INFORM - N. 88 - 6 maggio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Porta (Pd) su riforma dei Comites e del Cgie, rete consolare e unità d’Italia

“La proposta di legge Tofani non tiene conto dell’evoluzione del mondo dell’emigrazione e delle riflessioni fatte dalle associazioni e dagli organi di rappresentanza”

 

ROMA - Nonostante la campagna elettorale per le imminenti elezioni amministrative,che di fatto assorbe sempre di più l’attenzione delle forze politiche, nelle ultime settimane la macchina parlamentare ha ripreso ad occuparsi delle tematiche relative agli italiani all’estero. Molto presto dell’Aula del Senato saranno infatti discussi due provvedimenti molto importanti per le nostre comunità nel mondo come la riforma dei Comites e del Cgie, e la mozione che chiede una temporanea moratoria del programma di ristrutturazione della nostra rete consolare. Due iniziative parlamentari che hanno già al loro attivo alcuni passaggi in Aula. Su queste ed altre tematiche abbiamo chiesto un parere, al margine del seminario promosso dal Partito  democratico sul ruolo dell’emigrazione nella storia dell’Unità d’Italia, a Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale.

Fra pochi giorni l’aula del Senato tornerà a discutere la proposta di legge Tofani che riforma gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Cosa ci può dire in proposito?

E’ una proposta di legge che non tiene conto in nessun modo dell’evoluzione del mondo dell’emigrazione e delle riflessioni che si sono fatte a livello associativo e all’interno degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Un parlamentare come me che viene dall’America meridionale considera questa riforma pericolosa perché cancella la presenza degli italiani di seconda e terza generazione e aumenta con l’introduzione del sistema maggioritario la possibile influenza di gruppi e potentati sui  Comites, sul Cgie ed anche sulle elezioni politiche, Io spero che emerga una posizione netta di tutto il Partito democratico e dei suoi parlamentari alla Camera ed al Senato di opposizione a questa legge.

Verrà presto discussa, sempre a Palazzo Madama, la mozione che chiede al Governo di applicare una temporanea moratoria all’applicazione del piano di ristrutturazione della rete consolare. Come valuta questa iniziativa? 

La moratoria alla razionalizzazione è una decisione saggia perché permette di ponderare con calma alcune decisioni. Per quanto riguarda l’America Latina noi assistiamo ad una specie di ‘chiusura soft’ e non ufficiale di tanti consolati che, pur continuando ad essere aperti, vengono ridimensionati e non hanno più la forza di dare quei servizi che offrivano in precedenza, ed anche i consolati onorari non hanno più alcun potere. In Brasile inoltre la task force, istituita per risolvere il problema dello smaltimento degli arretrati delle pratiche di cittadinanza, non ha dato risultati. Quindi in realtà il problema consolare continua ad essere irrisolto da un governo che potrebbe anche portare avanti un’opera di razionalizzazione, ma in maniera intelligente. Riducendo ad esempio gli sprechi attraverso la diminuzione del numero degli impiegati che si mandano all’estero, e valorizzando al contempo le risorse locali. Questo non si fa e si continua a lavorare a vista. Quindi la moratoria è l’unica soluzione, ma è ovviamente un provvedimento tampone.

Unità d’Italia e connazionali all’estero. E’ questo il binomio che caratterizzerà la prossima assemblea plenaria del Cgie in programma a Torino dal 18 al 20 maggio. Cosa le suggerisce questo accostamento?

A questo proposito ricordo che ho presentato una proposta di legge, vorrei che fosse fatta propria da tutti i parlamentari eletti all’estero e dal Cgie, volta ad introdurre nelle scuole l’insegnamento della storia dell’Italia del mondo. Credo infatti che l’unico contributo serio che noi possiamo dare in questo momento sia quello della cultura e dell’informazione ad un’Italia che sta dimenticando, dall’opinione pubblica fino alle istituzioni, questa parte del paese all’estero. In questo senso è importante che il Cgie si riunisca a Torino, perché rappresenta un segno non secondario di un’Italia che ricorda il più grande fenomeno, dal punto di vista sociale, di questi 150 anni e cioè l’esodo di decine di milioni di nostri connazionali all’estero. (G.M./Inform)

 

 


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