INFORM - N. 89 - 9 maggio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Laura Garavini (Pd) parla dei referendum, della riforma degli organi di rappresentanza e della ristrutturazione della rete consolare

“Non si possono chiudere sedi consolari in circoscrizioni dove risiedono decine di migliaia di connazionali. I tentativi di risparmio dovrebbero essere altri”

 

ROMA – La legge sul voto all’estero, oltre ha consentire il pieno esercizio di questo diritto ai nostri connazionali nel mondo, ha sicuramente favorito e sollecitato l’interesse delle nostre comunità per i temi al centro del dibattito politico e sociale in Italia. Anche in occasione dei prossimi referendum, sulla privatizzazione dell’acqua, sul legittimo impedimento e sul nucleare, gli italiani all’estero potranno infatti far sentire la loro voce. Un test importante che ci consentirà di saggiare, sia pure nella consapevolezza delle inevitabili differenze partecipative rispetto alle consultazioni politiche, l’adesione al voto dei nostri connazionali.   

Per avere alcune indicazioni su questo appuntamento elettorale e su altre tematiche di stretto interesse per gli italiani nel mondo, come ad esempio la riforma di Comites e Cgie,  abbiamo rivolto alcune domande a Laura Garvini, deputata del Pd eletta nella ripartizione Europa.

Gli italiani all’estero voteranno per i referendum sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento. La loro partecipazione sarà importante anche per il semplice raggiungimento del quorum. Un’ipotesi che potrebbe ravvivare le note polemiche sulla sicurezza del voto per corrispondenza. Cosa ci può dire in proposito?

Noi del Pd  siamo stati i primi ad ipotizzare una vera e propria proposta di legge finalizzata a migliorare la trasparenza e la sicurezza del voto all’estero. Fra l’altro, mentre i referendum sono ormai alle porte, i vari consolati si trovano in serie difficoltà organizzative perché non sono stati predisposti gli idonei strumenti economici e informativi atti a far fronte all’appuntamento elettorale. Una situazione che appare ulteriormente gravata dal piano di ristrutturazione della rete consolare.

In queste settimane esponenti dal mondo dell’associazionismo e della rappresentanza  degli italiani all’estero hanno criticato il disegno di legge Tofani che presto sarà nuovamente discusso dall’Aula del Senato. Cosa pensa di questa riforma che vuole cambiare i Comites e il Cgie?     

Io condivido le critiche espresse nei confronti della proposta di riforma dal Segretario Generale del Cgie Elio Carozza durante l’incontro promosso dal Pd sull’emigrazione nella storia d’Italia. Ho avuto modo di esprimere questa mia posizione in diversi consessi pubblici anche negli incontri con le varie rappresentanze. Io credo infatti che questa proposta di legge andrebbe a penalizzare proprio le principali manifestazioni dell’emigrazione italiana all’estero, come l’associazionismo e le rappresentanze delle realtà sindacali che svolgono la funzione di collettore con i nostri connazionali. Nonostante alcuni elementi della proposta in discussione al Senato, relativi ad esempio all’inserimento delle donne e dei giovani negli organi di rappresentanza, siano innovativi, anche noi deputati abbiamo trattato con modalità diverse questa tematica nel disegno di legge presentato alla Camera, vi sono tutta una serie di aspetti estremamente contestabili del testo Tofani che mi vedono al fianco di coloro che hanno espresso grande preoccupazione per l’eventuale approvazione di questo disegno di legge.

Un’altra questione molto discussa in questi mesi è stata sicuramente la ristrutturazione della rete consolare. Un piano approntato dal Governo che ora, se andrà in porto la moratoria in discussione al Senato, potrebbe conoscere una pausa di riflessione. Come inquadra questa proposta che chiede una sospensiva di 12 mesi delle chiusure delle sedi consolari?    

Il problema è che le varie chiusure che sono state previste non stanno procedendo verso la razionalizzazione della rete, ma coincidono con un piano di smantellamento. Anche in questo ambito non si è tenuto conto delle richieste degli organi di rappresentanza e di noi parlamentari. Spesso le soppressioni delle sedi in programma comporteranno costi ingenti, nonché grossi problemi logistici ed organizzativi.  Anche noi crediamo che sia necessario pensare ad un piano di razionalizzazione della rete all’estero che punti a diminuire i costi ed a dare una rappresentanza diplomatica anche a nuove e importanti realtà nel mondo. Ma detto questo rimane il fatto che non si possono neppure chiudere sedi consolari in circoscrizioni dove risiedono decine di migliaia di connazionali. Penso inoltre che le ipotesi sostitutive adottate dal governo, come ad esempio i  servizi on line e gli sportelli telematici, non siano sufficienti a rispondere alle esigenze dei connazionali, soprattutto perché quella di oggi è un’emigrazione con ancora molti anziani. Persone che con i nuovi mezzi telematici non è che abbiano molta dimestichezza. La moratoria in discussione al Senato, pur non risolvendo il problema, rappresenterebbe dunque una boccata di ossigeno e ci consentirebbe di lenire il taglio delle sedi. Una decisione, quella della chiusura, che andrebbe ripensata soprattutto per le città di Liegi e Lille, dove risiedono comunità molto numerose, ed Amburgo che, pur avendo una collettività meno cospicua rispetto alle prime due sedi, presenta notevoli interscambi commerciali. Alla luce di tutto questo riteniamo che i tentativi di risparmio dovrebbero essere altri. (Inform- Goffredo Morgia)

 


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