MOSTRE
A Bruxelles, la “Sculpture Installation” dell’artista italiano Velasco Vitali
L’IIC segnala l’esposizione delle inconfondibili figure
canine che sarà aperta da oggi sino al 16 aprile presso la Galleria LKFF
BRUXELLES – L’Istituto
Italiano di Cultura di Bruxelles segnala la mostra di sculture dell’italiano
Velasco Vitali, ospitata presso
L’artista, nato a Bellano (Lecco) nel 1960, allestisce la sua narrazione scultorea, intitolata “Sculpture Installation”, dopo una monumentale esposizione che ha ricoperto Milano, dalla Stazione centrale e Palazzo Reale.
Le figure centrali
sono cani, desolati individui membri di un disorientato branco di randagi, che
invade letteralmente la galleria, ricoprendo in modo inusuale lo spazio del
visitatore. Il destino di questi cani è inestricabilmente legato a quello
degli uomini: essi attirano l’attenzione dello spettatore sugli aspetti più
problematici e disperati della condizione umana, come la perdita dell’individualità,
le avventure senza speranza delle migrazioni di massa, l’indifferenza in un
mondo che lascia alcuni uomini “soli come cani”. La visione del mondo di Vitali
solleva un dibattito sull’identità individuale e collettiva dell’essere, il
senso dell’esistenza e il destino sociale.
L’artista si allontana
da una descrizione realistica, non fornisce alcuna interpretazione, non giudica
e non suggerisce alcuna storia particolare; si limita a mettere in scena una
creazione visuale affascinante e alienante per incoraggiare l’osservazione e
la ricerca del senso.
Sono ormai dieci anni che Vitali mostra una predilezione per la scultura dei
cani attraverso l’assemblaggio di una grande varietà di materiali. Un punto
di partenza fondamentale di questa prolifica e sempre più impressionante
creazione di figure canine è senza alcun dubbio lo straordinario cane errante
e gracile di Alberto Giacometti. Questo bronzo, profondamente intrigante
e disturbante, è spesso descritto come il cane più importante della storia dell’arte.
Gli animali di Vitali sono sempre a grandezza naturale, realistici e fantasiosi
nel contempo. Le loro posiziono veicolano una certa tensione attraverso delle
deformazioni volontarie e degli atteggiamenti a tratti quasi patetici o stupefatti.
Realizzati a partire da fogli metallici (le cui suture permangono visibili),
da scheletri in metallo coperti da pezzi di gesso bianco, altri materiali
e colori; anche i bronzi hanno una superficie mutilata. Ogni cane è differente,
ha un’anima propria e veicola un sentimento di solitudine plastica, qualunque
sia la sua postura. Questa solitudine persiste anche se l’artista raggruppa
un branco di cani in uno spazio circoscritto. Non ci sono cani che corrono o
mostrano un atteggiamento aggressivo: sono esseri rassegnati, storditi, disorientati
e hanno nomi di città perdute, strani, inusuali come Varosha, Pripjat, Mohenjo-daro,
Bannack, Suakin, etc. (