INFORM - N. 84 - 2 maggio 2011


INTERVENTI

In occasione della Festa dei lavoratori, il 1° maggio

Antonio Bruzzese, presidente del patronato Inca in Argentina, richiama la centralità del lavoro e la necessità di un ripensamento delle tutele ad esso legate

Una riflessione sul rapporto tra i connazionali residenti all’estero e l’Italia

 

BUENOS AIRES – Antonio Bruzzese, presidente del patronato Inca in Argentina, parla delle ricorrenze più significative che l’Italia e i suoi connazionali all’estero celebrano in queste settimane,  25 aprile, 1° maggio, 2 giugno,  registrando nello stesso tempo “un distacco” tra la collettività di origine italiana residente all’estero, specie quella presente in Argentina, e la Penisola.

“Una distacco – afferma Bruzzese in un intervento diffuso in occasione della Festa dei lavoratori, il 1° maggio – che non è mai stato così grande, eppure gli italiani in Argentina sono il cuore del Paese. Il 30% delle piccole e medie imprese sono di imprenditori italo-argentini, un livello di tutto riguardo nelle grandi imprese: auto, costruzioni, nel settore agro-alimentare, persino in quello minerario. Le nostre istituzioni - prosegue il presidente del patronato Inca, - Ambasciata, Consolati, Comites, associazioni, Istituto di Cultura, scuole e Università a noi legate, rappresentano un insieme che, considerati i continui tagli, fanno miracoli per mantenere alto il legame con l’Italia nella lingua, cultura, tradizioni accanto a servizi che nella collettività  vengono svolti con attenzione e competenza dai patronati”. 

Per Bruzzese la recente visita del ministro Frattini, “a distanza di 12 anni – precisa - dall’ultima visita di un ministro degli esteri italiano in loco”, non basta a colmare la sensazione avvertita di “una sorta di scomparsa dall’agenda politica di questa galassia di decine di milioni di persone di origine italiana e dei 4 milioni e mezzo di italiani che vivono all’estero, nonostante la presenza e l’attività di 18 parlamentari eletti nella circoscrizione Estero”. “Nel reclamare diritti – prosegue Bruzzese - si chiede un maggiore presenza dello Stato italiano, nella lingua, cultura, nell’assistenza sanitaria, nelle pensioni, un trattamento fiscale più equo, un forte rapporto tra lo Stato italiano con le imprese e i suoi imprenditori”.

Tra gli elementi che pesano sul rapporto tra Italia e cittadini italiani residenti in loco, Bruzzese segnala “un sistema di tutela sociale ridotto ai minimi termini”, con convenzioni bilaterali di sicurezza sociale stipulate molti anni fa e solo con alcuni degli Stati dell’America latina (Argentina, Uruguay, Brasile e Venezuela), accanto a “vere e proprie inadempienze, come quello dell’importo aggiuntivo di 154 euro sulle pensioni che non viene erogato da più di 10 anni”. Egli richiama inoltre una maggiore attenzione all’ipotesi di riforma di Comites e Cgie, attualmente al vaglio del Parlamento italiano: “mi pare di scorgere una filosofia liquidatoria di una importante stagione di partecipazione politica da parte delle nostre comunità all’estero – scrive in proposito, pur segnalando la necessità di cogliere i cambiamenti in atto. “Non si può più  parlare di emigrazione così come si è sviluppata fino a qualche tempo fa, - aggiunge. - Dobbiamo affrontare, non solo nei convegni, i diritti di decine di migliaia di migranti, a seguito di imprese, giovani che si muovono per studio e lavoro. Un vero esercito con permanenze non lunghe di anni, in più paesi e senza diritti. In questo contesto inizieremo a lavorare per elaborare delle proposte a favore dei migranti. Un lavoro che metterà insieme vecchi e nuovi diritti del lavoro in un mondo globalizzato”.

Proprio in occasione del 1° maggio Bruzzese sottolinea la necessità che si torni a discutere del tema del lavoro, del diritto del lavoro e della sua centralità quale elemento “sociale, suscettibile di soddisfare bisogni altrui e di fornire strumenti per il lavoro futuro”. “La crisi dello sviluppo è in definitiva la perdita del valore lavoro. I fenomeni che  sembrano caratterizzare questa svolta – segnala - riguardano soprattutto la crisi della rappresentanza sociale dei lavoratori e un forte indebolimento dei sistemi di Welfare  dei paesi più economicamente avanzati”.

Un tema, quello del lavoro, che per il presidente del patronato Inca in Argentina, deve tornare al centro dell’agenda politica del nostro Paese e dello stesso impegno sindacale, che “in questi ultimi anni ha posto una particolare attenzione alla tutela degli occupati, con il rischio di non occuparsi abbastanza del diritto di tutti al lavoro”. Per Bruzzese risulta dunque indispensabile “per il movimento sindacale, rivedere la propria azione. Le tutele – scrive - vanno ridisegnate sapendo che bisogna soddisfare l’esercito dei giovani senza futuro... Una intera generazione di giovani che non è mai entrata nel mercato del lavoro anche se ancora non ne è uscita”. Una generazione che pone urgenti quesiti sociali a cui la politica è chiamata responsabilmente a rispondere.

“La festa del primo maggio deve essere un momento di consapevolezza di questa nuova centralità del lavoro, - conclude Bruzzese - della necessità di organizzare con particolare attenzione coloro che non hanno diritti e rischiano di bruciare la propria esistenza tra marginalità e solitudine”. (Inform)

 


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