COMMERCIO ESTERO
Assocamerestero: il supereuro frena il
made in Italy in extra-Ue, ma il valore delle vendite a marzo supera il livello
medio pre-crisi
ROMA - A marzo 2011, il valore delle esportazioni italiane nei Paesi extra-europei supera la media del periodo pre-crisi gennaio-luglio 2008 (14,4 contro circa 13 miliardi di euro)
Roma, 21 aprile
2011 – Rallenta l’avanzata dell’export italiano in extra-UE rispetto ai mesi
precedenti: +16,5% l’incremento tendenziale a marzo
“I dati di oggi sono un’ulteriore conferma rispetto alla settimana scorsa dell’importanza di essere cauti nell’adozione di politiche monetarie restrittive che possono ulteriormente favorire l’apprezzamento dell’euro, visto anche il clima di incertezza legato alla stabilizzazione del debito negli Stati Uniti”, afferma Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, dopo la pubblicazione dei dati Istat.
Nei primi due mesi del 2011 l’Italia riconquista la posizione di secondo esportatore della zona euro al di fuori dell’Unione, con un valore dell’export pari a 27 miliardi di euro, mentre la Francia si attesta a 26,5 miliardi.
In particolare, in alcuni Paesi come la Cina, diventato nostro terzo mercato di sbocco in ambito extra-europeo, le esportazioni di inizio 2011 non solo hanno segnato un recupero ma addirittura un superamento dei valori medi pre-crisi: per la Cina nei primi tre mesi dell’anno le vendite raggiungono infatti i 2,4 miliardi di euro, contro il valore medio di circa 560 milioni nel periodo antecedente ai primi segnali di rallentamento dell’economia (gennaio-luglio 2008).
“Si conferma il
progressivo spostamento delle imprese italiane verso i Paesi che stanno trainando
la ripresa mondiale, tendenza, questa, che già nel 2010 aveva portato al 70%
il contributo dei Paesi extra-europei al surplus Made in Italy. – prosegue Esposito
– Cambia dunque il volto dell’export italiano in quest’Area: nel primo trimestre
2011, il ritmo di crescita su base annua delle vendite di beni strumentali e
intermedi (+21,5% e +24,5%) è infatti più sostenuto di quello dei beni di consumo
(+20,4%), a testimonianza del processo di riorganizzazione e riposizionamento
produttivo delle imprese italiane, che grazie a questa componente possono trarre
un forte impulso dalla ripresa della crescita in primo luogo sui mercati “lontani”.
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