RASSEGNA STAMPA
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Frattini: “Decisione presa dopo il vertice col capo degli
insorti”
ROMA - La decisione, racconta il ministro degli Esteri, era nell'aria. «E' stata comunicata da Berlusconi ad Obama col quale era in agenda una telefonata, e poi al premier britannico Cameron e al segretario della Nato Rasmussen, ma è maturata nel colloquio di quasi due ore, la settimana scorsa, col presidente del Consiglio di Transizione di Bengasi». In quella visita, sia Jalil che Al Isawi agli interlocutori istituzionali avevano ripetuto: lo sappiamo che i bombardamenti della Nato possono avere dei «danni collaterali», in una guerra ci sono sempre vittime civili, «ma non c'è nessuna possibilità di soluzione pacifica in Libia, Gheddafi non se ne andrà mai». Ora, aggiunge Frattini, «l'Italia partecipa a pieno titolo alla missione, in condizioni di parità in quanto a impegni e responsabilità».
Ministro, per la prima volta nella storia della
Repubblica italiana, l'Italia decide di partecipare a bombardamenti sia pure
in una missione Nato e su mandato dell'Onu. Ci sarà un dibattito con voto del
Parlamento?
«Abbiamo avuto
dal Parlamento un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973 dell'Onu, che
autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione
libica. La risoluzione è chiarissima, ed è in quell'ambito che continuiamo ad
operare: non occorre alcun voto. Il ministro
Intende dire che il tipo di bombardamenti che
effettueranno i caccia italiani a suo avviso non richiede un voto parlamentare?
«Bombarderemo obiettivi mirati, per esempio batterie anticarro, carri armati, depositi di munizioni. Obiettivi pianificati dalla Nato, che ce li indicherà di volta in volta. Prima, a bombardare erano 12 Paesi, adesso sono 13».
C'è il rischio di vittime civili. Siete sicuri
che l'opinione pubblica italiana lo accetterà?
«La situazione
di Misurata è sotto gli occhi del mondo. Di Misurata, e non solo: sono in corso
bombardamenti violentissimi delle truppe di Gheddafi contro la popolazione libica
in tutto l'Ovest del paese. Le stragi continuano indiscriminate, e
Quando è stata presa quella decisione, visto
che le pressioni della Nato duravano da settimane?
«Sabato scorso, quando è stato informato il presidente della Repubblica, che è solidale con la decisione».
Non è un mistero che ad esser contrario fosse
Berlusconi, data anche la posizione della Lega. Quand'è che il presidente del
Consiglio, che ai corrispondenti esteri ha raccontato di aver avuto l'impulso
di dimettersi quando sono cominciati i bombardamenti contro Gheddafi, ha cambiato
idea?
«La decisione è maturata durante la visita di Jalil a Roma. Mai vi considereremo invasori, ci ha detto. A Berlusconi ha fatto un discorso assai toccante. Signor presidente - gli ha detto - voi vi siete fatti ingannare dalla retorica di Gheddafi, ma noi che siamo i libici di Bengasi, i libici che dovrebbero odiare di più gli italiani, riconosciamo che voi non ci avete solo colonizzato: avete costruito il nostro Paese. E' per questo - ha continuato - che abbiamo bisogno di voi, proprio di voi, adesso: aiutateci».
E la contrarietà della Lega? Non rischiate
di indebolire la missione pur di non affrontare, con un voto in Parlamento,
il dissenso politico?
«Si tratta di resistenze che andranno
chiarite tra Berlusconi e Bossi.
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