ITALIANI ALL’ESTERO
Laura Garavini (Pd) parla dei referendum, della riforma
degli organi di rappresentanza e della ristrutturazione della rete consolare
“Non si possono chiudere sedi consolari in circoscrizioni
dove risiedono decine di migliaia di connazionali. I tentativi di risparmio
dovrebbero essere altri”
ROMA – La legge sul voto all’estero, oltre ha consentire
il pieno esercizio di questo diritto ai nostri connazionali nel mondo, ha sicuramente
favorito e sollecitato l’interesse delle nostre comunità per i temi al centro
del dibattito politico e sociale in Italia. Anche in occasione dei prossimi
referendum, sulla privatizzazione dell’acqua, sul legittimo impedimento e sul
nucleare, gli italiani all’estero potranno infatti far sentire la loro voce.
Un test importante che ci consentirà di saggiare, sia pure nella consapevolezza
delle inevitabili differenze partecipative rispetto alle consultazioni politiche,
l’adesione al voto dei nostri connazionali.
Per avere alcune indicazioni su questo appuntamento elettorale
e su altre tematiche di stretto interesse per gli italiani nel mondo, come ad
esempio la riforma di Comites e Cgie, abbiamo rivolto alcune domande a
Laura Garvini, deputata del Pd eletta nella ripartizione Europa.
Gli italiani all’estero voteranno per i referendum sull’acqua,
sul nucleare e sul legittimo impedimento. La loro partecipazione sarà importante
anche per il semplice raggiungimento del quorum. Un’ipotesi che potrebbe ravvivare
le note polemiche sulla sicurezza del voto per corrispondenza. Cosa ci può dire
in proposito?
Noi del Pd siamo stati i primi ad ipotizzare una
vera e propria proposta di legge finalizzata a migliorare la trasparenza e la
sicurezza del voto all’estero. Fra l’altro, mentre i referendum sono ormai alle
porte, i vari consolati si trovano in serie difficoltà organizzative perché
non sono stati predisposti gli idonei strumenti economici e informativi atti
a far fronte all’appuntamento elettorale. Una situazione che appare ulteriormente
gravata dal piano di ristrutturazione della rete consolare.
In queste settimane esponenti dal mondo dell’associazionismo
e della rappresentanza degli italiani all’estero hanno criticato il disegno
di legge Tofani che presto sarà nuovamente discusso dall’Aula del Senato. Cosa
pensa di questa riforma che vuole cambiare i Comites e il Cgie?
Io condivido le critiche espresse nei confronti della
proposta di riforma dal Segretario Generale del Cgie Elio Carozza durante l’incontro
promosso dal Pd sull’emigrazione nella storia d’Italia. Ho avuto modo di esprimere
questa mia posizione in diversi consessi pubblici anche negli incontri con le
varie rappresentanze. Io credo infatti che questa proposta di legge andrebbe
a penalizzare proprio le principali manifestazioni dell’emigrazione italiana
all’estero, come l’associazionismo e le rappresentanze delle realtà sindacali
che svolgono la funzione di collettore con i nostri connazionali. Nonostante
alcuni elementi della proposta in discussione al Senato, relativi ad esempio
all’inserimento delle donne e dei giovani negli organi di rappresentanza, siano
innovativi, anche noi deputati abbiamo trattato con modalità diverse questa
tematica nel disegno di legge presentato alla Camera, vi sono tutta una serie
di aspetti estremamente contestabili del testo Tofani che mi vedono al fianco
di coloro che hanno espresso grande preoccupazione per l’eventuale approvazione
di questo disegno di legge.
Un’altra questione molto discussa in questi mesi è stata
sicuramente la ristrutturazione della rete consolare. Un piano approntato dal
Governo che ora, se andrà in porto la moratoria in discussione al Senato, potrebbe
conoscere una pausa di riflessione. Come inquadra questa proposta che chiede
una sospensiva di 12 mesi delle chiusure delle sedi consolari?
Il problema è che le varie chiusure che sono state previste
non stanno procedendo verso la razionalizzazione della rete, ma coincidono con
un piano di smantellamento. Anche in questo ambito non si è tenuto conto delle
richieste degli organi di rappresentanza e di noi parlamentari. Spesso le soppressioni
delle sedi in programma comporteranno costi ingenti, nonché grossi problemi
logistici ed organizzativi. Anche noi crediamo che sia necessario pensare
ad un piano di razionalizzazione della rete all’estero che punti a diminuire
i costi ed a dare una rappresentanza diplomatica anche a nuove e importanti
realtà nel mondo. Ma detto questo rimane il fatto che non si possono neppure
chiudere sedi consolari in circoscrizioni dove risiedono decine di migliaia
di connazionali. Penso inoltre che le ipotesi sostitutive adottate dal governo,
come ad esempio i servizi on line e gli sportelli telematici, non siano
sufficienti a rispondere alle esigenze dei connazionali, soprattutto perché
quella di oggi è un’emigrazione con ancora molti anziani. Persone che con i
nuovi mezzi telematici non è che abbiano molta dimestichezza. La moratoria in
discussione al Senato, pur non risolvendo il problema, rappresenterebbe dunque
una boccata di ossigeno e ci consentirebbe di lenire il taglio delle sedi. Una
decisione, quella della chiusura, che andrebbe ripensata soprattutto per le
città di Liegi e Lille, dove risiedono comunità molto numerose, ed Amburgo che,
pur avendo una collettività meno cospicua rispetto alle prime due sedi, presenta
notevoli interscambi commerciali. Alla luce di tutto questo riteniamo che i
tentativi di risparmio dovrebbero essere altri. (