STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 13.4.2011 l’editoriale del direttore Marco Basti
Cinque anni fa il primo voto (II)
BUENOS AIRES -
Scrivevamo la settimana scorsa che il voto, a cinque anni della prima esperienza
elettorale degli italiani residenti all’estero, naviga oggi nell’indifferenza
della gente, dopo gli entusiasmi, comprensibili ma eccessivi della “prima volta”
e la successiva delusione, aumentata da quanto si é visto a partire della seconda
tornata elettorale, nel 2008 fino ad oggi (v.
Tra le ragioni dell’attuale apatia l’occupazione partitica dei 18 posti in Parlamento riservati agli eletti all’estero, secondo le logiche romane. La mancanza di coincidenze tra i 18 eletti all’estero. Il mutato quadro politico italiano.
Proprio quest’ultimo punto, ha condizionato pesantemente le efficacie che eventualmente avrebbe potuto avere la attività dei 18.
Infatti da troppo tempo ormai l’Italia è divisa tra chi sostiene Berlusconi e chi non lo sopporta, un solco sempre più profondo che ha fatto dell’attuale legislatura un campo di battaglia sulle vicende personali del premier.
Nel frastuono della battaglia non si riesce più ad ascoltare le voci di quanti reclamano il dialogo nell’interesse di tutti e sparisce il dibattito di tematiche molto importanti - anche fondamentali per l’Italia .- Comprese quelle che riguardano gli italiani all’estero. In tale contesto anche i parlamentari eletti all’estero, o si sono inquadrati con entusiasmo in uno dei due eserciti, o sono stati costretti a farlo dalle circostanze.
Con la conseguenza che hanno votato pro o contro i provvedimenti del governo che ci riguardano seguendo gli ordini della propria squadra, con logiche spesso dettate dal citato quadro generale di scontro pro o contro Berlusconi.
E se le decisioni
sono dettate dalla logica che potremmo definire tribale, di amico/nemico, difficilmente
si può sperare che siano raggiunti accordi anche minimi tra i 18. Infatti anche
l’invito ai quattro colleghi dell'America meridionale fatto nel 2008 dall’
Quindi ognuno
per conto proprio, cercando di opporre le proprie firme e di
Di fronte a questo panorama cosa fanno i nostri cinque?
Il “brasiliano”
Fabio Porta democratico di sinistra, la senatrice del Maie Mirella Giai e il
deputato del Pdl, il partito di Berlusconi fanno proprio quel lavoro - di
L’on. Ricardo Merlo, fondatore del Maie che in partenza era un partito che non rispondeva alle logiche romane, sembra si sia piegato invece a tali schemi. L’on. Merlo segue una strategia che, nelle sue intenzioni dovrebbe portare il Maie nella stanza dei bottoni, nella prossima legislatura. Perseguendo quello scopo ha stretto una alleanza col centrista Udc di Casini e ora è impegnato nel portare il progetto del Maie-Udc nei cinque continenti. Pochi giorni fa ha annunciato la nomina di un coordinatore in Cina!
Questo perché,
pur riaffermando la propria identità e indipendenza, durante il recente congresso
in Brasile, “come un movimento politico autonomo dei partiti politici italiani.
L’autonomia irrinunciabile del MAIE, ci permette di esercitare con efficacia
e credibilità la nostra azione politica e ci garantisce il raggiungimento dell’obbiettivo
del movimento: la difesa dei diritti degli italiani all’estero nel rispetto
e l’attuazione della Costituzione”, sottolinea, subito dopo che: “Questo non
preclude al MAIE la possibilità di stringere patti ed alleanze con altri soggetti
politici che condividano la nostra visione degli
E’ ciò che ha
fatto il Maie, stringendo un’alleanza con
Evidentemente l’on. Merlo guarda al futuro, all’area del mondo che sta crescendo di più e alla grande superpotenza Cina. Avrà pure ragione, ma recandosi così lontano nel futuro, rischia di non essere capito dalla sua base, dalla comunità italiana in Argentina che è stata determinante per le sue due elezioni alla Camera.
Infine c’è il
senatore Esteban Caselli,
Caselli non solo
ha votato ognuno dei tagli disposti dall’attuale governo sui fondi per gli italiani
all’estero, ma li ha anche giustificati, con la passione del neoconvertito.
Passione con la quale ha polemizzato con quasi tutti lungo questi tre anni.
Ultima nel tempo, la polemica con il sottosegretario Mantica, colpevole di di
Come infondato sembra rivelarsi l’annuncio dell’arrivo di dieci milioni di euro che Berlusconi gli avrebbe promesso alla fine dell’anno scorso, fatto - “con bombos y platillos”- proprio da Caselli.
Il politico peronista
arrivato nel Senato italiano ha manifestato, fin dal giorno del suo arrivo a
Palazzo Madama, la più assoluta fedeltà a Silvio Berlusconi,che nei suoi comunicati
definisce leader illuminato, supremo, condottiero e tanti altri termini più
adatti ai governi autoritari che a un governo democratico e di spirito liberale,
quale dovrebbe essere quello presieduto dal Cavaliere, almeno secondo quanto
ha sempre di
Con un simile panorama, c’è da stupirsi se manca interesse, se c’è indifferenza e sono pochi coloro che si entusiasmano ancora con le notizie sui nostri parlamentari? (Marco Basti-Tribuna Italiana) marcobasti@tribunaitaliana.com.ar