PARTITI
Seminario organizzato
dal Partito democratico
“150°. Una grande Italia oltre l’Italia. L’emigrazione
nella storia unitaria”
Stamani l’apertura dei lavori con il presidente del Centro
Studi del partito, Gianni Cuperlo e il responsabile
per gli italiani nel mondo, Eugenio Marino. Studiosi, esponenti della politica
e del mondo associativo insieme per una riflessione su storia e attualità delle
collettività italiane all’estero
ROMA – “Non è possibile comprendere la storia d’Italia
senza conoscere le vicende dell’emigrazione italiana, esperienza importante
che ha reso il nostro Paese quello che è oggi, attraverso le sofferenze ma anche
le tante speranze vissute dai nostri connazionali emigrati”: così il presidente
del Centro Studi del Partito democratico, Gianni Cuperlo,
ha aperto stamani al Teatro dei Comici di Roma i lavori del convegno “Una grande
Italia oltre l’Italia. L’emigrazione nella storia unitaria” organizzato dal
Pd nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità nazionale.
Un seminario ricco di interventi di studiosi ed esponenti
della politica e del mondo associativo, ideato per “far comprendere il significato
di questo bagaglio di esperienza all’interno della storia nazionale – ha aggiunto
Cuperlo, - ma anche per offrire un quadro di chi sono
oggi gli italiani all’estero, di come hanno inciso e incidono sulla costruzione
e la salvaguardia del nostro senso di appartenenza nazionale”.
Il presidente del Centro studi ha quindi ricordato brevemente
la storia dell’emigrazione italiana, dagli nascita dello Stato italiano, “quando
coloro che partivano percepivano per lo più il legame con il comune o la regione
di provenienza”, alle nuove forme di mobilità contemporanea, composta prevalentemente
da “elevate professionalità che intendono mantenere un legame ed una sorta di
rapporto circolare con il nostro Paese”. Egli ha parlato di “un deficit di visione”
del governo italiano “che non comprende come l’investimento sulla diffusione
di lingua e cultura italiana apra le porte all’estero anche alla nostra economia
ed ai valori civili dell’Italia repubblicana”. Grave la rimozione della memoria
dell’emigrazione italiana, che si traduce nell’uso di “un linguaggio violento
nei confronti dell’immigrazione di oggi, noncurante di quanti italiani arrivarono
all’estero come clandestini e di quanto impoverito si ritroverebbe il
nostro Paese senza il contributo degli immigrati oggi presenti”. Cuperlo
si augura dunque che la giornata possa servire al partito per “attrezzarci a
governare l’Italia del presente e del futuro, nella consapevolezza e nel rispetto
di chi è venuto prima di noi e di coloro che verranno dopo, per restituire dignità
alla nostra politica estera e al ruolo internazionale dell’Italia in un mondo
sempre più complesso”.
Anche il responsabile degli italiani nel mondo del Pd,
Eugenio Marino, ha sottolineato quanto sia indispensabile oggi una riflessione
sui connazionali che risiedono all’estero, “sul nesso tra il destino dell’Italia
e quello delle sue comunità nel mondo”, spesso trascurato anche per via di un
“atteggiamento di rimozione del fenomeno migratorio dalla storiografia e dall’elaborazione
culturale italiana”. “Siamo convinti che serva alla politica e al Paese provare
a compiere una riflessione approfondita sul fenomeno migratorio, tentando di
elaborare una visione nuova delle nostre comunità nel mondo, che comprenda
la capacità di non recidere il loro storico legame con il Paese d’origine,
ma allo stesso tempo di insistere sull’integrazione nei paesi ospiti, sul cosmopolitismo
di questi italiani e sulla capacità di fare rete e sistema con l’Italia - ha
aggiunto Marino, precisando come “solo il Pd abbia le radici democratiche e
il retroterra culturale per affrontare seriamente e a tutti i livelli le questioni
che riguardano l’emigrazione”.
La ripresa di questo tipo di riflessione appare ancora
più urgente considerando come, nonostante la presenza in Parlamento dei rappresentanti
eletti nella circoscrizione Estero, “il governo abbia perseguito in questi ultimi
3 anni una strategia di sfilacciamento tra Italia e italiani nel mondo,
- afferma l’esponente democratico, - di sistematica riduzione degli investimenti
e di smantellamento di strutture, poteri e rappresentanze degli italiani all’estero”.
“L’aspetto più pericoloso di tutto ciò sta nell’intreccio perverso che si è
generato tra tagli lineari e pesanti a tutti i capitoli di spesa che riguardano
la proiezione dell’Italia all’estero e le sue comunità, il ridimensionamento
irrazionale della rete consolare, il depotenziamento della rappresentanza intermedia
e soprattutto di base, che cancella la sussidiarietà all’estero. Un intreccio,
- ha aggiunto Marino - che soffoca una lunga vicenda storica e cancella positive
e feconde esperienze maturate nel vivo della nostra vicenda emigratoria in diversi
decenni”. Una strategia che il Pd si impegna invece a contrastare, portando
in parlamento le istanze delle collettività italiane all’estero e convogliando
le forze di coloro che intendono tutelare il sistema di rappresentanza espresso
da queste ultime.
Eugenio Marino ha ricordato inoltre lo “spirito di comunità”
che anima le comunità di connazionali all’estero, elemento che ha generato il
fiorire di associazioni e l’atteggiamento solidaristico necessari a mantenere
il legame interno alla collettività italiana e tra quest’ultima e la madre patria.
E appare paradossale per il responsabile Pd “dover ribadire
di questi tempi il valore della nostra storia emigratoria”. “Mentre in Paesi
democraticamente avanzati ed economicamente forti, si guarda all’Italia come
modello per l’articolazione della rappresentanza a vari livelli per coinvolgere
gli italiani all’estero e si cerca di imitarla e riprodurla, - sostiene Marino
- in Italia si cerca di smantellare questo sistema che va dalle rappresentanze
di base a quella parlamentare, lo si vive come una fastidiosa e pericolosa anomalia.
Si depotenzia ogni struttura delle comunità, si tagliano le risorse, mentre
Paesi come il Portogallo,
Approfondire la riflessione sulle realtà dei connazionali
all’estero può servire a contrastare proprio quella che il Pd ritiene essere
una politica “miope e pericolosa” e a mettere a punto quegli strumenti utili
ad invertire la rotta, come la norma sul controesodo dei giovani talenti proposta
da Enrico Letta in Parlamento e recentemente approvata, a proposito di nuove
mobilità.
“Ma resta un lavoro profondo e quotidiano da fare – conclude
Marino, - che è quello teso a rafforzare nelle nostre comunità quella fiducia
nell’Italia e nella sua classe politica che negli ultimi anni è stata minata
profondamente, alimentando ancora il sentimento di comunità già richiamato
e che ha consentito alle prime generazioni di portare avanti battaglie unitarie
di integrazione, riconoscimento di diritti, legittimità politica e di rappresentanza”.
Battaglie che hanno arrecato traguardi alla società nel suo complesso, conquiste
di cui l’Italia rischia però di privarsi se non riconosce un analogo potenziale
agli immigrati che oggi sbarcano sul suo suolo. (