INFORM - N. 86 - 4 maggio 2011


SINDACATI

Accolta oggi nella sede UIL di Roma la delegazione del sindacato di Tunisi UGTT

I delegati, inviati dalla UIL di Roma e del Lazio, incontreranno nei prossimi giorni esponenti delle istituzioni e del settore imprenditoriale per discutere la possibilità di investimenti in Tunisia e dei recenti avvenimenti legati alla Rivoluzione dei Gelsomini

 

ROMA – E’ stata accolta e presentata stamani alla stampa la delegazione del sindacato UGTT di Tunisi in visita a Roma su invito dell’Unione Italiana del Lavoro di Roma e del Lazio, gemellata all’organizzazione sindacale tunisina da oltre 20 anni.

La delegazione, guidata dal segretario generale UGTT di Tunisi, Tabboubi Nourredine e composta dai vice segretari Jerjir Habib e Lakhdhar Zied, in città sino al 9 maggio, incontrerà esponenti delle istituzioni e del settore imprenditoriale italiano per discutere la possibilità di investimenti in Tunisia, particolarmente urgenti in un momento come quello attuale, ancora contrassegnato dall’incertezza degli esiti della Rivoluzione dei Gelsomini che ha sancito la fine del potere di Ben Alì.

Oltre all’elaborazione di progetti concreti per lo sviluppo tunisino, orientati in particolare al sostegno della stagione turistica imminente e alla formazione dei giovani lavoratori, la visita offre l’occasione di comprendere meglio gli avvenimenti degli ultimi mesi, offrendo tasselli utili alla comprensione del processo di trasformazione in atto in tutta l’area a sud del Mediterraneo. Una trasformazione che non potrà che non avere importanti conseguenze anche sui rapporti in essere con l’Italia e l’Unione Europea nel suo insieme.

“Si tratta della prima visita ufficiale della delegazione tunisina all’estero dopo la caduta di Ben Ali – tiene a precisare il segretario generale della UIL di Roma e Lazio, Luigi Scardaone, ribadendo come l’obiettivo degli incontri organizzati sia essenzialmente “operativo”: “la nostra finalità è coinvolgere istituzioni ed imprenditori italiani in investimenti per la creazione di lavoro e formazione in Tunisia – aggiunge Scardaone, - una scommessa per chi crede nella concretizzazione di progetti che risulteranno decisivi per la stabilità di tutta l’area, proprio perché consideriamo la Tunisia come la nostra principale porta di ingresso nel Maghreb”.

Si tratta quindi di sviluppare un approccio innovativo che consenta di rivedere la politica di cooperazione italiana ed europea con questi Paesi e di incidere sulla sorte stessa della trasformazione politica in corso. “Il sostegno al nostro settore turistico ed investimenti sul territorio garantirebbero uno sviluppo della Tunisia molto importante – afferma Jerjir Habib. – La rivoluzione ha insistito sui principi della dignità e della libertà per uomini e donne. La rivendicazione di questi due valori è stata il principale fattore di successo del movimento, ma essa potrebbe divenire nello stesso tempo causa del suo fallimento, qualora si tradissero le aspettative della società civile che è scesa in piazza. Per questo, sostenendo la nostra economia e il nostro sviluppo potrete divenire voi stessi partner della rivoluzione – ha detto Habib – e deciderne l’esito”.

Anche il segretario generale Nourredine ha insistito sulla necessità di un sostegno all’economia tunisina, “nel turismo, nei settori tradizionali, come quella manifatturiero – ha detto, – ma anche in quelli avanzati delle tecnologie, dell’ambiente e del riciclaggio dei rifiuti”. Impegno congiunto viene chiesto anche per le problematiche relative ai profughi, ricordando i molti rifugiati libici che fuggono ora dalla guerra e i somali o eritrei che già si sono trovati costretti a lasciare i loro Paesi e desiderano restare in loco. “La Tunisia è e potrà continuare ad essere un modello per i Paesi dell’area non solo per la lotta al terrorismo, ma per le riforme politiche, sociali ed economiche che nel corso della sua storia è riuscita a mettere in campo – ha aggiunto Nourredine citando ad esempio il codice del diritto di famiglia adottato nel 1956. “Oggi, in un periodo di transizione in cui ci prepariamo ad elezioni libere e democratiche, avvertendone tutta la complessità – ha detto il segretario generale del sindacato tunisino, – una nuova tappa è stata raggiunta con il riconoscimento della parità di uomini e donne nelle liste elettorali”. Egli ha ricordato anche come l’UGTT abbia sostenuto le proteste di giovani, donne, lavoratori ed intellettuali. “La nostra organizzazione è rimasta autonoma ed indipendente anche nel corso del periodo dittatoriale di Ben Alì – ha segnalato Nourredine, – consentendo un dibattito interno che ha preservato l’esistenza di un nucleo di società civile pronta al dibattito, non assopita o piegata alla dittatura”.

Questo nucleo, presente fuori e dentro il sindacato, è l’elemento che porta a classificare la rivoluzione, piuttosto che come un movimento spontaneo, come “il risultato di un accumulo di vari movimenti e spinte al cambiamento, a livello sociale, politico ed economico, avviatisi a partire dai primi anni ’90 – ha spiegato Lakhdhar Zied, – in particolare in una regione tunisina che contestava l’accentramento del potere nella capitale, ribellione che fu soffocata nel sangue”. Tra i motivi scatenanti la rivolta recente, invece, Zied cita “le abissali disuguaglianze sociali ed economiche tra cittadini e aree territoriali tunisine, una disparità che diverse analisi e studi condotti dall’UGTT aveva fortemente evidenziato”.

Porre rimedio alle diseguaglianze e ritrovare un equilibrio all’interno di tutto il bacino del Mediterraneo consentirebbe anche di riprendere il Processo di Barcellona, il cui fallimento viene imputato in primis “alla mancata soluzione del problema palestinese, questione che si può sperare di districare solo rispettando il diritto internazionale – prosegue Zied, che definisce, inoltre, l’Unione per il Mediterraneo lanciata dal presidente francese Nicolas Sarkosy “una regressione rispetto all’iniziale progetto contenuto nel processo di Barcellona”. “Come è possibile – egli si chiede – pensare alla parità di un’Unione tra governi democraticamente eletti e governi che invece sono espressione di poche famiglie influenti e che agiscono secondo una logica di stampo mafioso?”

Anna Rea, della segreteria confederale UIL, aggiunge ai motivi del fallimento del Processo di Barcellona “le contraddizioni tutt’ora presenti nell’Unione Europa, divisa tra un fronte costituito dai Paesi più a Nord e l’area più meridionale”. “Le rivoluzioni avvenute in Nord Africa sono un processo importante anche per l’Europa, affinché si apra un confronto interno ad essa più equilibrato, in cui la regione del Mediterraneo possa essere veramente considerata una risorsa – afferma Anna Rea, segnalando come parte importante del Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati in programma ad Atene la prossima settimana, sarà dedicata proprio alla discussione di questi eventi. La CES ha inviato in proposito nei giorni scorsi una lettera indirizzata ai governi europei per richiamare la loro attenzione sul delicato periodo di transizione attraversato dalla Tunisia, proponendo all’Unione l’adozione di misure utili a non ostacolare o arrestare il processo. Solo in questo modo i giovani tunisini potranno concretamente progettare un futuro nella loro terra d’origine. “Inoltre la UIL nazionale è impegnata a fare in modo che le organizzazioni locali e governative lavorino alla costituzione di un sistema di accoglienza equilibrato dei profughi e migranti provenienti dall’area mediterranea – ha ricordato il segretario confederale della UIL, Guglielmo Loy, sottolineando come anche l’Europa debba rivedere la sua politica in materia.

La delegazione del sindacato tunisino incontrerà domani il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i rappresentanti della Camera di commercio e, nei prossimi giorni, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti e l’assessore al lavoro e formazione della provincia di Roma, Mariella Zezza. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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