LINGUE E IDENTITA’
La Cina mette al bando l’inglese: la Società Dante Alighieri
si schiera con il gigante asiatico
Le parole e abbreviazioni straniere saranno vietate a
tutte le pubblicazioni cinesi per salvaguardare la purezza della lingua locale.
Per la “Dante” è “un esempio di coscienza nazionale”. Ambasciata di Cina in
Italia: “Lasciare intatta la purezza della lingua cinese”
ROMA - Pechino mette al bando l’inglese:
è di ieri la decisione dell’Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni
di vietare parole e abbreviazioni straniere a tutte le pubblicazioni cinesi
per salvaguardare la purezza della lingua locale. “In Italia - scrive Tommy
Cappellini su “Il Giornale” - non siamo mai arrivati a tali scontri istituzionali,
ma la battaglia contro l’inglese ha i suoi convinti soldati”. È il caso della
Società Dante Alighieri, che da Palazzo Firenze fa sentire il proprio appoggio
a Pechino e a tutto il “gigante asiatico”: “Dai cinesi ci giunge un vero e proprio
esempio di coscienza nazionale - afferma l’ambasciatore Bruno Bottai, presidente
della “Dante” -: tutti noi riconosciamo l’indiscusso valore dell’inglese quale
idioma veicolare, ma consideriamo comunque irrinunciabili la difesa e la promozione
della nostra lingua, simbolo di identità ed elemento unificatore dell’Italia.
Per questo condividiamo in pieno la presa di posizione della Cina, custode di
una lingua di millenaria cultura”.
L’Ambasciata della Repubblica Popolare
Cinese in Italia chiarisce che “il provvedimento non è contro l’utilizzo generico
delle lingue straniere, ma contro un abuso di termini stranieri che rischia
di contaminare la purezza della lingua cinese, una purezza che va assolutamente
mantenuta, proprio come fa da oltre cento anni la Società Dante Alighieri con
la lingua italiana”.
Già nel 2008 la “Dante” contestò un
editoriale del Direttore de “Il Mondo”, Enrico Romagna-Manoja,
che definì l’inglese “l’unica lingua usata tra due persone di nazionalità diversa
quando cercano di comunicare tra loro”: in quell’occasione i Comitati della
“Dante” in Italia e all’estero fecero sentire la propria contestazione mobilitandosi
per la lingua italiana. Oggi, a distanza di due anni, la “Dante” ribadisce con
forza la propria posizione e lo fa schierandosi al fianco di un Paese che -
in un momento di grandi strategie politiche ed economiche - ha scelto di difendere
a spada tratta la propria identità linguistica e storica. ( Inform
)