ASSOCIAZIONI
Presentata oggi l’Indagine nazionale
Auser: Donne nel mondo associativo, sono
ancora in poche a raggiungere i ruoli chiave
“Le norme antidiscriminatorie non bastano”
ROMA - Le pari opportunità, le discriminazioni, l’equità
di genere, si fermano al mondo lavorativo? Quanta attenzione è stata dedicata
al tema delle “quote rosa” nel Terzo Settore? Che tipo di posizioni
e ruoli ricoprono le donne all'interno di questo mondo e quante riescono a raggiungere
ruoli dirigenziali?
Per cercare di rispondere a queste domande l'Associazione
Auser ha realizzato una “Indagine quantitativa sulla
questione di genere nel Terzo Settore e in Auser” i cui risultati sono stati presentati a Roma
il 12 aprile in un seminario nazionale presso il Centro Congressi delle Carte
Geografiche.
Riflettere sul ruolo delle donne all’interno dell’associazionismo
e sul loro apporto anche in termini di volontariato, è un modo per pensare al
funzionamento delle organizzazioni nelle quali partecipano. Le organizzazioni
di volontariato, viste come laboratori di democrazia e di promozione delle diversità,
possono apprendere qualcosa proprio dal mondo del volontariato femminile, cercando
di acquisirne una maggior consapevolezza che può indirizzare verso miglioramenti
e innovazioni.
Le donne svolgono attività di volontariato, ma è scarsa
la loro presenza ai vertici delle associazioni. Gli incarichi di responsabilità
e dirigenza si declinano al maschile, come risulta dall’indagine effettuata
da Auser che ha analizzato gli organigrammi di
15 fra le più conosciute associazioni italiane. Il ruolo di Presidente è ricoperto
da una donna in 4 casi su 15. Tra queste, l’Associazione Fondo per l’Ambiente
Italiano, appare come l’unica ad essere “femminile”, il numero delle donne con
incarichi di responsabilità è assolutamente predominante. Una maggior presenza
femminile la ritroviamo, poi, al gradini più bassi della scala gerarchica, come
responsabili del personale o dello staff tecnico, negli uffici amministrativi.
Uno studio della Fondazione Roma Terzo Settore del 2008 rileva come la
componente maschile dei Presidenti sia prevalente ovunque in Italia e in tutte
le classi di età, mentre le Presidenti donne rappresentano il 35,4% del totale,
pur costituendo il 51,2% dell’universo degli effettivi volontari, come abbiamo
detto sopra. Altri dati disponibili risalgono al 2006.
La rete Auser sembra adattarsi
bene al panorama. Nel mondo Auser la presenza femminile
è rilevante. Le donne costituiscono il 51,2% del totale dei soci, oltre il 47%
dei volontari (con un trend di crescita dal 2007 del 2,1%), ma rappresentano
il 27% dei Presidenti delle associazioni locali affiliate, il 19,3% dei Presidenti
e il 36,4% dei vicepresidenti della Auser territoriali
e regionali. A livello regionale solo 4 Auser su 21
hanno un presidente donna. I più alti livelli di responsabilità sono ricoperti
da uomini, ma scendendo più in basso le proporzioni cambiano, per quanto le
donne restino comunque in minoranza. A queste sono spesso riservate le posizioni
di dirigenza negli uffici regionali o locali; a livello di responsabilità, si
occupano delle principali mansioni amministrative, funzionali al coordinamento
delle attività dell’associazione, con forti differenze territoriali.
Per quali ragioni le donne non riescono ad entrare negli
organismi dirigenti? L’indagine ha individuato una serie di criticità: i vincoli
derivanti dai carichi familiari, cui è sotteso un diffuso senso di colpa; gli
orari delle attività che confliggono con le esigenze
familiari ed il lavoro di cura; la carenza di programmazione dell’attività e
la scarsa collegialità delle decisioni; l’assenza di un progetto di formazione
relativo in particolare sia al rafforzamento dell’autostima sia ad Auser,
alla sua natura giuridica ed alle regole di organizzazione e di funzionamento;
mancata attuazione della norma antidiscriminatoria da parte dei responsabili
delle strutture a tutti i livelli.
Che fare allora? “E’ una sfida importante per tutte le
associazioni del terzo settore e quindi anche per Auser,
nel nostro Statuto è presente una norma antidiscriminatoria – ha sottolineato
il presidente nazionale Michele Mangano – ma la sua attuazione è insufficiente.
Le regole non bastano, soprattutto se calate dall’alto, occorre fare un passo
in avanti, avviare un percorso di rinnovamento culturale profondo, adottare
un passo nuovo.”
L’Auser si propone di avviare
un progetto complessivo finalizzato alla crescita delle presenze, del ruolo
e dell’assunzione di responsabilità delle donne in Auser, da articolare attraverso una serie di azioni e di iniziative
come ad esempio una campagna di sensibilizzazione al volontariato che tenga
conto nelle comunicazione della differenza di genere, più formazione più partecipazione
e programmazione condivisa delle attività, dei calendari e degli orari.
Il tema delle Pari Opportunità sarà una delle tematiche
al centro della prossima Conferenza di organizzazione dell'Auser che si svolgerà a fine maggio a Chianciano.
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