INFORM - N. 15 - 21 gennaio 2011


MONDO SCALABRINIANO

Dalla rivista “Scalabriniani” n. 1/2011

Benedetto XVI, sentinella vigilante sul mondo dei migranti

 

ROMA - A ottobre il “Dossier Statistico Immigrazione 2010” ci ha offerto un quadro globale delle migrazioni dell’anno precedente, in prevalenza sotto l’aspetto sociale e culturale. Non stona che ora, allo spuntare del nuovo anno, noi diamo uno sguardo retrospettivo per cogliere, sempre su questa realtà migratoria, anche la voce della Chiesa al suo più alto vertice, dalla bocca stessa del S. Padre. Ci limitiamo a riferire i suoi interventi degli ultimi mesi del 2010 in cinque diverse circostanze.

La più recente è quella di Natale. Il Papa alza la voce nel Messaggio “urbi et orbi” e vi ritorna con accorati accenti il giorno dopo, Festa della Santa Famiglia, di fronte alle violenze con spargimento di tanto sangue “contro i discepoli di Cristo”, tentati, diciamo pure costretti a lasciare i loro Paesi di antichissima cristianità per mettersi in salvo e dare una qualche tranquillità alla propria famiglia.

Il Papa ricorda che anche “la Santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella della strage degli innocenti, che costrinse Giuseppe e Maria ad emigrare in Egitto”.

Più di una volta Benedetto XVI ha espresso il suo inquietante pensiero che proprio nelle terre, in cui il cristianesimo ha avuto origine e un rapido meraviglioso sviluppo, della nostra fede non rimanga più traccia. Questo “appello ad abbandonare le vie dell’odio per… donare alle care popolazioni sicurezza e serenità” non è atto di benevolenza verso una determinata religione ma doveroso rispetto verso i fondamentali diritti umani.

Sul tema il Papa si era soffermato in settembre nell’udienza concessa alla Presidenza dell’Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa. Egli ha parole di apprezzamento per l’attenzione dell’Assemblea “alle persone che vivono in situazioni particolarmente difficili o che sono sottoposte a gravi violazioni della loro dignità. Penso… ai bambini vittime di violenza, agli immigrati, ai rifugiati,… a coloro che sono vittime di estremismi o di nuove forme di schiavitù, come il traffico di esseri umani…”.

Non è un hobby ma “un imperativo sviluppare la validità universale di tali diritti come la loro inviolabilità, inalienabilità e indivisibilità”.

Uno sguardo universale quello del Papa, con particolare attenzione all’Europa che è stata la culla della dottrina sui diritti umani. E uno sguardo ancora più attento a quanto avviene in casa nostra così vicina non soltanto geograficamente alla Santa Sede; la stessa Giornata delle Migrazioni, solo in un secondo momento diventata “mondiale”,  è nata come “nazionale” nel 1914 per volontà di S. Pio X, profondamente colpito dall’emorragia incontenibile di sangue italiano provocata a quel tempo dall’emigrazione.

Nell’ottobre scorso il Santo Padre ha inviato un messaggio ai partecipanti alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che aveva incluso fra le cinque fondamentali aree tematiche quella sulle migrazioni.

Qui è importante una citazione più ampia delle sue parole: “Uno dei vostri ambiti di approfondimento riguarda il fenomeno migratorio e, in particolare, la ricerca di strategie e di regole che favoriscano l’inclusione delle nuove presenze. È significativo che, esattamente  cinquant’anni fa nella stessa città, una Settimana Sociale sia stata dedicata interamente al tema delle migrazioni…

Ai nostri giorni il fenomeno ha assunto proporzioni imponenti: superata la fase dell’emergenza, nella quale la Chiesa si è spesa con generosità nella prima accoglienza, è necessario passare a una seconda fase, che individui, nel pieno rispetto della legalità, i termini dell’integrazione”.

Va soprattutto ai credenti l’appello per uno stile di accoglienza che vede nei migranti non solo i beneficiari, ma i soggetti attivi di una nuova società: “Nel riconoscere il protagonismo degli immigrati, ci sentiamo chiamati a presentare loro il Vangelo, annuncio di salvezza e di vita piena per ogni uomo e ogni donna”.

Il Papa dunque, punta molto in alto: fare tutto in nome del Vangelo, ma cogliendo anche le occasioni per annunciare ai fratelli migranti la Parola di Dio.

E nella Esortazione Apostolica “Verbum Domini”, pubblicata in settembre, a due anni dal Sinodo dei Vescovi sulla Bibbia, il Papa dedica un intero paragrafo (n. 105) all’ “Annuncio della Parola di Dio ai migranti”.

Solo qualche spunto: “Il Sinodo, in relazione alla missione evangelizzatrice della Chiesa, ha voluto volgere l’attenzione anche al fenomeno complesso dei movimenti migratori, che ha assunto in questi anni inedite proporzioni… Un grande numero di persone che non conoscono Cristo o che ne hanno un’immagine inadeguata, si inseriscono in Paesi di tradizione cristiana. Contemporaneamente persone appartenenti a popoli segnati in modo profondo dalla fede cristiana emigrano verso Paesi in cui c’è bisogno di portare l’annuncio di Cristo e di una nuova evangelizzazione.

Queste situazioni offrono rinnovate possibilità per la diffusione della Parola di Dio. A tale proposito i Padri sinodali hanno affermato che i migranti hanno il diritto di ascoltare il kerygma, che viene loro proposto, non imposto”.

E aggiunge: “Se sono cristiani, necessitano di assistenza pastorale adeguata per rafforzare la fede ed essere essi stessi portatori dell’annuncio evangelico… È necessario che le diocesi interessate si mobilitino affinché i movimenti migratori siano colti anche come occasione per scoprire nuove modalità di presenza e di annuncio…”.

E finalmente il Messaggio per la recente Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sul tema “Una sola famiglia umana”: un messaggio che senza dubbio teniamo ancora bene presente ma di cui forse non è superfluo ribadire due punti fondamentali. Il primo è di semplice saggezza umana, già bene formulato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa: se”tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale”, ne consegue il “diritto ad emigrare,… nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita”.

Un principio ovvio, che però fa raddrizzare i capelli a certe correnti ideologiche e politiche anche di casa nostra. L’altro ci porta nel cuore stesso del mistero cristiano, quello che il popolo fedele acclama come “Mistero della Fede”, l’Eucaristia: “È in modo particolare l’Eucaristia a costituire, nel cuore della Chiesa, una sorgente inesauribile di comunione per l’intera umanità. Grazie ad essa, il Popolo di Dio  abbraccia ogni nazione, tribù, popolo e lingua (Ap 7, 9)… In effetti l’esercizio della carità, specialmente verso i più poveri e deboli, è criterio che prova l’autenticità delle celebrazioni eucaristiche”.

Ci viene spontaneo concludere: grazie, Santo Padre, perché i tuoi ripetuti insistenti richiami sulle diverse forme di mobilità umana ci riportano al senso profondo della nostra identità cristiana. (Bruno Mioli- Scalabriniani/Inform)


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