INFORM - N. 75 - 18 aprile 2011


CGIE - COMMISSIONE AMERICA LATINA

“La Gente d’Italia” intervista il senatore Claudio Micheloni (Pd)

“Il nuovo Cgie dovrà essere un organo veramente istituzionale senza le attuali strutture associative e sociali”

 

MONTEVIDEO - Senatore Micheloni, il CGIE, così com’è oggi, non è più un interlocutore valido?

No, non più. Non risponde ai bisogni di oggi. Io lo rispetto perchè è l’organismo di massima rappresentanza degli italiani all’estero e partecipo alle sue riunioni, ma cerco di adeguarle alla situazione di oggi.

Per quale motivo non è più uno strumento adeguato al suo scopo?

Perchè questo Consiglio deve diventare un organo veramente istituzionale, con una funzione di rappresentanza degli italiani nel mondo presso lo Stato, e questo è possibile solo se nel plenum vengono integrate delle istituzioni e non delle strutture associative, sociali e di vari tipi, come succede adesso. La volontà del gruppo di lavoro del Senato è quella di fare in modo che questi delegati del CGIE nel plenum a Roma facciano parte alla pari, con gli assessori regionali o i presidenti di Regione dove non c’è l’assessore con il ministero di competenza, di un luogo che diventi un tavolo istituzionale di altissimo livello, che possa dare indicazioni e indirizzi politici al Parlamento e al Governo. Perchè i Comites e il CGIE non saranno mai organi che gestiscono un potere concreto, sono organi di rappresentanza che debbono dare indirizzi che poi la politica deve assumersi la responsabilità di accogliere o non accogliere. Allora, più un organismo di rappresentanza di questo tipo è libero da vincoli di partito, di altre forze politiche, e rappresenta veramente la gente, più la politica ascolta ciò che dice. Oggi un Comites può strillare ciò che vuole ma nessuno gli risponde. In questo disegno di legge se un Comites prende una posizione, entro 90 giorni il Ministero degli Esteri dovrà rispondere. Il Consiglio Generale, in questo progetto, deve dare un rapporto al Parlamento, e il Parlamento per legge deve una volta l’anno discutere quel rapporto. Più di questo cosa vogliamo per un organo di rappresentanza? Non ce le ha nessun altro paese nel mondo queste cose. Solo che questa riforma disturba vent’anni di abitudine, di incrostazione, etc.

Vede in questi giorni qualche segnale positivo in questo senso?

Il gruppo di lavoro del Senato, di cui faccio parte, si assume le proprie responsabilità. Pensiamo che stiamo facendo un buon lavoro e andiamo avanti. Abbiamo ascoltato e molte cose che abbiamo inserito nel progetto sono obiezioni serie che sono state fatte, ma è chiaro che non ascoltiamo chi ci dice che non cambiamo niente. Io sono venuto qui a spiegare un progetto che non è popolare, ma sono convinto che con questo faccio il mio dovere di italiano all’estero di migliorare la situazione. Sono venuto per ascoltare, sperando che i consiglieri la smettino di guardare a questa riforma con i paraocchi, in base ai vent’anni che molti di loro hanno di partecipazione al CGIE, ed aprano un po’ gli occhi, pensando ai giovani che poi dovranno sedersi a questo tavolo.

Che attività svolge nel Senato?

Noi eletti all’estero lavoriamo allo stesso modo di tutti gli altri senatori, non ci occupiamo solo dei problemi degli italiani all’estero. Anzi, io rimprovero spesso i miei colleghi perchè dobbiamo essere molto più presenti nel dibattito generale, perchè se ci facessimo percepire tra gli altrii senatori solo come rappresentanti degli italiani all’estero, non conteremmo nulla. Se invece siamo presenti su tutto - anche se è ovviamente questo è un grosso impegno - possiamo influire maggiormente.

Io sono segretatio della Commissione Affari Esteri, e devo occuparmi dell’insieme della politica estera nazionale. È chiaro che se faccio bene questo lavoro, quando arrivo con un problema degli italiani all’estero sono più ascoltato. Questo non è sempre percepito dai nostri elettori. Io che sono in Europa, sono più vicino all’Italia, e in due - tre ore di aereo posso visitare tante città del collegio elettorale. Tutti i fine settimana giriamo per il collegio, possibilità che non ha per esempio la collega Giai, che non può evidentemente fare lo stesso col Sudamerica. Noi in Europa possiamo essere più presenti fisicamente sul territorio, e malgrado questo nelle città questo pare ancora insufficiente. Io sono a casa un giorno alla settimana. Questo è il lavoro del parlamentare, in una situazione molto molto difficile per il nostro paese. Perchè vorrei aggiungere questo: gli italiani all’estero hanno l’impressione che tutta l’Italia ce l’ha con loro, ma in realtà è tutto il paese che vive in grande difficoltà. I nostri problemi – prendo l’esempio dei corsi di lingua e cultura – sono i tagli alle risorse, che fanno sì che sia problematico portare avanti le attività, ma allo stesso momento, alla scuola, in Italia, questo governo ha tolto miliardi di euro. 85.000 precari non hanno avuto il contratto rinnovato. Capisce che il nostro problema, di fronte a questo, è minore. Anche se per noi è vitale, quindi lo difendiamo. E questo vale per la scuola e per tutti gli altri ambiti. E per ottenere qualche risultato dobbiamo risvegliar un po’ di memoria al Parlamento, facendo ricordare l’importanza che gli italiani all’estero hanno avuto ed hanno ancora per l’Italia e per l’economia globale del nostro paese. Se riuscissimo a far passare bene questo messaggio, ci aiuteremmo a risolvere i problemi. (Silvano Malini-Gente d’Italia/Inform)

 


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