INFORM - N. 52 - 15 marzo 2011


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it

Le voci della Rete. “Tornare a casa o rimanere qui”, i dubbi degli italiani in Giappone

. “Non mi muoverò, per ora la situazione non lo richiede”

 

«Partire, non partire. La mia testa sta scoppiando». E’ il dubbio che assilla un ragazzo italiano che si vive in Giappone. Un dilemma che sta riempiendo la testa di molti, ora che a tenere banco è l’incubo nucleare. Dopo le nuove esplosioni nella centrale di Fukushima, l’allarme per le radiazioni è diventato una realtà con cui fare i conti. Vincenzo Petrone, ambasciatore italiano a Tokyo, esorta i connazionali a lasciare il Paese. «Molti italiani sono a Osaka e in altre città: per chi lavora qui il consiglio di base è mandare via i familiari, anche in Italia», dice l'ambasciatore. Petrone ha sottolineato che il rischio contaminazione c'è, anche a Tokyo. Il ministro degli Esteri Takeaki Matsumoto ha detto oggi che «le radiazioni dovute all’incidente nel reattore numero 4 della centrale di Fukushima potrebbero essere dannose per la salute della popolazione».

Dunque, l’invito per chi non ha ragioni impellenti per rimanere è quello di tornare a casa. «Ci sono persone che possono esercitare attività professionali anche spostandosi - ha spiegato il diplomatico - ad esempio molti grandi ristoratori italiani di Tokyo che ora sono a Osaka». La situazione adesso è sotto controllo, ma la paura cresce. «Anche oggi tutto bene. Ma riguardo al nucleare la situazione va peggio», dice un giovane su Twitter. Gli italiani che si trovano in Giappone sono indecisi se andare via o restare. Alcuni non hanno nessuna intenzione di cedere all’ansia. «Non nego che ho delle paure ma forse non mi muoverò, per il momento la situazione non lo richiede», recita un post su un blog che dà continui aggiornamenti dall’Oriente. Online c’è chi si lamenta di allarmismi ingiustificati. «Certamente non si sa cosa succederà, ma da qui a lanciare notizie per cui Tokyo deve essere evacuata in quanto sotto a una nume radioattiva ne passa. Nessuno vuole minimizzare il pericolo, ma quello che non si accetta è che si mistifichi tutto», commenta un altro ragazzo.

Radio e televisioni giapponesi tornano alla normale programmazione, ma le trasmissioni si riempiono di una parola il cui eco sembra diffondersi così come il panico: radioattività, appunto. Il blogger Flavio Parisi racconta la sua difficile scelta: «La situazione attuale non va bene, non va bene per niente. Le notizie fanno terrore. Nessuno scappa. La gente di Tokyo pensa alla città come se fosse un guscio protettivo, la propria tana. Io stanotte vado a Kyoto con l’autobus, e da lì, respirando l’aria della vecchia capitale, deciderò cosa fare. Mi sento distrutto a lasciare la città, ma devo tranquillizzare me stesso e le persone che sono preoccupate per me. Vorrei fare un ultimo giro, guardare i posti che amo, ma non è il caso di stare fuori all’aria, sembra». E dopo l’acqua, che ha travolto tutto, l’aria è diventata il nuovo “nemico”. E negli ultimi giorni si è registrata una vera e propria corsa allo shopping anti-atomico con picchi record nelle vendite di contatori per misurare le radiazioni.( Alice Castagneri- La Stampa.it,15 marzo 2011)

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