EMERGENZA IMMIGRAZIONE
Il ministro dell’Interno Maroni a colloquio con il collega
tunisino Habib Essid per
definire l'intesa sul controllo delle partenze dei migranti e sul loro rimpatrio
In calendario per giovedì una nuova riunione della cabina
di regia Governo-autonomie locali
ROMA - “Siamo qui per concludere l'accordo,
speriamo di fare una buona cosa”. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto
Maroni oggi di nuovo a Tunisi per definire l'intesa con le autorità tunisine
contro l'immigrazione irregolare.
Dopo il vertice di ieri tra il
presidente del Consiglio Berlusconi ed il premier tunisino Beji
Kaid Essebsi, il titolare
del Viminale è tornato oggi nel paese nordafricano per chiudere l’accordo con
le autorità nazionali sui controlli per arginare le partenze dei migranti dalle
coste tunisine e sui rimpatri di coloro che sono già arrivati in Italia. È da
ieri al lavoro a Tunisi una commissione tecnica italiana, guidata dal prefetto
Rodolfo Ronconi, direttore della Polizia delle frontiere, per definire i dettagli
della possibile intesa insieme alla controparte tunisina.
Per giovedì 7 aprile è in calendario
una nuova riunione della cabina di regia tra Governo ed autonomie locali per
l’emergenza immigrati. Il Governo, infine, avvierà un’iniziativa nei confronti
dell’Unione europea per una doverosa condivisione, nel rispetto delle norme
europee, dell’emergenza umanitaria.
Per quanto riguarda lo sgombero degli
immigrati da Lampedusa, le operazioni di reimbarco continuano come da programma
e sono ormai quasi ultimate. Gli immigrati giunti nel nostro Paese sono soprattutto
cittadini tunisini ma, in generale il problema immigrati, scaturisce dalla crisi
politica ed economica che ha investito e travolto i governi di alcuni paesi
del Nord Africa ed interessa tutta la sponda sud del Mediterraneo.
Il presidente Berlusconi ha fatto presente
che molti di questi immigrati hanno manifestato la volontà di ricongiungersi
con parenti e amici. Per questi si pensa alla possibilità di concedere un permesso
di soggiorno temporaneo. E, in questo caso si attiverebbe lo strumento legislativo
della solidarietà europea. (Inform)