ASSOCIAZIONI
Rino Giuliani (Istituto Santi) interviene al seminario
di Adelaide sul Progetto Carers
“L’insufficiente presenza del welfare pubblico in Italia
mette al centro e rafforza il ruolo delle assistenti familiari”
ROMA – Il vice presidente dell’Istituto Fernando Santo Rino Giuliani, intervenendo al seminario di Adelaide (Australia) conclusivo del Progetto Carers, ha inizialmente osservato come ogni paese nel prevedere una rete di servizi per gli anziani mostra di scegliere questo o quel modello. “Vi sono coloro – ha detto Giuliani - che preferiscono puntare sulla residenzialità, altri sulla domiciliarietà. Altri si danno una rete articolata di servizi e prestazioni dove convivono in differenti equilibri residenzialità e domiciliarietà, pubblico e privato. Nel caso dell’Italia e di altri paesi del sud Europa note cause storiche hanno nel tempo attribuito alla famiglia, in tema di tutela degli anziani, responsabilità francamente eccessive sostitutive molto spesso del ruolo pubblico Oggi accanto ad una offerta di servizi pubblici insufficienti rispetto alla domanda emergente da una società di anziani coesiste in Italia un mercato parallelo, separato in cui s’incontrano le famiglie ed i caregivers”. “L’assistenza familiare informale – ricorda Giuliani - nasce perché ci sono politiche sociali per anziani inadeguate,convenienze della famiglie nel minimizzare i costi e convenienze per caregivers spesso donne straniere di recente ingresso nel paese. Si è voluto perseguire un nuovo equilibrio tra responsabilità pubbliche e private a partire dal dato rappresentato della tendenza delle famiglie ad esternalizzare servizi che prima erano svolte dai familiari. Il dato è oggi riferibile a circa 1 milione di famiglie in Italia. Le pubbliche scelte si sono orientate verso il finanziamento della formazione per qualificare i cargivers e quindi per dare agli anziani , sopratutto non sono autosufficienti, prestazioni qualificate . Continuità, flessibilità e accessibilità nel lavoro di cura sono tenuti in considerazione ma vi è la necessità di vederli perseguiti insieme alla tutela contrattuale degli operatori del lavoro di cura”.
“Perché la formazione produca effetti sulla qualità del lavoro di cura – prosegue Giuliani - occorre inoltre replicarla su larga scala. Perché l’emersione dal lavoro nero diventi interesse condiviso tra le parti sociali occorre favorirlo aiutando le famiglie nelle diverse forme di detraibilità in sede fiscale dei costi della assistenza secondo criteri di equità e proporzionalmente al reddito familiare. Il lavoro di cura delle assistenti familiari in Italia sta diventando componente costitutiva del welfare assistenziale. Come tale va considerato ed integrato con il lavoro dei servizi pubblici e privati accreditati. La cosa pensiamo debba essere affrontata attraverso: l’emersione e la creazione di un mercato di lavoro sempre più largamente tutelato; la crescente formazione e qualificazione delle prestazioni di cura con investimenti dello stato in formazione ed in aggiornamento professionale; l’incontro domanda/offerta di lavoro di cura coordinato dagli enti locali e l’integrazione con i servizi socio assistenziali e socio sanitari”.
“Nel quadro della integrazione nel lavoro della equipe al domicilio della persona anziana – aggiunge il vice presidente dell’Istituto Santi - la ‘presa in carico’ ‘leggera’ ha necessità del ruolo dell’assistente familiare, profilo professionale che il sistema sociale pubblico spesso non ha al suo interno: L’assistente familiare può ben contribuire anche come supporto all’analisi dei bisogni, alla definizione del piano assistenziale, all’orientamento, al tutoring relazionale e tecnico-professionale. L’assistente familiare può integrarsi anche con il volontariato di quartiere qualificato nella cura della persona anziana, è una risorsa per gestione di “emergenze” e nelle sostituzioni programmate di colleghi (ad esempio nelle ore in cui devono partecipare a corsi di aggiornamento professionale peraltro previsti anche dal contratto nazionale di lavoro delle assistenti familiari). In sintesi – conclude Giuliani - a crescita esponenziale dei grandi vecchi, la crescita delle pluripatologie, l’espansione delle demenze, l’insufficiente disponibilità di accoglienza residenziale, insomma la insufficiente presenza del welfare pubblico in Italia mette al centro e rafforza in un welfare in profondo cambiamento il ruolo delle assistenti familiari. Un welfare, quello italiano, con alla base due ottime leggi (L.328/2000 e Dlg. 229/1999) e due sistemi, sociale e sanitario, di buon livello si avviano, nella crisi fiscale dello stato e nella crisi economica mondiale in corso verso un futuro d’incertezze. L’appello alle famiglie come lebenwelt non deve rappresentare una ritirata dalle pubbliche responsabilità, la delineazione di uno stato minimo che ci renderebbe tutti più poveri ma l’occasione per un ridisegno dello stato sociale in cui la funzione pubblica sia valorizzata e non sostituita da quella dei singoli che si rivolgono al mercato . Una rete articolata e diversificata di servizi, residenziali, non residenziali, domiciliari in specie,e accreditati pubblici e privati, va mantenuta, potenziata e qualificata”. (Inform)