INFORM - N. 13 - 19 gennaio 2011


IMMIGRAZIONE

La Uim sulle risorse destinate da Stato e Regioni ai corsi di lingua italiana per cittadini extracomunitari

“La conoscenza dell’italiano non può diventare l’ordine di grandezza con il quale misurare un diritto”

 

ROMA – A pochi giorni di distanza dall’avvio nel nostro Paese dei primi test d’italiano destinati agli immigrati al fine del rilascio del permesso di soggiorno CE di lungo periodo, l’Unione Italiani nel Mondo tiene a precisare come questa conoscenza linguistica, pur nella sua importanza, non possa costituire elemento discriminante per la permanenza dei migranti nel Paese. Ricorda, inoltre come lo Stato sia tenuto a rispettare gli impegni relativi al diritto allo studio e all’attivazione dei corsi di lingua italiana rivolti agli stranieri.

“Come indicato dall’Unione Europea la conoscenza della lingua è una componente importante nel processo d’integrazione di uno straniero nel nuovo Paese di residenza – si legge nella nota della Uim. - Non bisogna però distorcere i principi che ispirano le politiche d’integrazione dell’Unione Europea che ha indicato la conoscenza della lingua come diritto da garantire e non come fattore discriminante per la permanenza nel Paese. La conoscenza dell’italiano non può diventare l’ordine di grandezza con il quale misurare un diritto”.

La nota riassume l’iter che ha portato a stabilire come obbligatorio il test d’italiano per gli immigrati intenzionati a restare nel nostro Paese, attraverso l’approvazione in via definitiva del Regolamento dell’accordo di integrazione tra straniero e Stato previsto dal testo Unico in materia d’immigrazione, e ricorda come tale Testo Unico, oltre all’obbligo per lo straniero di conoscere la lingua italiana, la cultura civica e la vita civile del Paese, preveda che  lo Stato, con l’ausilio delle Regioni e degli enti locali, garantisca il diritto allo studio attraverso l’attivazione di appositi corsi ed iniziative per l’apprendimento della lingua italiana. Una priorità, quest’ultima, fissata anche dal Parlamento europeo con la Risoluzione del 13 aprile 2006, al fine di eliminare il divario in termini di risultati rispetto alle persone. “Tale principio è stato rafforzato dalla risoluzione del 2 aprile 2009 – prosegue la nota - che ribadisce che i bambini e gli adulti migranti devono avere e essere pronti a sfruttare l’opportunità di apprendere la lingua del Paese ospitante ai fini della piena integrazione”.

“In questo contesto normativo nazionale ed europeo si collocano gli accordi di programma che il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel 2005, nel 2007 e nel 2009 ha concluso con Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano per la conoscenza della lingua italiana per i cittadini extracomunitari regolarmente presenti in Italia. Tali accordi hanno previsto lo stanziamento di risorse finanziarie destinate allo realizzazione da parte delle Regioni di corsi della durata di 18 mesi di alfabetizzazione e apprendimento dell’educazione civica italiana. Osservando i dati presenti in tabella e forniti dal D.G. Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali notiamo l’assenza di contributo destinato nel 2005 all’Emilia Romagna e nel 2007 al Lazio e alla Campania. Tale vuoto – segnala la Uim - è dipeso dalla mancata sottoscrizione dell’Accordo che impegna le Regioni  nella realizzazione dei corsi di lingua italiana agli stranieri”.

Per quanto riguarda l’apprendimento dell’italiano, il regolamento prevede che per adempiere all’accordo il grado minimo di conoscenza dell’italiano parlato deve essere corrispondente almeno al livello A2, parametro introdotto dal Consiglio d’Europa nel quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue e indispensabile dunque al rilascio del permesso di soggiorno CE di lungo periodo agli stranieri già residenti in Italia.

La Uim ricorda a tal proposito l’annuncio di un finanziamento pari a 6 milioni di euro per i corsi di lingua italiana formulato lo scorso 22 dicembre dal direttore generale per l’immigrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in occasione della presentazione del Piano d’integrazione “Identità e incontro”, che prevede un stanziamento complessivo di risorse pari a 65 milioni di euro. (Inform)


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