EVENTI
A
Reinach (Basilea) per il 150° dell’Unità d’Italia
Dare un senso al Risorgimento
BASILEA - Il 2 aprile 2011, nell’Aumatten Schulhaus, gli alunni dei corsi di lingua e cultura italiana di Reinach (BL) hanno preparato un evento culturale per celebrare il 150° dell’Unità d’Italia. Un evento che è diventato una lezione di storia per nonni, genitori e alunni.
L’occasione storica di queste celebrazioni in Italia, viene vissuta come una profonda riflessione sull’identità, o sulle identità, di un popolo. Un passaggio collettivo obbligato e necessario in un momento di grandi trasformazioni, in un mondo sempre più globalizzato ma dove di tanto in tanto, provocando grave preoccupazione, riaffiorano sentimenti nazionalistici e localismi inopportuni. Il concetto di PATRIA, che ci auguriamo possa venir fuori da questo lungo dibattito, è quello di una PATRIA LIBERA che dialoga con tante ALTRE PATRIE LIBERE e dove il risentimento xenofobo lascia spazio a una cultura della solidarietà e dell’integrazione.
Risulta essere ancora più importante per chi ha lasciato il proprio paese, ormai da tanto tempo, o per chi nel suo paese di origine non ha mai vissuto, approfittare di questa occasione per andare alla ricerca di quel punto di origine, di quella radice, di quella storia, necessarie alla costruzione di un’identità che ancora prima che collettiva riguarda l’individuo nella sua interezza. Una storia, una radice, ma direi una cultura, da confrontare e integrare con le altre culture che incontriamo e incontreremo sul nostro cammino, di oggi e di domani. Senza storia e senza memoria è molto difficile immaginarsi il futuro.
Il dibattito intorno
al Risorgimento Italiano ha visto confrontarsi diverse visioni storiche e politiche,
due sono emerse in maniera preponderante, quella liberale legata al pensiero
di Cavour e quella sociale legata al pensiero di Gramsci. Il processo di unificazione
era un processo ineludibile per dare corpo e spessore alla NAZIONE ITALIANA,
ormai da troppo tempo in balia di regnanti stranieri. Sicuramente non si svolse
in maniera ortodossa e nel corso degli anni diversi sono stati gli scontenti,
a iniziare dai socialisti, ai cattolici, ai repubblicani, ai meridionali e oggi
quelli della Lega Nord, i quali avrebbero preferito un’annessione alla Svizzera
più che al meridione. Senza Risorgimento non avremmo avuto
L’Italia è sempre stata un progetto di speranza da realizzare, principalmente nei momenti di profonde crisi, dalle vicende che hanno preceduto il Risorgimento, alla grande guerra civile del brigantaggio, espressione di una tensione sociale meridionale, ai grandi disastri delle guerre mondiali e della dittatura fascista, alla Resistenza partigiana, alle tante conquiste sociali che ci hanno lasciato in dote le generazioni che ci hanno preceduto, con il sacrificio e la cultura dell’impegno e dell‘abnegazione, alla solidarietà che è emersa nei momenti di grande sconforto, quando siamo stati sopraffatti dalla forza delle calamità naturali, quando abbiamo portato sostegno e condiviso il dolore di chi è stato colpito dalla brutalità di mafie rese cieche dall’ingordigia per il denaro, e ancora quando siamo stati offesi da una pratica politica incapace di immaginare un indirizzo di promozione umana e sociale, per tentare di qualificare le proprie azioni in difesa del bene comune, o addirittura quando una parte di questo paese si è ostinata nel disconoscere la propria identità, perché resa rigida e incapace ad accettare un principio, che oltre a esprimere solidarietà potesse aprire al rispetto e alla reciprocità.
Penso che tutto ciò che sarà organizzato per questa straordinaria ricorrenza, dovrà obbligatoriamente sfuggire alla retorica celebrativa, e condurci verso la ricerca di un senso che possa orientare le nostre azioni future.
Oggi, che viviamo con particolare affanno una sorte di disagio culturale e sociale, dove le nuove generazioni rappresentano la fascia debole per eccellenza, ritengo che l’apprendimento del nostro recente passato, praticato con atteggiamento critico e passionale non con la freddezza di un nozionismo fine a se stesso, potrebbe aiutare noi tutti, ma in particolare i giovani, ad interpretare il nostro tempo e a gettare le basi per un progetto di un futuro migliore.
Sono due gli aspetti
interessanti che emergono dallo studio del Risorgimento. Il primo riguarda i giovani
con il loro pensiero ribelle e quella scia di protagonismo, che ha caratterizzato
i momenti cruciali della storia di questi 150 anni, penso ai ragazzi del ‘99,
precettati per
Il secondo, invece, la povera gente del sud, gli ultimi, i diseredati, i vinti… che hanno dovuto subire le angherie di un’annessione, di tassazioni, e repressione militare, che è all’origine di una questione meridionale, che si è trascinata fino ai giorni nostri.
Ed è proprio con lo spirito che caratterizza una ricerca di senso, che i ragazzi dei corsi di lingua e cultura italiana di Reinach (BL) hanno partecipato e lavorato per questa giornata di memoria.
All`entrata della scuola è stata allestita una piccola galleria con le immagini del risorgimento (i personaggi, le battaglie, i garibaldini, la storia della bandiera, le carte geografiche). La festa è iniziata quando, schierati sugli scalini della scuola, gli alunni hanno cantato l`Inno di Mameli. Molte voci di giovani e adulti erano rotte dalla commozione, mentre l’eco di Fratelli d’Italia invadeva aule e corridoi.
Poi è stata la
volta della bandiera italiana, descritta in tutti gli aspetti dagli alunni della
scuola (l’articolo 12 della Costituzione, il significato dei colori, la nascita
e le esperienze). La presentazione dei PADRI DELLA PATRIA è toccata all’insegnante,
che ha parlato di Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele e altri come
Carlo Pisacane. Alla presentazione hanno partecipato attivamente alcune mamme.
La signora Silvia ha letto la lettera di Garibaldi che in un momento di riflessione
profonda sull`Italia scrive alla moglie Anita. La signora Enza ha letto la lettera
che Garibaldi che inviò a V. Emanuele II durante la spedizione dei Mille. La
signora Lucia in maniera splendida ha recitato “
Per la seconda
parte ci siamo tutti accomodati in teatro, dove gli alunni di quarta e quinta
insieme ad alcune mamme hanno recitato alcune scene tratte da “Promessi sposi”
di Alessandro Manzoni. Gli attori hanno interpretato in maniera egregia le scene
che erano state selezionate.
La serata si è conclusa con un rinfresco, dove i genitori, i nonni, i parenti,
gli amici e le varie autorità hanno trovato il modo di scambiarsi opinioni e
saluti. In particolare sono stati gli occhi lucidi dei nonni a tradire un velo
di emozione. Particolarmente gradita la presenza del Console di Basilea, Gaetana
Farruggio, del Dirigente scolastico Paolo Saporiti, del Presidente del COMITES
Antonio Arcuri e del Presidente della FOPRAS, Alessandro Calaprice.
In questa particolare
fase storica ritengo che i corsi di lingua e cultura italiana rappresentino
il riferimento essenziale, oltre ad essere linfa e collante della nostra collettività,
essi promuovono un rapporto solidale fra le generazioni e un impegno a realizzare
percorsi educativi di integrazione e comprensione reciproca, in un’epoca di
costruzione di una civiltà multietnica, multireligiosa, e multiculturale. Il
percorso che insieme ai ragazzi abbiamo voluto proporre, vuole, prima di ogni
altra cosa, essere un contributo alla riflessione e al ricordo, e poi un sostegno
alla diffusione della cultura, convinta che il passato non muore finché il presente
continua a dargli senso, ma soprattutto… a chiedergli senso. (Cristina De Cicco*-
* Docente corsi LICIT Fondazione FOPRAS