GRANDI MOSTRE
A Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dall’11 settembre
“Gli anni folli.
FERRARA – “Gli anni folli.
Dalla fine della Prima Guerra mondiale ai primi anni
Trenta a Parigi si respirava l'aria di una nuova era. Il senso di rinascita
e il desiderio di dimenticare i traumi della Grande Guerra si manifestarono
nella prorompente vitalità di quegli anni che furono chiamati “folli”. I costumi
liberali, il fermento intellettuale, i teatri, i caffè, il jazz, le gallerie
attrassero a Parigi, novella mecca dell'arte, artisti da ogni parte del mondo,
che scelsero quel crocevia internazionale per siglare le loro ricerche più avanzate
segnando in modo indelebile la storia dell'arte dei decenni a seguire. I sentimenti
del periodo, oscillanti tra euforia e incertezza, si riflettono in uno stupefacente
caleidoscopio di stili, che esprimono ora la volontà di rompere con il passato
per ripartire da zero, ora la necessità di ristabilire un nuovo ordine sulle
fondamenta della tradizione.
Organizzata da Ferrara Arte, questa esposizione
ambiziosa – la prima dedicata in Italia a questo tema – riunirà una selezione
di opere di grandi maestri all'apice della loro carriera, capolavori raramente
concessi in prestito dai più prestigiosi musei e collezioni private del mondo.
Soprattutto dipinti, ma anche sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni rievocheranno
quella stagione irripetibile che vide intrecciarsi le principali tendenze artistiche
della prima metà del Novecento e le vicende leggendarie dei più grandi geni
del secolo, prima che l'ascesa del Terzo Reich in Germania cambiasse in maniera
irreversibile il clima europeo.
Il prologo della mostra è dedicato all'ultima, sorprendente
stagione creativa di due maestri impressionisti ancora attivi nel primo dopoguerra,
Monet e Renoir. Se il primo, nel celebre Ponte giapponese, traduce l'emozione
palpitante provata al cospetto della natura in un'esplosione di colore al limite
dell'astrazione, Renoir con la monumentale Fonte indicò a Picasso e ai suoi
colleghi la forza di una rilettura moderna dell'arte classica e rinascimentale.
Il carattere cosmopolita e bohémien del quartiere parigino
di Montparnasse rivivrà attraverso i nudi e i ritratti
della cosiddetta “Scuola di Parigi”, una variegata costellazione di artisti
stranieri – come Modigliani, Chagall, Van Dongen,
Foujita o Soutine – accomunati
da uno stile figurativo fortemente personale, coerente con il sogno di libertà
che li aveva attratti nella capitale francese.
Tra i nuovi imperativi che guidarono le scelte artistiche
della Parigi del dopoguerra s'impose un diffuso desiderio di armonia dopo l'esperienza
distruttiva del conflitto mondiale, di cui si fecero interpreti molti capofila
delle avanguardie storiche, ora all'apice della notorietà. Capolavori come Mandolino,
bicchiere, fruttiera e frutta di Picasso e Il tavolino rotondo di Braque testimoniano
lo stile elegante e misurato sperimentato in questa fase dai padri del cubismo.
Nel contempo l'artista spagnolo fu tra i pionieri, assieme a Derain
e De Chirico, di quel vasto movimento che attinse alla lezione dei maestri del
passato per fondare un moderno classicismo: ne sono espressione i maestosi Nudo
con gatto di Derain e Due figure mitologiche di De
Chirico o soggetti tratti dalla Commedia dell'arte, come Pulcinella malinconico
di Severini. A loro volta Matisse e Bonnard recuperarono una vena naturalistica nelle sensuali
figure create al sud e in Normandia ma esposte a Parigi, come i bellissimi Nudo
disteso e Nudo su sfondo giallo protagonisti di una sezione dedicata ai due
maestri. Sempre a Parigi, dal
Il teatro rappresentò un'importante frontiera per gli
artisti, che idearono costumi e scenografie per compagnie sperimentali come
i Balletti Russi e i Balletti Svedesi, spesso esprimendo sulla scena le punte
più avanzate delle loro ricerche creative. Uno spettacolare allestimento di
costumi, bozzetti e riproduzioni di apparati scenici di Matisse, Larionov, Léger e De Chirico restituirà
la suggestione di quelle “opere d’arte totale” nate dall'incontro tra musica,
coreografia e arti visive.
Con il dadaismo e il surrealismo, irruppe nuovamente
sulla scena artistica parigina lo spirito radicale e rivoluzionario dell'avanguardia.
Ironiche, provocatorie e iconoclaste, le opere dei dadaisti irridono le convenzioni
morali e culturali della società borghese, senza risparmiare l'arte e il linguaggio:
ne sono esempi emblematici i ready made di Duchamp, Air de Paris o Fresh Widow,
e di Man Ray, Cadeau, così come i congegni meccanici di Picabia
quale L’oeil. Camera. In seguito, la nascita del surrealismo
riaccese un progetto utopistico di portata universale, restituire un significato
nuovo al mondo, che portasse alla liberazione materiale e spirituale dell'uomo.
La mostra si chiude con le tele e le sculture di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti: finestre aperte
sul meraviglioso che invitano ad abbattere ogni inibizione e a risvegliare il
desiderio e l'immaginazione.(