INFORM - N. 72 - 13 aprile 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 13.4.2011 l’editoriale del direttore Marco Basti

Cinque anni fa il primo voto (II)

BUENOS AIRES - Scrivevamo la settimana scorsa che il voto, a cinque anni della prima esperienza elettorale degli italiani residenti all’estero, naviga oggi nell’indifferenza della gente, dopo gli entusiasmi, comprensibili ma eccessivi della “prima volta” e la successiva delusione, aumentata da quanto si é visto a partire della seconda tornata elettorale, nel 2008 fino ad oggi (v. Inform n. 67 del 6 aprile, http://www.mclink.it/com/inform/art/11n06705.htm, ndr).

Tra le ragioni dell’attuale apatia l’occupazione partitica dei 18 posti in Parlamento riservati agli eletti all’estero, secondo le logiche romane. La mancanza di coincidenze tra i 18 eletti all’estero. Il mutato quadro politico italiano.

Proprio quest’ultimo punto, ha condizionato pesantemente le efficacie che eventualmente avrebbe potuto avere la attività dei 18.

Infatti da troppo tempo ormai l’Italia è divisa tra chi sostiene Berlusconi e chi non lo sopporta, un solco sempre più profondo che ha fatto dell’attuale legislatura un campo di battaglia sulle vicende personali del premier.

Nel frastuono della battaglia non si riesce più ad ascoltare le voci di quanti reclamano il dialogo nell’interesse di tutti e sparisce il dibattito di tematiche molto importanti - anche fondamentali per l’Italia .- Comprese quelle che riguardano gli italiani all’estero. In tale contesto anche i parlamentari eletti all’estero, o si sono inquadrati con entusiasmo in uno dei due eserciti, o sono stati costretti a farlo dalle circostanze.

Con la conseguenza che hanno votato pro o contro i provvedimenti del governo che ci riguardano seguendo gli ordini della propria squadra, con logiche spesso dettate dal citato quadro generale di scontro pro o contro Berlusconi.

E se le decisioni sono dettate dalla logica che potremmo definire tribale, di amico/nemico, difficilmente si può sperare che siano raggiunti accordi anche minimi tra i 18. Infatti anche l’invito ai quattro colleghi dell'America meridionale fatto nel 2008 dall’on. Giuseppe Angeli non ha avuto alcun seguito.

Quindi ognuno per conto proprio, cercando di opporre le proprie firme e dichiarazioni, interpellanze, disegni di legge ed altro che, in definitiva, producano una montagna di carta, ma qualche polemica, ma risultati quasi nulli per gli italiani all’estero che li hanno eletti per rafforzare i legami del Bel Paese con l’altra Italia.

Di fronte a questo panorama cosa fanno i nostri cinque?

Il “brasiliano” Fabio Porta democratico di sinistra, la senatrice del Maie Mirella Giai e il deputato del Pdl, il partito di Berlusconi fanno proprio quel lavoro - dichiarazioni, interrogazioni, disegni di legge - frutto anche dei loro incontri con i connazionali dell’America Meridionale, secondo la logica dei rispettivi partiti.

L’on. Ricardo Merlo, fondatore del Maie che in partenza era un partito che non rispondeva alle logiche romane, sembra si sia piegato invece a tali schemi. L’on. Merlo segue una strategia che, nelle sue intenzioni dovrebbe portare il Maie nella stanza dei bottoni, nella prossima legislatura. Perseguendo quello scopo ha stretto una alleanza col centrista Udc di Casini e ora è impegnato nel portare il progetto del Maie-Udc nei cinque continenti. Pochi giorni fa ha annunciato la nomina di un coordinatore in Cina!

Questo perché, pur riaffermando la propria identità e indipendenza, durante il recente congresso in Brasile, “come un movimento politico autonomo dei partiti politici italiani. L’autonomia irrinunciabile del MAIE, ci permette di esercitare con efficacia e credibilità la nostra azione politica e ci garantisce il raggiungimento dell’obbiettivo del movimento: la difesa dei diritti degli italiani all’estero nel rispetto e l’attuazione della Costituzione”, sottolinea, subito dopo che: “Questo non preclude al MAIE la possibilità di stringere patti ed alleanze con altri soggetti politici che condividano la nostra visione degli italiani nel mondo quale risorsa per l’Italia.”

E’ ciò che ha fatto il Maie, stringendo un’alleanza con la centrista Udc di Casini, partecipando alla costituente del terzo Polo e diventando il responsabile dell’accordo Maie-Udc per gli italiani nel mondo. Un’attività che lo ha portato in giro per il mondo, e più recentemente in Australia, con la conseguente nomina di coordinatori. L’ultimo il coordinatore Maie-Udc... in Cina!

Evidentemente l’on. Merlo guarda al futuro, all’area del mondo che sta crescendo di più e alla grande superpotenza Cina. Avrà pure ragione, ma recandosi così lontano nel futuro, rischia di non essere capito dalla sua base, dalla comunità italiana in Argentina che è stata determinante per le sue due elezioni alla Camera.

Infine c’è il senatore Esteban Caselli, uno sconosciuto nella collettività fino al giorno della sua sorprendente elezione, sulla quale indaga la magistratura italiana, tema di cui si è occupato in un editoriale del 4 aprile u.s. perfino il prestigioso quotidiano “La Nación”.

Caselli non solo ha votato ognuno dei tagli disposti dall’attuale governo sui fondi per gli italiani all’estero, ma li ha anche giustificati, con la passione del neoconvertito. Passione con la quale ha polemizzato con quasi tutti lungo questi tre anni. Ultima nel tempo, la polemica con il sottosegretario Mantica, colpevole di dichiarare che non è stata riscontrata alcuna irregolarità nella gara per i servizi della Swiss Medical, secondo la risposta che ha dato all’interrogazione fatta dall’on. Merlo, dopo le denunce - che con la risposta di Mantica si rivelano completamente infondate - proprio di Caselli.

Come infondato sembra rivelarsi l’annuncio dell’arrivo di dieci milioni di euro che Berlusconi gli avrebbe promesso alla fine dell’anno scorso, fatto - “con bombos y platillos”- proprio da Caselli.

Il politico peronista arrivato nel Senato italiano ha manifestato, fin dal giorno del suo arrivo a Palazzo Madama, la più assoluta fedeltà a Silvio Berlusconi,che nei suoi comunicati definisce leader illuminato, supremo, condottiero e tanti altri termini più adatti ai governi autoritari che a un governo democratico e di spirito liberale, quale dovrebbe essere quello presieduto dal Cavaliere, almeno secondo quanto ha sempre dichiarato.

Con un simile panorama, c’è da stupirsi se manca interesse, se c’è indifferenza e sono pochi coloro che si entusiasmano ancora con le notizie sui nostri parlamentari?  (Marco Basti-Tribuna Italiana) marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

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