LIBIA
Intensa settimana di consultazioni per il ministro degli
Esteri Frattini
ROMA - Proseguono le consultazioni
del ministro degli Esteri Frattini sulla Libia: oggi a Londra per un incontro
con il suo omologo britannico Hague, il 13 a Doha
per una riunione del Gruppo di contatto. il 14 e 15 per la Ministeriale Esteri
della NATO a Berlino. L’incontro a Roma con il presidente del Consiglio nazionale
transitorio libico Jalil, previsto per martedì, è
invece slittato di qualche giorno.
La “precondizione perché si possa ricominciare
con la riconciliazione nazionale in Libia", secondo l’Italia, è che Muammar
Gheddafi "deve lasciare il potere”. Si tratta, ha spiegato Frattini in
un’intervista alla radio francese Europe 1, del "punto
numero uno di questa road map", che esclude fra
l'altro una divisione della Libia: "non possiamo accettarlo - ha spiegato
il ministro - sarebbe il fallimento della nostra missione internazionale. Bisogna
lottare con mezzi politici e militari per una Libia democratica e unita".
Frattini ha escluso anche che qualsiasi
componente della famiglia Gheddafi possa essere associato in futuro al potere
di Tripoli: "Su questo punto sono d'accordo con il mio amico Alain Juppé
(ministro degli Esteri francese) e stamattina sono a Londra per parlarne con
il collega inglese William Hague".
Quanto all’eventualità di un’azione
di terra da parte della coalizione internazionale, Frattini è stato categorico:
“Per me è impossibile”. La risoluzione ONU, ha però aggiunto, “permette che
siano fornite armi. Ma - ha proseguito - si tratta di una mia opinione, non
abbiamo ancora discusso di questo, ora ce ne sarà l'opportunità”.
Resta molto stretto il canale di comunicazione
con il Comitato Nazionale Transitorio di Bengasi. "In questa fase drammatica
siamo riconoscenti al governo italiano per quello che ha fatto e sta facendo
per noi", ha sottolineato il presidente Jalil,
che nei prossimi giorni arriverà in Italia per incontrare il presidente Napolitano,
il premier Berlusconi ed il ministro Frattini. "Ci impegniamo - ha aggiunto
- a combattere l'immigrazione clandestina", in cambio di una "mano"
a "proteggere le nostre frontiere". Il Cnt chiede all’Italia ed alla comunità internazionale "di
fare di più perché la nostra gente possa affrancarsi dal giogo del regime".
(Inform)