ESPERIENZE
ALL’ESTERO
Dal “Messaggero di sant’Antonio”, edizione per l’estero
Vancouver, due per sei. Da Vicenza al Canada con il programma
vacanza-lavoro
Carlo Dal Sasso e Francesca Mursia hanno vissuto per
sei mesi nella metropoli della British Columbia. Con
l’ambizione di proseguire questa esperienza all’estero perché oggi l’Italia
non offre molte prospettive ai giovani
VANCOUVER - Non ci sono solo «cervelli» in fuga dall’Italia.
In giro per il mondo ci sono anche giovani italiani che non desiderano fuggire
ma semplicemente ampliare le loro conoscenze ed esperienze. Non sono emigranti
nel senso tradizionale della parola, e non sono nemmeno turisti in viaggio di
piacere. Due di loro, Carlo Dal Sasso e Francesco Mursia, hanno ottenuto visti
di vacanza-lavoro a tempo determinato. Permessi rilasciati in base ad accordi
tra Stati, in questo caso tra Canada e Italia.
Si sono allontanati per qualche mese dal loro ambiente
d’origine, da occupazioni non del tutto soddisfacenti, per rincorrere un sogno.
Succede, soprattutto a chi non si accontenta di vivere alla giornata sacrificando
percorsi di realizzazione personale e sociale.
Entrambi provenienti da Vicenza, la bella città palladiana
del Veneto, Carlo ha una laurea in Scienze della comunicazione con relativa
specializzazione; Francesco, che ha alle spalle studi secondari, possiede una
rara manualità e una vivace disponibilità ai rapporti umani. Carlo avrebbe potuto
operare come Addetto stampa e Pr al Centro culturale italiano, dove gli
hanno invece offerto un posto di cameriere part-time al Dipartimento Catering.
Francesco è stato assunto, il giorno immediatamente successivo al suo sbarco
a Vancouver, da un noto emporio cittadino di mobili e accessori per la casa,
diventandone apprezzato e brillante venditore. Carlo, più introverso, ama osservare
la realtà che lo circonda per descriverla nel suo blog Goin’away dove rivela
la sua dote di arguto critico e scrittore. È inoltre attratto dal mondo del
cinema nel quale ha potuto immergersi come comparsa. Vancouver è pur sempre
la «Hollywood del Nord». Di Francesco è peraltro rivelatrice, sulla sua pagina
Facebook, la quotidiana citazione di lapidarie sentenze ricavate
dai classici o dagli autori contemporanei.
Sei mesi di vita e di lavoro a Vancouver. Perché proprio
qui?
Carlo. Sono appassionato da sempre di televisione americana.
A Vancouver vengono girate molte serie televisive. Ho letto per la prima volta
dell’affinità di Vancouver con il cinema statunitense in un libro scritto dal
mio autore preferito, Douglas Coupland. Inoltre, una
mia conoscente era già stata qui in vacanza tempo fa, e me ne aveva parlato
molto bene. Non sapevo molto della città fino alle Olimpiadi invernali del 2010
che hanno aumentato la sua awareness (conoscenza,
ndr) non solo in me ma, credo, anche nel resto del mondo.
Francesco. La mia scelta di Vancouver si è basata sul clima e sulla
presenza dell’oceano. Un clima mite, con l’alternarsi di stagioni in cui non
fa né troppo freddo né troppo caldo. Poi l’oceano: io non ne posso fare a meno,
e mi fa stare bene sapere che è lì, e che posso raggiungerlo in dieci minuti
a piedi. L’aria che respiri in una città sull’oceano è unica!
Qual è la vostra preparazione specifica, e perché avete
scelto di fare questa esperienza fuori dall’Italia?
Carlo. Io sono laureato e specializzato in Scienze della comunicazione.
Grazie al mio master sulla Comunicazione del Made
in Italy ho lavorato per due anni a Milano nel campo delle pubbliche relazioni;
attività che poi ho proseguito per altri tre anni a Vicenza. Avevo voglia di
misurarmi con un’esperienza di lavoro in Nord America. L’ho rimandata per troppo
tempo. Così, a un certo punto, ho voluto realizzare quello che non avevo mai
fatto in passato: mi sono licenziato da un posto di lavoro sicuro, e mi sono
buttato in quest’avventura.
Francesco. Io non ho una preparazione specifica. I miei studi sono
stati molto generici. Li ho interrotti presto, e nel lavoro sono stato un autodidatta.
Questa esperienza è arrivata al momento giusto. Ho preso al volo l’ultima occasione
disponibile per richiedere il visto, e sono partito perché avevo bisogno di
fare qualcosa per me stesso; qualcosa che, probabilmente, avrei dovuto fare
molti anni fa.
Che cosa offre, attualmente, il mercato del lavoro italiano
a un giovane con i vostri talenti?
Carlo. Io avevo un lavoro a tempo indeterminato e un buon stipendio.
Ma forse con poche possibilità di crescita professionale. Probabilmente questo
dipendeva da quel posto di lavoro specifico più che dalla mia professionalità.
Il campo delle pubbliche relazioni è in continua espansione, specie con l’avvento
dei nuovi media. L’attivazione di nuove frequenze col digitale terrestre, apre
molti sbocchi nel campo della comunicazione televisiva in Italia. Meno nella
professione giornalistica.
Se uno si dà da fare, se è disposto a rimboccarsi le
maniche e ad accettare sacrifici, come trasferirsi a Milano o a Roma, credo
che possa trovare lavoro. Non penso, in questo caso, che l’estero sia sempre
migliore. La lingua, per esempio, è un forte deterrente: per quanto io conosca
l’inglese, lo studi e lo ami, sarò sempre meno bravo a redigere un comunicato
stampa rispetto a una persona madre-lingua inglese.
Francesco. In questo momento, in Italia, forse non c’è nemmeno
un vero e proprio mercato del lavoro. Personalmente non mi ha offerto niente
di interessante negli ultimi due anni.
A Vancouver vi siete adattati a un lavoro, forse, di
ripiego. Accettereste la stessa cosa rientrando in Italia? O state già pensando
ad altre future tappe all’estero?
Carlo. Sì, accetterei se avessi bisogno di soldi per vivere
e se non trovassi altro da fare o non avessi più il supporto dei miei familiari.
Forse non lo farei per molto tempo, ma certamente in via temporanea. Qui a Vancouver
ho fatto il cameriere, un lavoro che avevo già svolto in gioventù; e anche il
commesso. E poi sono due lavori che, seppur non troppo remunerativi, richiedono
poche responsabilità. Sono stati due impieghi dignitosi che mi hanno permesso
di pagare il vitto e l’alloggio finché sono stato qui. Per una decina di volte
ho fatto anche la comparsa in alcune serie televisive. È un lavoro ben retribuito
a fronte della fatica impiegata, cioè molto poca. Ora se le cose andranno per
il verso giusto, dopo un apprendistato non pagato nell’area marketing di un’azienda
veneta, andrò a lavorare in un altro Paese fuori dall’Italia, non negli Stati
Uniti o in Canada, ma pur sempre in un contesto di lingua inglese, e dove ci
sono molti italiani.
Francesco. Non definirei come un lavoro di ripiego quello che ho
trovato qui a Vancouver. Anzi, sono stato fortunato. Ho arricchito il mio bagaglio
professionale con un’esperienza nuova e interessante che forse mi creerà delle
nuove opportunità. Il problema è che, forse, in Italia non riuscirei a coglierle,
vista la difficoltà di inserirsi in un nuovo contesto lavorativo con uno stipendio
adeguato e prospettive di crescita. Diciamo che le valigie non le disfo nemmeno.
Sono pronto a tornare a Vancouver o a partire per una nuova meta, magari per
gli Stati Uniti o
Come giudicate la vostra esperienza a Vancouver? La ripetereste?
Quale consiglio dareste ai vostri amici che magari sono indecisi sul loro futuro?
Carlo. Io la ripeterei. Anche se sei mesi sono davvero pochi
per adattarsi. A chi farà lo stesso percorso, suggerisco di rimanere d’estate
o di cercare fin da subito un modo per prolungare il soggiorno lavorativo. A
tutti consiglierei di partire, se non per sempre, almeno per un po’: è un’esperienza
che apre la mente, aiuta a staccare, a vedere in prospettiva la propria vita,
a valutare e a confrontare le diverse realtà; ad adattarsi, a sforzarsi di comunicare
in una lingua diversa, a fare amicizie, a combattere la timidezza buttandosi
nelle più inattese situazioni.
Francesco. L’esperienza in sé è stata difficile ma splendida. Ovviamente
la ripeterei scegliendo forse di arrivare in primavera. L’inverno freddo è bello
solo se vivi in montagna, altrimenti è uguale a quello di casa, in Italia, e
avverti la solitudine ancora di più. Consiglio a tutti di non aver paura di
provare ad affrontare una nuova esperienza, anche a costo di lasciarsi dietro
più di qualcosa. L’età non conta quando hai voglia di ricominciare.
Per saperne di più. Esperienza Internazionale Canada
- Programma Vacanza-Lavoro www.canadainternational.gc.ca/italy-italie/working_holiday-vacances_travail/index.aspx?lang=ita&menu_id=58&menu=L
(Anna Maria Zampieri
Pan, Messaggero di sant’Antonio, edizione per l’estero, numero di maggio/