PARTITI
Conclusi i lavori del seminario del Pd “150°. Una grande
Italia oltre l’Italia”
Gli interventi dei vertici del partito, dei ricercatori
e di alcuni rappresentanti del mondo associativo. Bersani: “Noi siamo un partito
di patrioti, di autonomisti e di riformatori e quindi di italiani all’estero”.
D’Alema: “La rete dei connazionali nel mondo è ancora oggi, nell’era della globalizzazione,
un punto di forza dell’Italia”
ROMA – La sessione pomeridiana del seminario “150°. Una grande Italia oltre l’Italia. L’emigrazione nella storia unitaria”, organizzato dal Partito democratico, è stata introdotta e moderata da Laura Garavini deputato del Pd. L’eletta della ripartizione Europa ha evidenziato come il dibattito si prefigga di dare una rappresentazione sia delle difficoltà incontrate dalla nostra emigrazione, sia delle buone politiche per l’integrazione messe campo dai vari paesi che ospitano gli italiani all’estero. Buone prassi che possono dare un fattivo contributo anche alle politiche per l’integrazione da attuarsi in Italia.
“Credo – ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani - che il Partito democratico debba ragionare su un concetto di Italia più grande e cogliere tutti gli elementi di disagio e di scoramento dei nostri connazionali che dall’estero osservano dal di fuori, e quindi meglio rispetto a chi vive in Italia, la difficile situazione del nostro paese. L’Italia è uno dei primi dieci paesi nel mondo, ma in questo momento non siamo all’altezza del nostro destino, delle nostre possibilità e potenzialità”. Una caduta di credibilità internazionale che, per Bersani, allontana il nostro paese dal ruolo, spesso di avanguardia, svolto dall’Italia in alcune aree del mondo, anche grazie alle potenzialità dei 60 milioni di italiani ed oriundi presenti all’estero. Il segretario del Pd dopo aver sottolineato la necessità di superare il “berlusconismo” attraverso un’alleanza di forze che condivida un pacchetto di dieci riforme democratiche e sociali volte a contrastare il declino del paese, ha evidenziato come il Pd sia alternativo alla politica isolazionistica della Lega che non vuole l’immigrazione e non si interessa dell’emigrazione. “Noi siamo – ha aggiunto Bersani – un partito di patrioti, di autonomisti e di riformatori e quindi di italiani all’estero e vogliamo affrontare i problemi della mondialità in questa chiave”.
Il segretario del Pd ha poi criticato “il taglio alle risorse, agli investimenti e agli interventi che riguardano la vita degli italiani all’estero” ed ha auspicato una riforma che valorizzi gli organismi di rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo. “Voglio garantirvi – ha concluso Bersani - che si sta discutendo un pacchetto di riforme ed iniziative legislative che riguardano punti cruciali della nostra presenza nel mondo. Ce la metteremo tutta per far passare normative adeguate e più giuste e per correggere gli errori del centrodestra. Perché per noi è un punto nodale. Noi abbiamo una certa idea di Italia che è molto più grande dei propri confini, tiene gli occhi aperti sul mondo e cerca di mettere a valore tutte le energie che ha per ribadire il suo ruolo”.
Dal canto suo il relatore Fraser Ottanelli, dell’Università South Florida, ha parlato del tema “Nord America: Emigrazione e politica transazionale nel processo di definizione e formazione delle classi dirigenti”. Lo studioso ha ripercorso il complesso cammino compiuto dai nostri connazionali soprattutto in Nord America dove, dopo le prime difficoltà lavorative e di ingresso nel mondo sindacale, gli italiani all’estero dovettero confrontarsi con il tentativo del governo fascista di conquistarsi l’appoggio della nostra comunità. Un modo per dare l’impressione anche all’opinione pubblica americana che tutti i veri italiani appoggiassero Mussolini.
Angelo Trento, dell’Università “L’Orientale” di Napoli, si è invece soffermato sul contributo degli italiani alla modernizzazione e formazione delle classi dirigenti in America Latina. Una vasta presenza, quella dei nostri connazionali, in Argentina, Brasile, Venezuela ed Uruguay che all’inizio fini per confluire nel sistema rurale, rafforzando il sistema latifondista. A seguire, nella seconda decade del scolo scorso, gli imprenditori e gli architetti italiani contribuirono allo sviluppo economico ed edilizio delle grandi città del Sud America. Una vocazione imprenditoriale che divenne elemento distintivo della nostra emigrazione. Da Trento è stato inoltre ricordato come gli emigrati delle ondate successive portarono in America Latina il concetto della dignità e dei diritti del lavoro.
Edith Pichler
dell’Università di Berlino, illustrando il tema “Europa: da stranieri a cittadini”,
ha evidenziato come in un primo momento in Europa l’emigrazione italiana si
presentasse con caratteristiche circolari e non stanziali e, solo in una seconda
fase, si pervenne ai ricongiungimenti familiari.
Massimo Vedovelli, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, ha segnalato come nell’Italia repubblicana sia sempre mancata una vera politica per la promozione della lingua italiana. Vedovelli ha ricordato come nella prima fase della nostra emigrazione sia gli italiani all’estero che quelli in patria parlassero prevalentemente il dialetto. Diverse realtà dialettali che poi, in questa Italia allargata, si sono contaminate a vicenda, fino a riscoprire l’italiano con gli arrivi dei nuovi emigrati, avvenuti negli anni successivi al secondo conflitto mondiale. Secondo il rettore vi è poi un’altra fase, quella odierna, in cui l’italiano per le nuove generazioni all’estero è divenuta una lingua straniera, da scegliere fra le altre. “Per far si che davvero la nostra emigrazione sia ambasciatrice della lingua e cultura italiana – ha concluso Vedovelli . occorre un progetto politico che promuova uno spazio linguistico italiano globale e che si occupi della nostra lingua in Italia e presso le comunità. Un modello che inglobi anche la variegata realtà linguistica degli immigrati in Italia”.
“La storia dell’emigrazione italiana – ha spiegato il vice presidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella - si intreccia con l’integrazione Europea che ha portato ai nostri emigrati vantaggi e diritti aggiuntivi a quelli dati dai paesi ospitanti. Pittella, dopo aver sottolineato l’esigenza di non fare marcia indietro sui diritti già acquisiti dai migranti, ha anche auspicato la creazione sia di una nuova cittadinanza europea,, sia di un nuovo organismo che metta insieme Europa e Paesi del Mediterraneo.
Dopo l’intervento della segretaria nazionale dello Spi- Cgil Renata Bagatin che ha posto in evidenza la necessità di tutelare i nostri anziani all’estero che vivono situazioni di indigenza ed ha criticato la proposta di riforma Tofani che rischia di escludere da Comites e Cgie i rappresentanti dei sindacati, dei patronati e delle associazioni, il presidente dell’Unione Italiani nel Mondo (Uim) Alberto Sera ha auspicato l’indizione entro l’anno delle votazioni degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero e la realizzazione di approfonditi studi nei confronti della diaspora di tanti giovani italiani, circa 50.000, che oggi svolgono lavori precari all’estero.
“Quale politica ha l’Italia, intesa come governo, istituzioni, regioni, autonomie locali e imprese, nei confronti dell’altra Italia che ha messo radici fuori dal nostro paese?”. Con questa domanda il presidente Massimo D’Alema ha iniziato l’intervento conclusivo del seminario.
“Gli italiani all’estero - ha proseguito D’Alema - sono stati certamente un punto di forza per l’Italia, non solo perché hanno contribuito con le loro rimesse alla crescita del paese, ma perché hanno rappresentato un legame straordinario tra un paese provinciale ed arretrato come il nostro ed il resto del mondo. Credo che questa rete degli italiani nel mondo, che noi utilizziamo pochissimo, possa essere ancora oggi, nell’era della globalizzazione, un punto di forza dell’Italia anche per quanto riguarda la competizione del marchio Italia sul mercato globale”.
“Il voto degli italiani all’estero – ha aggiunto D’Alema - ha rappresentato un punto di svolta ed una fase nuova, ma ancora oggi non ci siamo posti il problema di una politica che, nell’era della globalizzazione, faccia degli italiani all’estero un rifermento importante dell’azione dell’Italia nel mondo. In fondo – ha puntualizzato l’ex presidente del Consiglio - il fenomeno della partecipazione ha coinvolto, attraverso il voto il segmento importante, ma abbastanza ristretto, del mondo delle associazioni dei patronati e dei Comites che ruota intorno alle istituzioni italiane all’estero e che è il nostro primo referente. Ma non si è arrivato a coinvolgere né la maggioranza degli aventi diritto, né quella enorme massa di figli di italiani che si sono largamente integrati, in massima parte con successo, e non si sentono attratti dalla scarsa offerta politica culturale dell’Italia all’estero. Noi dobbiamo – ha proseguito D’Alema – avere come interlocutore il mondo attivo e organizzato, ma allo stesso tempo incoraggiare tutti a partecipare alla rappresentanza uscendo dalla logica di autoreferenzialità”.
Il presidente ha inoltre spiegato come gli eletti all’estero debbano, senza dimenticare le esigenze delle nostre comunità nel mondo, rappresentare anche un tramite fra l’Italia e i paesi dove sono stati eletti, favorendo la proiezione internazionale del nostro paese. In pratica impostare una nuova politica che, valorizzando il ruolo delle associazioni, si rivolga anche ai 60 milioni oriundi nel mondo. “Lavoriamo per realizzare – ha spiegato D’Alema – un progetto culturale ed economico che consideri sessanta milioni di persone come una leva importante, capace di ridare un forte profilo all’Italia nel mondo, coinvolgendo le politiche pubbliche, la rappresentanza , le imprese e naturalmente le forze associate”.
“L’attuale proposta
di riforma della rappresentanza degli italiani all’estero – ha infine precisato
D’Alema dopo aver auspicato un nuovo modello europeo e globale di cittadinanza
che prenda spunto dall’esperienza cosmopolita della nostra emigrazione - rischia
di indebolire il ruolo di questi organi. Andrebbe seguita la strada di autoriforma
proposta dal Cgie”. (Goffredo Morgia –