INFORM - N. 84 - 2 maggio 2011


GRANDI MOSTRE

A Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dall’11 settembre

“Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì”

 

FERRARA – “Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì”: Ferrara si prepara ad ospitare la grande mostra che sarà allestita al Palazzo dei Diamanti dall’11 settembre 2011 all’8 gennaio 2012.

Dalla fine della Prima Guerra mondiale ai primi anni Trenta a Parigi si respirava l'aria di una nuova era. Il senso di rinascita e il desiderio di dimenticare i traumi della Grande Guerra si manifestarono nella prorompente vitalità di quegli anni che furono chiamati “folli”. I costumi liberali, il fermento intellettuale, i teatri, i caffè, il jazz, le gallerie attrassero a Parigi, novella mecca dell'arte, artisti da ogni parte del mondo, che scelsero quel crocevia internazionale per siglare le loro ricerche più avanzate segnando in modo indelebile la storia dell'arte dei decenni a seguire. I sentimenti del periodo, oscillanti tra euforia e incertezza, si riflettono in uno stupefacente caleidoscopio di stili, che esprimono ora la volontà di rompere con il passato per ripartire da zero, ora la necessità di ristabilire un nuovo ordine sulle fondamenta della tradizione.

 Organizzata da Ferrara Arte, questa esposizione ambiziosa – la prima dedicata in Italia a questo tema – riunirà una selezione di opere di grandi maestri all'apice della loro carriera, capolavori raramente concessi in prestito dai più prestigiosi musei e collezioni private del mondo. Soprattutto dipinti, ma anche sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni rievocheranno quella stagione irripetibile che vide intrecciarsi le principali tendenze artistiche della prima metà del Novecento e le vicende leggendarie dei più grandi geni del secolo, prima che l'ascesa del Terzo Reich in Germania cambiasse in maniera irreversibile il clima europeo.

Il prologo della mostra è dedicato all'ultima, sorprendente stagione creativa di due maestri impressionisti ancora attivi nel primo dopoguerra, Monet e Renoir. Se il primo, nel celebre Ponte giapponese, traduce l'emozione palpitante provata al cospetto della natura in un'esplosione di colore al limite dell'astrazione, Renoir con la monumentale Fonte indicò a Picasso e ai suoi colleghi la forza di una rilettura moderna dell'arte classica e rinascimentale.

Il carattere cosmopolita e bohémien del quartiere parigino di Montparnasse rivivrà attraverso i nudi e i ritratti della cosiddetta “Scuola di Parigi”, una variegata costellazione di artisti stranieri – come Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine – accomunati da uno stile figurativo fortemente personale, coerente con il sogno di libertà che li aveva attratti nella capitale francese.

Tra i nuovi imperativi che guidarono le scelte artistiche della Parigi del dopoguerra s'impose un diffuso desiderio di armonia dopo l'esperienza distruttiva del conflitto mondiale, di cui si fecero interpreti molti capofila delle avanguardie storiche, ora all'apice della notorietà. Capolavori come Mandolino, bicchiere, fruttiera e frutta di Picasso e Il tavolino rotondo di Braque testimoniano lo stile elegante e misurato sperimentato in questa fase dai padri del cubismo. Nel contempo l'artista spagnolo fu tra i pionieri, assieme a Derain e De Chirico, di quel vasto movimento che attinse alla lezione dei maestri del passato per fondare un moderno classicismo: ne sono espressione i maestosi Nudo con gatto di Derain e Due figure mitologiche di De Chirico o soggetti tratti dalla Commedia dell'arte, come Pulcinella malinconico di Severini. A loro volta Matisse e Bonnard recuperarono una vena naturalistica nelle sensuali figure create al sud e in Normandia ma esposte a Parigi, come i bellissimi Nudo disteso e Nudo su sfondo giallo protagonisti di una sezione dedicata ai due maestri. Sempre a Parigi, dal 1919, l'olandese Mondrian diede alla luce le sue rivoluzionarie composizioni neoplastiche ispirate a un principio di ordine universale, che rispondeva anch'esso ad una condivisa esigenza di armonia e di equilibrio. In mostra è presente tra l'altro una delle sue primissime composizioni a griglie di colori puri Grande composizione A con nero rosso, grigio, giallo e blu.

Il teatro rappresentò un'importante frontiera per gli artisti, che idearono costumi e scenografie per compagnie sperimentali come i Balletti Russi e i Balletti Svedesi, spesso esprimendo sulla scena le punte più avanzate delle loro ricerche creative. Uno spettacolare allestimento di costumi, bozzetti e riproduzioni di apparati scenici di Matisse, Larionov, Léger e De Chirico restituirà la suggestione di quelle “opere d’arte totale” nate dall'incontro tra musica, coreografia e arti visive.

Con il dadaismo e il surrealismo, irruppe nuovamente sulla scena artistica parigina lo spirito radicale e rivoluzionario dell'avanguardia. Ironiche, provocatorie e iconoclaste, le opere dei dadaisti irridono le convenzioni morali e culturali della società borghese, senza risparmiare l'arte e il linguaggio: ne sono esempi emblematici i ready made di Duchamp, Air de Paris o Fresh Widow, e di Man Ray, Cadeau, così come i congegni meccanici di Picabia quale L’oeil. Camera. In seguito, la nascita del surrealismo riaccese un progetto utopistico di portata universale, restituire un significato nuovo al mondo, che portasse alla liberazione materiale e spirituale dell'uomo. La mostra si chiude con le tele e le sculture di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti: finestre aperte sul meraviglioso che invitano ad abbattere ogni inibizione e a risvegliare il desiderio e l'immaginazione.(Inform)

 

 


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