RASSEGNA STAMPA
Intervista
del “Giornale di Sicilia” del 6.3.2011 al sottosegretario agli Esteri
Stefania Craxi: “L'Italia aiuterà i profughi”
PALERMO - «Non sarà un campo in cui i profughi dovranno stabilirsi, ma un luogo dove potranno rifocillarsi e in cui verrà organizzato il loro trasferimento nelle nazioni di origine». Il sottosegretario agli Affari Esteri, Stefania Craxi, ieri a Mazara del Vallo per ricevere la cittadinanza onoraria, delinea la seconda fase della missione umanitaria italiana, che si svolgerà al confine fra Libia e Tunisia.
A Ras Jedir si recherà al termine della prossima settimana per inaugurare la struttura di prima assistenza installata nel campo gestito dalle associazioni di cooperazione internazionale.
L'idea
di realizzare in quei luoghi anche una tendopoli italiana sembra tramontare?
Non è detto. Aspettiamo la valutazione della commissione tecnica, che ha compiuto un sopralluogo nel campo e ha espresso al momento preoccupazione perla situazione igienico-sanitaria. Intanto, il presidio medico è già predisposto.
L'Italia
è al momento l'unica nazione attiva sul fronte umanitario. Potrebbero aggregarsene
altre?
Da poco anche gli austriaci hanno mandato un team che si è unito alla commissione che sta effettuando i rilievi necessari per capire come agire a Ras Jedir. Speriamo anche in un loro contributo.
Quanti
profughi stimate dl aiutare nelle varie fasi della missione?
E’ una valutazione difficile. Si parlava di 80 mila profughi, ma si sa di lunghe file alla frontiera libica.
I mezzi
italiani varcheranno il confine libico per portare gli aiuti alle popolazioni?
Un corridoio umanitario
sarà realizzato con la nave Libra che sta per approdare al porto di Bengasi.
Quali
rischi potrebbero ricadere sulla missione?
Anzitutto, il fatto di non riuscire a far fronte alla grande richiesta di aiuto delle popolazioni, ma anche il rischio terrorismo è preoccupante, qualora una parte del paese dovesse finire nelle mani degli estremisti.
La nave
Libra sarà accompagnata da alcuni elementi del reggimento San Marco. È un segno
che si temono possibili attacchi alla missione?
Speriamo che non ce ne siano. Ma certamente si dovrà operare in una realtà che è sull'orlo di una guerra civile. (Filippo Passantino-Il Giornale di Sicilia del 6.3.2011)
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