ITALIANI ALL’ESTERO
Il segretario generale del Cgie,
Elio Carozza, al seminario organizzato dal Pd “150°.
Una grande Italia oltre l’Italia”
Al centro dell’intervento il sistema di rappresentanza
degli italiani all’estero e il ruolo dell’associazionismo. Richiamata la proposta
di riforma elaborata dal Cgie attraverso un confronto
con Comites e mondo associativo e la sua divergenza
dal testo unificato in discussione al Senato
ROMA – Il segretario generale del Consiglio Generale
degli Italiani all’Estero, Elio Carozza, è intervenuto
stamani nel corso del seminario organizzato dal Pd “150°. Una grande Italia
oltre l’Italia. L’emigrazione nella storia unitaria” ripercorrendo quelli che
sono stati i passi essenziali nella costruzione del sistema di rappresentanza
dei connazionali all’estero.
Una ricapitolazione quanto mai utile, specie alla luce
del dibattito sulla riforma di questi organismi – Comites
e Cgie – in corso in Parlamento e intesa ad evidenziare
il ruolo svolto in quest’ambito da associazionismo e volontariato.
“Si dice spesso che la presenza dei parlamentari eletti
nella circoscrizione Estero abbia completato il sistema di rappresentanza dei
nostri connazionali, realizzando così una compiuta cittadinanza per milioni
di italiani. La modifiche costituzionali relative al voto all’estero hanno infatti
consentito – ha detto Carozza - di superare la convinzione
che ai connazionali all’estero fosse riservato un trattamento di secondo livello,
rispetto ai residenti in patria, per quanto riguarda la partecipazione e l’esercizio
di un diritto loro ascritto”.
Illustrando i vari livelli di rappresentanza e i precedenti
che hanno determinato l’istituzione in sede legislativa di Comites, Cgie, parlamentari eletti
all’estero e Conferenza permanente tra Stato Regioni, Province autonome e Cgie,
Carozza ha indicato come estremamente apprezzabile
e “lungimirante” il fatto che la rappresentanza includa anche i cittadini di
origine italiana, anche se aventi nazionalità diversa. “Al centro della rete
di rappresentanza, basata essenzialmente, se non esclusivamente, sul volontariato,
- precisa il segretario generale – vi è indubbiamente l’associazionismo. Il
patrimonio di oltre 6000 associazioni italiane presenti all’estero ha infatti
contribuito alla discussione e presa di coscienza delle problematiche da parte
della collettività e all’indicazione di soluzioni, costituendo la radice di
tutto il sistema della rappresentanza”. “L’associazionismo ha garantito la rappresentanza
dei connazionali all’estero anche quando Comites,
Cgie ed eletti all’estero non erano ancora previsti
dalla nostre legislazione – ha affermato Carozza.
– Senza il suo impegno tutte le conquiste in termini di diritti sociali e civili
delle nostre collettività non sarebbero mai stati raggiunti”.
Pur ammettendo la necessità di un ripensamento del sistema,
vista la presenza dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, il segretario
generale ricorda come i Comites fossero stati già
riformati nel
“Il nostro Paese ha raggiunto il più esteso livello di
rappresentanza democratica dei connazionali residenti all’estero – afferma il
segretario generale, ricordano ancora una volta come esso sia stato indicato
quale modello da adottare anche da altri Paesi europei nei confronti dei loro
cittadini emigrati.
Secondo Carozza un sistema
di rappresentanza così costituito “ha potuto e saputo svolgere il ruolo assegnatole
dal legislatore”, se si guarda “con serenità e buona fede ai fatti”. “Ha saputo
– prosegue - interpretare e portare all’attenzione delle istituzioni locali
e nazionali le questioni legate ai diritti civili e politici, alla tutela sociale,
in particolare all’assistenza alle fasce deboli e marginali, alla scolarizzazione
e alla promozione della lingua e cultura italiana nel mondo; sostenuto e richiesto
un rinnovamento dell’informazione, difeso la rete consolare ed i servizi, in
un dialogo costantemente cercato con Regioni ed enti locali. La sua attività
di approfondimento, sollecitazione e proposta non ha avuto pause, anche se con
alterna incisività ed efficacia”. Tra le attività promosse, in particolare dal
Cgie, Carozza ha anche ricordato
Il segretario generale si di
“Sarebbe veramente insensato e inspiegabile se il nostro
Paese, in un momento tanto complesso, difficile e delicato sotto ogni aspetto,
scegliesse la strada che conduce ad un vicolo cieco e a privarsi dell’immenso
volontariato che si manifesta da sempre tra gli italiani nel mondo – ha concluso
il segretario generale, auspicando che un cambiamento delle forme della rappresentanza
possa avvenire in un clima politico più sereno di quello attuale in cui “forzature,
chiusure e mancanza di dialogo arrecano solo danno, con il rischio di indebolire
la presenza del nostro Paese nel mondo”. (