SINDACATI
Accolta oggi nella sede UIL di Roma la delegazione del
sindacato di Tunisi UGTT
I delegati, inviati dalla UIL di Roma e del Lazio, incontreranno
nei prossimi giorni esponenti delle istituzioni e del settore imprenditoriale
per discutere la possibilità di investimenti in Tunisia e dei recenti avvenimenti
legati alla Rivoluzione dei Gelsomini
ROMA – E’ stata accolta e presentata stamani alla stampa
la delegazione del sindacato UGTT di Tunisi in visita a Roma su invito dell’Unione
Italiana del Lavoro di Roma e del Lazio, gemellata all’organizzazione sindacale
tunisina da oltre 20 anni.
La delegazione, guidata dal segretario generale UGTT
di Tunisi, Tabboubi Nourredine
e composta dai vice segretari Jerjir Habib e Lakhdhar Zied, in città sino al 9 maggio, incontrerà esponenti delle
istituzioni e del settore imprenditoriale italiano per discutere la possibilità
di investimenti in Tunisia, particolarmente urgenti in un momento come quello
attuale, ancora contrassegnato dall’incertezza degli esiti della Rivoluzione
dei Gelsomini che ha sancito la fine del potere di Ben Alì.
Oltre all’elaborazione di progetti concreti per lo sviluppo
tunisino, orientati in particolare al sostegno della stagione turistica imminente
e alla formazione dei giovani lavoratori, la visita offre l’occasione di comprendere
meglio gli avvenimenti degli ultimi mesi, offrendo tasselli utili alla comprensione
del processo di trasformazione in atto in tutta l’area a sud del Mediterraneo.
Una trasformazione che non potrà che non avere importanti conseguenze anche
sui rapporti in essere con l’Italia e l’Unione Europea nel suo insieme.
“Si tratta della prima visita ufficiale della delegazione
tunisina all’estero dopo la caduta di Ben Ali – tiene a precisare il segretario
generale della UIL di Roma e Lazio, Luigi Scardaone,
ribadendo come l’obiettivo degli incontri organizzati sia essenzialmente “operativo”:
“la nostra finalità è coinvolgere istituzioni ed imprenditori italiani in investimenti
per la creazione di lavoro e formazione in Tunisia – aggiunge Scardaone,
- una scommessa per chi crede nella concretizzazione di progetti che risulteranno
decisivi per la stabilità di tutta l’area, proprio perché consideriamo
Si tratta quindi di sviluppare un approccio innovativo
che consenta di rivedere la politica di cooperazione italiana ed europea con
questi Paesi e di incidere sulla sorte stessa della trasformazione politica
in corso. “Il sostegno al nostro settore turistico ed investimenti sul territorio
garantirebbero uno sviluppo della Tunisia molto importante – afferma Jerjir Habib. – La rivoluzione ha
insistito sui principi della dignità e della libertà per uomini e donne. La
rivendicazione di questi due valori è stata il principale fattore di successo
del movimento, ma essa potrebbe divenire nello stesso tempo causa del suo fallimento,
qualora si tradissero le aspettative della società civile che è scesa in piazza.
Per questo, sostenendo la nostra economia e il nostro sviluppo potrete divenire
voi stessi partner della rivoluzione – ha detto Habib – e deciderne l’esito”.
Anche il segretario generale Nourredine
ha insistito sulla necessità di un sostegno all’economia tunisina, “nel turismo,
nei settori tradizionali, come quella manifatturiero – ha detto, – ma anche
in quelli avanzati delle tecnologie, dell’ambiente e del riciclaggio dei rifiuti”.
Impegno congiunto viene chiesto anche per le problematiche relative ai profughi,
ricordando i molti rifugiati libici che fuggono ora dalla guerra e i somali
o eritrei che già si sono trovati costretti a lasciare i loro Paesi e desiderano
restare in loco. “
Questo nucleo, presente fuori e dentro il sindacato,
è l’elemento che porta a classificare la rivoluzione, piuttosto che come un
movimento spontaneo, come “il risultato di un accumulo di vari movimenti e spinte
al cambiamento, a livello sociale, politico ed economico, avviatisi a partire
dai primi anni ’90 – ha spiegato Lakhdhar Zied, – in particolare in una regione tunisina che contestava
l’accentramento del potere nella capitale, ribellione che fu soffocata nel sangue”.
Tra i motivi scatenanti la rivolta recente, invece, Zied cita “le abissali disuguaglianze sociali ed economiche
tra cittadini e aree territoriali tunisine, una disparità che diverse analisi
e studi condotti dall’UGTT aveva fortemente evidenziato”.
Porre rimedio alle diseguaglianze e ritrovare un equilibrio
all’interno di tutto il bacino del Mediterraneo consentirebbe anche di riprendere
il Processo di Barcellona, il cui fallimento viene imputato in primis
“alla mancata soluzione del problema palestinese, questione che si può sperare
di districare solo rispettando il diritto internazionale – prosegue Zied,
che definisce, inoltre, l’Unione per il Mediterraneo lanciata dal presidente
francese Nicolas Sarkosy “una regressione rispetto
all’iniziale progetto contenuto nel processo di Barcellona”. “Come è possibile
– egli si chiede – pensare alla parità di un’Unione tra governi democraticamente
eletti e governi che invece sono espressione di poche famiglie influenti e che
agiscono secondo una logica di stampo mafioso?”
Anna Rea, della segreteria confederale UIL, aggiunge
ai motivi del fallimento del Processo di Barcellona “le contraddizioni tutt’ora
presenti nell’Unione Europa, divisa tra un fronte costituito dai Paesi più a
Nord e l’area più meridionale”. “Le rivoluzioni avvenute in Nord Africa sono
un processo importante anche per l’Europa, affinché si apra un confronto interno
ad essa più equilibrato, in cui la regione del Mediterraneo possa essere veramente
considerata una risorsa – afferma Anna Rea, segnalando come parte importante
del Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati in programma ad Atene
la prossima settimana, sarà dedicata proprio alla discussione di questi eventi.
La delegazione del sindacato tunisino incontrerà domani
il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i rappresentanti della Camera di commercio
e, nei prossimi giorni, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti
e l’assessore al lavoro e formazione della provincia di Roma, Mariella Zezza.
(Viviana Pansa –