IMMIGRAZIONE
“La conoscenza dell’italiano non può diventare l’ordine
di grandezza con il quale misurare un diritto”
ROMA – A pochi giorni di distanza dall’avvio nel nostro Paese dei primi test d’italiano destinati agli immigrati al fine del rilascio del permesso di soggiorno CE di lungo periodo, l’Unione Italiani nel Mondo tiene a precisare come questa conoscenza linguistica, pur nella sua importanza, non possa costituire elemento discriminante per la permanenza dei migranti nel Paese. Ricorda, inoltre come lo Stato sia tenuto a rispettare gli impegni relativi al diritto allo studio e all’attivazione dei corsi di lingua italiana rivolti agli stranieri.
“Come indicato dall’Unione Europea la conoscenza della lingua è una componente importante nel processo d’integrazione di uno straniero nel nuovo Paese di residenza – si legge nella nota della Uim. - Non bisogna però distorcere i principi che ispirano le politiche d’integrazione dell’Unione Europea che ha indicato la conoscenza della lingua come diritto da garantire e non come fattore discriminante per la permanenza nel Paese. La conoscenza dell’italiano non può diventare l’ordine di grandezza con il quale misurare un diritto”.
La nota riassume
l’iter che ha portato a stabilire come obbligatorio il test d’italiano per gli
immigrati intenzionati a restare nel nostro Paese, attraverso l’approvazione
in via definitiva del Regolamento dell’accordo di integrazione tra straniero
e Stato previsto dal testo Unico in materia d’immigrazione, e ricorda come tale
Testo Unico, oltre all’obbligo per lo straniero di conoscere la lingua italiana,
la cultura civica e la vita civile del Paese, preveda che lo Stato, con
l’ausilio delle Regioni e degli enti locali, garantisca il diritto allo studio
attraverso l’attivazione di appositi corsi ed iniziative per l’apprendimento
della lingua italiana. Una priorità, quest’ultima, fissata anche dal Parlamento
europeo con
“In questo contesto
normativo nazionale ed europeo si collocano gli accordi di programma che il
ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel 2005, nel 2007 e nel
Per quanto riguarda l’apprendimento dell’italiano, il regolamento prevede che per adempiere all’accordo il grado minimo di conoscenza dell’italiano parlato deve essere corrispondente almeno al livello A2, parametro introdotto dal Consiglio d’Europa nel quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue e indispensabile dunque al rilascio del permesso di soggiorno CE di lungo periodo agli stranieri già residenti in Italia.