INFORM - N. 87 - 5 maggio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, al seminario organizzato dal Pd “150°. Una grande Italia oltre l’Italia”

Al centro dell’intervento il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero e il ruolo dell’associazionismo. Richiamata la proposta di riforma elaborata dal Cgie attraverso un confronto con Comites e mondo associativo e la sua divergenza dal testo unificato in discussione al Senato

 

ROMA – Il segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Elio Carozza, è intervenuto stamani nel corso del seminario organizzato dal Pd “150°. Una grande Italia oltre l’Italia. L’emigrazione nella storia unitaria” ripercorrendo quelli che sono stati i passi essenziali nella costruzione del sistema di rappresentanza dei connazionali all’estero.

Una ricapitolazione quanto mai utile, specie alla luce del dibattito sulla riforma di questi organismi – Comites e Cgie – in corso in Parlamento e intesa ad evidenziare il ruolo svolto in quest’ambito da associazionismo e volontariato.

“Si dice spesso che la presenza dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero abbia completato il sistema di rappresentanza dei nostri connazionali, realizzando così una compiuta cittadinanza per milioni di italiani. La modifiche costituzionali relative al voto all’estero hanno infatti consentito – ha detto Carozza - di superare la convinzione che ai connazionali all’estero fosse riservato un trattamento di secondo livello, rispetto ai residenti in patria, per quanto riguarda la partecipazione e l’esercizio di un diritto loro ascritto”.

Illustrando i vari livelli di rappresentanza e i precedenti che hanno determinato l’istituzione in sede legislativa di Comites, Cgie, parlamentari eletti all’estero e Conferenza permanente tra Stato Regioni, Province autonome e Cgie, Carozza ha indicato come estremamente apprezzabile e “lungimirante” il fatto che la rappresentanza includa anche i cittadini di origine italiana, anche se aventi nazionalità diversa. “Al centro della rete di rappresentanza, basata essenzialmente, se non esclusivamente, sul volontariato, - precisa il segretario generale – vi è indubbiamente l’associazionismo. Il patrimonio di oltre 6000 associazioni italiane presenti all’estero ha infatti contribuito alla discussione e presa di coscienza delle problematiche da parte della collettività e all’indicazione di soluzioni, costituendo la radice di tutto il sistema della rappresentanza”. “L’associazionismo ha garantito la rappresentanza dei connazionali all’estero anche quando Comites, Cgie ed eletti all’estero non erano ancora previsti dalla nostre legislazione – ha affermato Carozza. – Senza il suo impegno tutte le conquiste in termini di diritti sociali e civili delle nostre collettività non sarebbero mai stati raggiunti”.

Pur ammettendo la necessità di un ripensamento del sistema, vista la presenza dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, il segretario generale ricorda come i Comites fossero stati già riformati nel 2003, a due anni dalla modifica costituzionale sul voto all’estero. “Non riesco ancora a cogliere la necessità di un dibattito su questo punto, così come in corso al Senato – dice Carozza -salvo se non in un contesto di rafforzamento degli stessi nel loro luogo di rappresentanza, nei territori e nei paesi, e magari di una loro diffusione più ramificata”.

“Il nostro Paese ha raggiunto il più esteso livello di rappresentanza democratica dei connazionali residenti all’estero – afferma il segretario generale, ricordano ancora una volta come esso sia stato indicato quale modello da adottare anche da altri Paesi europei nei confronti dei loro cittadini emigrati.

Secondo Carozza un sistema di rappresentanza così costituito “ha potuto e saputo svolgere il ruolo assegnatole dal legislatore”, se si guarda “con serenità e buona fede ai fatti”. “Ha saputo – prosegue - interpretare e portare all’attenzione delle istituzioni locali e nazionali le questioni legate ai diritti civili e politici, alla tutela sociale, in particolare all’assistenza alle fasce deboli e marginali, alla scolarizzazione e alla promozione della lingua e cultura italiana nel mondo; sostenuto e richiesto un rinnovamento dell’informazione, difeso la rete consolare ed i servizi, in un dialogo costantemente cercato con Regioni ed enti locali. La sua attività di approfondimento, sollecitazione e proposta non ha avuto pause, anche se con alterna incisività ed efficacia”. Tra le attività promosse, in particolare dal Cgie, Carozza ha anche ricordato la Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo.

Il segretario generale si dichiara consapevole del fatto che il sistema di rappresentanza vada ripensato tenendo conto dalla presenza in Parlamento degli eletti all’estero, ma ricorda come una proposta di riforma fosse già stata formulata attraverso “un ampio confronto con i Comites e il mondo associativo”, una proposta che resta tuttavia molto lontana dal testo unificato nuovamente rinviato dall’Aula all’esame della Commissione Esteri del Senato (vedi Inform di ieri: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n08602.htm). “Un dissenso che è stato nuovamente ribadito nei documenti finali adottati dalle ultime Commissioni continentali del Cgie – ha concluso Carozza, segnalando come la normativa sulla rappresentanza degli italiani all’estero sia invece sempre stata adottata “con un larghissimo consenso non solo in Parlamento, ma anche tra le nostre comunità”.

“Sarebbe veramente insensato e inspiegabile se il nostro Paese, in un momento tanto complesso, difficile e delicato sotto ogni aspetto, scegliesse la strada che conduce ad un vicolo cieco e a privarsi dell’immenso volontariato che si manifesta da sempre tra gli italiani nel mondo – ha concluso il segretario generale, auspicando che un cambiamento delle forme della rappresentanza possa avvenire in un clima politico più sereno di quello attuale in cui “forzature, chiusure e mancanza di dialogo arrecano solo danno, con il rischio di indebolire la presenza del nostro Paese nel mondo”. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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