RASSEGNA STAMPA
“Il Foglio” intervista il ministro degli Esteri Frattini
sulla crisi siriana e Unifil
ROMA - Intensi contatti segreti con Muammar Gheddafi per una sua uscita soft e contrattata - seccamente respinti dal colonnello libico; iniziativa franco-italiana per sanzioni dell'Unione europea contro i dirigenti del regime di Damasco - "anche se parenti di Bashar el Assad" - e soprattutto la decisione di riprendere in mano la presenza in Libano con Unifil: "Se non è più utile, sgomberiamo; se è utile adeguiamo il mandato". Ecco l'agenda sulla crisi araba del ministro degli Esteri, Franco Frattini.
A chi contesta una posizione ondivaga del governo sulla crisi libica, il ministro ricorda che le crisi o sono traumatiche e sussultorie o non sono tali, e che le risposte vanno continuamente adeguate. Ma soprattutto ricorda che nella crisi araba il punto di riferimento del governo è sempre stato l'interesse nazionale a tenere l'Italia al tavolo della definizione dei nuovi assetti non soltanto della Libia, ma di tutto il nord Africa. E' una banale verità che troppo spesso si sottovaluta a sinistra e a destra, ma il peso diplomatico di una nazione è direttamente proporzionale al suo impegno militare, soprattutto quando richiesto dall'Onu e dalla Nato. Ma il punto di svolta per la decisione di impegnare la nostra aviazione nei bombardamenti è venuto quando Abdul Jalil, presidente del Consiglio nazionale provvisorio, ha capovolto durante la sua visita a Roma l'impostazione del nostro governo che riteneva scabroso un nostro impegno bellico, a causa del nostro passato coloniale: "Ho sentito Jalil dire - ricorda Frattini - con voce commossa, a Silvio Berlusconi e a Giorgio Napolitano: ‘Noi affidiamo a voi la difesa della vita delle donne e dei bambini di Misurata, Ajdabiya e delle altre città assediate; è vostra responsabilità decidere, di fronte al vostro passato, se difenderli o no'; un appello, si badi bene, che viene proprio da quella Cirenaica che soffrì il peggio della guerra coloniale e per di più è fatto proprio dal figlio di Omar al Mukhtar, il capo della resistenza libica, che ha abbandonato Gheddafi e appoggia il Consiglio; da qui la decisione di colpire dall'aria i carri armati che bombardano le città libiche".
Un peso rilevante
nell'evoluzione della posizione italiana è stato giocato anche dall'esito sconfortante
dei contatti che
Capitolo Siria: "Il governo
italiano ha concordato con Nicolas Sarkozy che Italia e Francia, al Consiglio
europeo di maggio, proporranno dure sanzioni mirate contro i responsabili militari
e dei servizi di sicurezza delle stragi delle settimane scorse e certo non ci
fermeremo di fronte al fatto che questi possano essere il fratello o il cugino
o il cognato dello stesso Assad. Nessun doppio standard rispetto alla crisi
libica, anche se a oggi è evidente un decorso diverso". La crisi siriana
può avere un impatto enorme sulle decisioni di Hezbollah (e di Hamas) e quindi
concerne ormai direttamente la missione Unifil in Libano: "Il ruolo che