INFORM - N. 75 - 18 aprile 2011


CGIE

Fabio Porta (Pd) interviene alla Commissione continentale dell’America latina

A Montevideo il parlamentare illustra i motivi della sua contrarietà alla proposta di riforma degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero in discussione al Senato

 

MONTEVIDEO – Fabio Porta, eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, vice presidente del Comitato permanente per gli italiani all’estero della Camera dei Deputati, è intervenuto nel corso della Commissione continentale del Cgie a Montevideo in merito alla proposta di riforma gli organismi di rappresentanza dei connazionali nel mondo, presentata all’attenzione dell’Aula del Senato giorni fa (vedi Inform del 30 marzo: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n06218.htm ) e rinviata in Commissione Esteri.

Una proposta che Porta definisce “un malriuscito tentativo di normalizzazione del sistema di rappresentanza democratica degli italiani all’estero” e “in controtendenza rispetto al lungo processo di integrazione delle comunità degli italiani nel mondo svoltosi nel corso degli ultimi decenni”. L’esponente democratico si augura perciò che in Commissione venga rivisto l’impianto del disegno di legge, “soprattutto per raccogliere l’invito di quanti in questi mesi hanno indirizzato a noi legislatori proposte e valutazioni attente e circoscritte relative alle ipotesi di riforma presentate in Parlamento”, aggiungendo come sia la stessa rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero a necessitare di “organismi di partecipazione democratica quanto più radicati sul territorio ed espressione del ricco e variegato mondo dell’emigrazione”.

Di seguito Porta ha elencato alcuni dei contenuti della proposta di riforma che egli non condivide: “il generale innalzamento della soglia dei cittadini previsti per l’elezione di un Comites, con una conseguente riduzione del loro numero; l’introduzione del sistema elettorale maggioritario (che rafforza feudi e potentati affaristico-elettorali); la drastica riduzione della presenza degli oriundi (che, al contrario, stanno aumentando in questi anni in numero e qualità la loro presenza all’estero), fatto salvo per alcuni non meglio definiti “prestigiosi esponenti” delle collettività; una inspiegabile mortificazione e penalizzazione del mondo associativo (che non avrà più nei Comites e nel Cgie un loro ruolo e peso specifico); l’eliminazione dei pareri da parte dei Comites (quando invece ci si chiedeva di intervenire per renderli quanto più contundenti e incidenti) e la fine della funzione generale di rappresentanza e di organismo intermedio tra Comites e parlamentari eletti all’estero del Consiglio Generale per gli italiani all’estero”.

Per l’esponente democratico questa proposta di riforma affiderebbe ai parlamentari eletti all’estero “funzioni quasi taumaturgiche rispetto alle quali l’intero sistema di rappresentanza dovrebbe adeguarsi”, introducendo “un pericoloso meccanismo secondo il quale una impropria e inopportuna collusione nei fatti dei poteri della rappresentanza diplomatico-consolare con quella di potentati locali più o meno rappresentativi delle nostre collettività diverrebbe il perno di un sistema del quale i parlamentari esteri sarebbero il naturale e finale referente”.

“Tutto il contrario degli ideali di democrazia e partecipazione costruiti e conquistati grazie ad anni di lotte e di impegno volontario e fattivo da parte di milioni di italiani e italo-discendenti – conclude Porta - che ambiscono ancora a rappresentare il vero valore aggiunto di un’Italia alla disperata ricerca dei modi con i quali uscire dalla crisi”. (Inform)

 


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