INFORM - N. 89 - 9 maggio 2011


RASSEGNA STAMPA

Intervista de “La Stampa” di oggi al sottosegretario agli Affari Esteri

Mantica: “Si prevedono cinquantamila arrivi. L’Europa deve aiutarci”

 

ROMA - Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri con la delega per l'Africa subsahariana, il Ministro Maroni dice che fermo il flusso dalla Tunisia, stanno arrivando persone che hanno diritto all'asilo.

«E’ il primo blocco di migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana che vivevano in Libia, in quali condizioni si può immaginare. Vengono da paesi in guerra civile, con dittatura, miseria. Sostanzialmente sono tutti rifugiati e come tali non rimpatriabili. Se non tutti, la stragrande maggioranza. Si è prestata grande attenzione ai migranti tunisini, che poi si è visto era un fenomeno notevole numericamente, ma strettamente legato alla fase di difficoltà della Tunisia. Non appena la Tunisia ha recuperato un assetto istituzionale equilibrato e la polizia ha ripreso a funzionare, quel flusso si è rapidamente ridotto e poi chiuso».

Quanti sono, quanti saranno? Gli sbarchi dalla Libia sono pilotati da Gheddafi?

«Secondo le stime più credibili ci sono tra i 300 e i 400mila africani che si sono spostati verso il Maghreb e la Libia. Una parte è già rientrata in patria, ma la maggioranza non può, specie chi viene dall'Africa Orientale: sudanesi, etiopi, eritrei, somali. Potenzialmente parliamo di 50mila persone».

Quali sono le procedure previste per questi rifugiati?

«Il riconoscimento e l'identificazione; poi faranno la domanda d'asilo, ma comunque hanno lo status di rifugiati, e verranno accolti. Dei tunisini si poteva dire che erano solo 28mila, ma dei profughi dalla Libia se ne deve occupare l'Europa. È il nocciolo del problema: qui si farà la discussione sul funzionamento di Schengen, sulla solidarietà europea. Come dice giustamente Maroni, sono rifugiati, non li possiamo rimpatriare. Lo si vede anche dalle condizioni in cui viaggiano, con mezzi più precari, con drammi davvero spaventosi».

L'Italia ha modo di accogliere queste persone?

«Bisognerà trovarlo, e ripeto, in un quadro europeo. Non sarà facile collocarli, specie se si vuol evitare eccessive concentrazioni. E mentre i tunisini erano giovani e validi, qui parliamo di intere famiglie con bambini, di donne incinte, serve un'assistenza ancora più intensa e attenta».

Sono persone che tendono a restare nel nostro Paese?

«Sempre i tunisini si muovono per raggiungere parenti o sono in condizioni di lavorare; queste persone hanno invece bisogno di sopravvivere, non hanno una strategia. Sono soltanto in fuga. Per questo c'è bisogno di solidarietà europea. Non possiamo far finta di non capire quello che sta accadendo».  (Roberto Giovannini-“La Stampa” del 9 maggio 2011)

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