RASSEGNA STAMPA
Da “
Le voci della Rete. “Tornare a casa
o rimanere qui”, i dubbi degli italiani in Giappone
. “Non mi muoverò, per ora la situazione
non lo richiede”
«Partire, non partire. La mia testa sta scoppiando».
E’ il dubbio che assilla un ragazzo italiano che si vive in Giappone. Un dilemma
che sta riempiendo la testa di molti, ora che a tenere banco è l’incubo nucleare.
Dopo le nuove esplosioni nella centrale di Fukushima,
l’allarme per le radiazioni è diventato una realtà con cui fare i conti. Vincenzo
Petrone, ambasciatore italiano a Tokyo, esorta i connazionali
a lasciare il Paese. «Molti italiani sono a Osaka e in altre città: per chi
lavora qui il consiglio di base è mandare via i familiari, anche in Italia»,
dice l'ambasciatore. Petrone ha sottolineato che il
rischio contaminazione c'è, anche a Tokyo. Il ministro degli Esteri Takeaki
Matsumoto ha detto oggi che «le radiazioni dovute
all’incidente nel reattore numero 4 della centrale di Fukushima
potrebbero essere dannose per la salute della popolazione».
Dunque, l’invito per chi non ha ragioni impellenti per
rimanere è quello di tornare a casa. «Ci sono persone che possono esercitare
attività professionali anche spostandosi - ha spiegato il diplomatico - ad esempio
molti grandi ristoratori italiani di Tokyo che ora sono a Osaka». La situazione
adesso è sotto controllo, ma la paura cresce. «Anche oggi tutto bene. Ma riguardo
al nucleare la situazione va peggio», dice un giovane su Twitter. Gli italiani che si trovano in Giappone sono indecisi
se andare via o restare. Alcuni non hanno nessuna intenzione di cedere all’ansia.
«Non nego che ho delle paure ma forse non mi muoverò, per il momento la situazione
non lo richiede», recita un post su un blog che dà continui aggiornamenti dall’Oriente.
Online c’è chi si lamenta di allarmismi ingiustificati. «Certamente non si sa
cosa succederà, ma da qui a lanciare notizie per cui Tokyo deve essere evacuata
in quanto sotto a una nume radioattiva ne passa. Nessuno vuole minimizzare il
pericolo, ma quello che non si accetta è che si mistifichi tutto», commenta
un altro ragazzo.
Radio e televisioni giapponesi tornano alla normale programmazione,
ma le trasmissioni si riempiono di una parola il cui eco sembra diffondersi
così come il panico: radioattività, appunto. Il blogger Flavio Parisi racconta
la sua difficile scelta: «La situazione attuale non va bene, non va bene per
niente. Le notizie fanno terrore. Nessuno scappa. La gente di Tokyo pensa alla
città come se fosse un guscio protettivo, la propria tana. Io stanotte vado
a Kyoto con l’autobus, e da lì, respirando l’aria della vecchia capitale, deciderò
cosa fare. Mi sento distrutto a lasciare la città, ma devo tranquillizzare me
stesso e le persone che sono preoccupate per me. Vorrei fare un ultimo giro,
guardare i posti che amo, ma non è il caso di stare fuori all’aria, sembra».
E dopo l’acqua, che ha travolto tutto, l’aria è diventata il nuovo “nemico”.
E negli ultimi giorni si è registrata una vera e propria corsa allo shopping
anti-atomico con picchi record nelle vendite di contatori per misurare le radiazioni.(
Alice Castagneri-