuto di altri tre amici affronta un viaggio per recarsi in Germania, ma lo fa 1400 anni fa

 

TERMOLI - Termoli. La sua è una storia emblematica. Quella di un emigrante, da oltre cinquant’anni lontano dalla sua Termoli. Eugenio De Seriis aveva raccontato il suo viaggio in Germania, le difficoltà, i ricordi e la nostalgia, in un’intervista a Primonumero.it pubblicata nel novembre del 2009 (http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=5761) . Nel 1956 lasciò la sua abitazione in via Pepe a 16 anni, per cominciare una nuova vita a Steinenbronn, vicino Stoccarda. «La malinconia mi guida nel comporre versi e racconti», aveva spiegato. Proprio così. Tanto che il 72enne, già autore di poesie, ha ultimato il suo primo libro, pubblicato dalle edizioni Simple.

Si intitola “La cappa magica”, e, a testimonianza del forte legame dell’autore con Termoli, prende ispirazione dall’alluvione che ha colpito il Basso Molise nel gennaio di 8 anni fa. E’ questo il primo tassello di un racconto avventuroso, drammatico, fantasioso, che ha come protagonista un giovane termolese che con l’aiuto di altri tre amici affronta un viaggio per recarsi in Germania, ma lo fa 1400 anni fa.

Lei dice nella presentazione di aver tratto ispirazione dall’alluvione del 2003. In che senso?

«L’alluvione è stato lo spunto per rendere plausibile il ritrovamento di una parte del tesoro dei Nibelunghi sulla costa molisana. Di solito un’alluvione distrugge e danneggia le zone colpite. Nel mio libro essa modifica la costa e porta alla luce un baule che fa parte di quel tesoro, praticamente un evento base per l’inizio del racconto».

Ci racconti brevemente la trama del suo libro.

«Il testo presenta all’inizio un breve riassunto del dramma “Nibelungenlied”, che, scritto da autore ignoto verso il 1200, racconta le gesta di Sigfrido, un mitico eroe del passato che venne in possesso del tesoro dei Nibelunghi. Rendendosi invisibile quando indossa la “Cappa Magica”, aiuta con astuzia il re dei Burgundi a sposare Brunhilde. Dopo alcuni intrighi di corte, Sigfrido viene ucciso a tradimento. L’assassino trafugò il tesoro e lo nascose nel Reno. La trama del libro parte dall’alluvione del 2003: dopo la tempesta, Luca, un giovane di Termoli e protagonista principale, mentre si allena, scopre casualmente sulla riva del mare il baule con una parte del tesoro trafugato e che contiene tra l’altro anche la “Cappa Magica”. Gli appare un’anima, che lo vincola ad altri tre protagonisti e chiede loro di depositare il tesoro nel Reno per dare pace eterna alle anime vaganti. Per recuperare tutto il tesoro trafugato i protagonisti dovranno affrontare un viaggio nel 600 dc. Dopo tante avventure riescono a raggiungere il Reno. Alcuni malfattori, che si erano messi sulle loro tracce, li inseguono nel passato».

Che cos’è la cappa magica? Ha un significato simbolico?

«Nella leggenda è un mantello di stoffa che rende invisibile chi lo indossa. Ha un significato magico come può essere “la lampada di Aladino”. Fa parte dei sogni della gente, che nel passato voleva credere a qualcosa di soprannaturale».

Lei è un termolese doc emigrato tanti anni fa in Germania. Si rivede nel  protagonista?

«Il mio primo viaggio nel 1955 da Termoli alla mia destinazione in Germania, da solo e senza conoscere la lingua fu abbastanza difficoltoso. Il protagonista avrà anche lui delle difficoltà per giungere a destinazione, rese plausibili perché affrontate nel passato. Il tragitto è identico, ma i mezzi cambiano, uso molta fantasia per accompagnarlo».

Quanto tempo ha impiegato nella composizione del libro?

«Ho iniziato nel 1989, durante la stesura ho cambiato spesso la trama, ma dopo la tempesta del 2003 ho avuto la certezza di aver trovato il filo dritto. Ringrazio anche due amici e mio fratello Claudio, che mi hanno spronato a terminare il mio libro».

Che messaggio vuole lanciare con la sua opera?

«I protagonisti sono quattro, due italiani, una professoressa tedesca ed un turco, insieme formano un’unione che sormonta le differenti ideologie. Per portare a termine la loro missione e per sopravvivere, si sono confrontati con le difficoltà che esistevano tra i popoli, prima che nascessero le singole nazioni europee. Oggi facciamo parte politicamente dell’Unione Europea ma non siamo ancora europei. Prima di diventarlo, dovranno essere superati molti interessi locali, regionali e nazionali. Io non vedo ancora la soluzione ideale ma spero che il mio libro sproni il lettore a riflettere su questo traguardo». (CM-Primonumero.it, dell’Associazione “Primonumero - Città in Rete", 30 aprile 2011)

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