STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Venezuela: intervista de “
“I nostri connazionali non verranno abbandonati”
CARACAS – Il console generale, Giovanni Davoli, conversa con
Ieri era semplicemente un timore, uno dei tanti. Oggi,
purtroppo, è diventata una certezza. Ma, a ben pensarci, non ci si poteva aspettare
altro. Dopotutto, era da ingenui sperare che i tagli al capitolo di spese che
interessano noi, italiani all’estero, potessero non avere affetti indesiderati.
Ed infatti, così è stato.
A soffrirne le conseguenze, come sempre accade, è stato
il ceto meno abbiente; i connazionali che meno hanno e, proprio per questo,
i più esposti e i più indifesi. La scure, come informato con un comunicato affidato
alle pagine della ‘Voce’, è caduta sulle ‘Polizze-Rescarven’. Queste, per ben 800 pionieri che non hanno
avuto fortuna nella vita, rappresentavano un salvagente a cui afferrarsi nell’autunno
della loro magra esistenza. Ma le conseguenze potrebbero essere ancor più gravi.
Infatti, non si sa tuttora quale sarà il budget assegnato al nostro Consolato.
O, ad essere più espliciti, quale sarà l’entità dei tagli cui questo sarà soggetto.
Quindi, non si conosce neanche la somma di cui il Consolato Generale disporrà
effettivamente per l’assistenza ai connazionali bisognosi. Di questo, e non
solo, abbiamo parlato con il Console Generale, Giovanni Davoli.
Dalla lunga conversazione, traspaiono preoccupazione, inquietudine e consapevolezza
delle difficoltà che dovranno essere affrontate. Ma non solo. Emergono anche
ottimismo e, soprattutto, fiducia nella solidarietà che la nostra Collettività,
già in passato, ha saputo esprimere.
- Il Ministero degli Esteri ha dovuto decidere di chiudere
questa esperienza; di non rinnovare il prossimo anno le ‘Polizze-Rescarven’. E’ un provvedimento, questo, deciso per
mancanza di fondi. I tagli sono stati tali che sarebbe stato irrealistico, controproducente
insistere su questo strumento. Si sarebbe dovuto tagliare ulteriormente la copertura
delle polizze e ridurre il numero degli assicurati. Si è pensato, allora, di
impiegare diversamente il denaro che ci verrà assegnato, la cui somma non conosciamo
ancora. E’ chiaro – prosegue - che dovremo trovare strumenti alternativi. Ho
consultato gli esponenti della collettività. Ci siamo riuniti, era presente
anche l’Ambasciatore Luigi Maccotta, con i membri dell’Intercomites.
La nostra idea, per il momento, è quella di creare fondi amministrati. Mi spiego
meglio. Il Consolato Generale stipula uno, due o tre contratti con società che
offrono piani di salute e che operano anche nell’ambito farmaceutico. Il connazionale,
di cui il Consolato certificherà lo stato di indigenza, riceverà una tessera
o una lettera. Queste gli permetteranno di rivolgersi alle società con cui abbiamo
concluso accordi. Le spese saranno a carico del Consolato.
Il console Davoli, quindi,
assicura che, sebbene con altre modalità, il connazionale continuerà a ricevere
assistenza sanitaria e medicine. E, sottolinea: - Nessuno ha intenzione di abbandonare
gli 800 connazionali assicurati da Rescarven. - Il
Consolato si farà carico di tutto?
- Sì – conferma -. Chiaramente, al momento della firma
degli accordi verrà dato un anticipo che permetterà di ottenere prezzi scontati.
Insomma, le condizioni più vantaggiose.
Ammette che il ‘progetto’, affinché il denaro risulti
sufficiente, dovrà essere amministrato con diligenza e oculatezza. E, comunque,
spiega che tutto dipenderà “da quanti soldi riceveremo”. - Credo nell’azione
delle associazioni – aggiunge –. Le ho sempre sostenute. Con l’aiuto e lo stimolo
del Consolato, qui a Caracas, sono stati creati l’ambulatorio campano e quello
del Centro Italiano Venezolano. Sono due realtà alle
quali i nostri connazionali possono rivolgersi per avere cure ambulatorie a
prezzi scontati e, se necessario, senza alcun costo. Sono realtà utilissime.
E vanno usate. Ho fatto questi esempi ma potrei farne altri in altre città.
Sono queste le iniziative in cui credo.
- Qual è la situazione attuale? E’ cresciuta la richiesta
di aiuti? Scuote il capo affermativamente. E, dopo una breve pausa, risponde:
- Forse è diminuito il numero degli assistiti ma non quello degli italiani in
difficoltà.
E spiega: - La riduzione del numero degli assistiti ubbidisce
al volume delle risorse a nostra disposizione. Diminuisce sempre più. Non così
le necessità dei connazionali. Queste crescono. Il Venezuela, in questo momento,
è un Paese in crisi. E’ questa una realtà che incide negativamente sul tenore
di vita dei ceti più deboli. Per quel che riguarda i nostri pensionati, ci dice
che i Patronati hanno fatto presente alcuni problemi di cui il Consolato era
già al corrente.
- Sono temi su cui stiamo già lavorando – afferma -.
Abbiamo circa 6 mila pensionati che ricevono colpi su colpi. E non dipende da
noi ma dai venezolani.
- Quando l’on. Merlo venne a Caracas, alcune settimane
fa, incontrò i colleghi venezolani e, su suggerimento
dei patronati, espose le difficoltà inerenti ad un rigido controllo dei cambi
che castiga i nostri pensionati. Naturalmente affrontò anche altri temi, sempre
inerenti i nostri lavoratori in pensione. Si disse che ci sarebbero stati altri
incontri, questa volta tra deputati dell’Assemblea nazionale e rappresentanti
dei patronati. Cosa è stato fatto?
- Le difficoltà di coloro che ricevono una pensione –
spiega – hanno origine nella norma legale. Al mio arrivo in Venezuela, chiesi
subito di parlarne con Italcambio. Devo dire con assoluta
franchezza che non è un problema di facile soluzione. Ma non per questo ci arrendiamo.
Forse parlando col governo, esponendo il caso, sarà possibile venire incontro
alle esigenze dei connazionali. E’ una priorità sulla quale mi consulto permanentemente.
E’ un problema drammatico e capisco le preoccupazioni di chi si rivolge a noi.
Ogni città è una realtà a sé. Lo sono anche le problematiche dei connazionali:
dipendendo dal luogo in cui vivono e lavorano. Il Console Davoli
lo sa bene. Forse anche per questo, nelle ultime settimane e prima delle feste
natalizie, si è impegnato in un ‘tour de force’ che
gli ha permesso di visitare realtà distinte.
- Ho visitato le città di Porlamar,
Valencia, Maracay , Puerto Ordaz e Los Teques – ci dice -. In alcune occasione, ho accompagnato i
‘funzionari itineranti’ incaricati della raccolta di firme e impronte digitali
per i passaporti. E, a questo punto, vorrei aprire una parentesi.
Riferisce, senza nascondere la propria soddisfazione,
che la raccolta delle impronte digitali nella provincia, mansione delegata ad
un ‘funzionario itinerante’, ha avuto un esito inatteso. Un successo, ci confida
il console Davoli, riconosciuto anche dal ministero
degli Esteri.
- Il nostro, ed un altro consolato che non dico, sono
stati quelli che hanno fatto meglio – assicura -. E questo è stato possibile
grazie alla ricettività della Collettività ed alla professionalità dei nostri
funzionari. Quindi non posso che impegnarmi a ripetere queste esperienze anche
il prossimo anno.
Ammette che, dal punto di vista dell’assistenza sociale,
questo suo ‘tour de force’ gli ha permesso di conoscere
determinate realtà e gli ha offerto l’occasione per incontrare connazionali
che gli hanno esposto i loro problemi.
- In generale – precisa -, si conferma grosso modo quanto
accade a Caracas. Siamo in presenza di crescenti difficoltà sociali. Il numero
di chi ha bisogno di un aiuto è in aumento. Noi dobbiamo dare una risposta.
E’ questa la nostra vera sfida. In una intervista precedente – afferma – mi
di
Quindi sottolinea che sarà necessario “fare sistema”.
E spiega: - Sono convinto che i tanti interventi dei singoli potranno permetterci
di creare un ‘sistema di solidarietà’. E questo non può che farlo il Consolato
Generale. - Ne avete già parlato con qualcuno? Attorno a questo tavolo di riunione
sono stati convocati i rappresentanti del nostro associazionismo?
Sorride e risponde: - Forse, attorno a questo tavolo
no. Ma sono mesi che ne parlo un po’ con tutti. Anche nelle riunioni fatte a
casa mia. Ci sono stati incontri in cui ho cercato di far capire ai rappresentanti
delle nostre associazioni, ai connazionali benestanti, ai professionisti, ai
medici che è ora di rimboccarsi le maniche. Non possiamo aspettare che i problemi
ci vengano risolti completamente dall’Italia. Dobbiamo produrre una nostra propria
solidarietà.
- La risposta? - Fino ad ora abbastanza positiva – conclude
-. Non è chiaro di quanto dovrà essere il volume di questa solidarietà. Dipenderà
dall’entità del taglio. Sono però convinto che bisogna fare di più, molto di
più. E sono sicuro che potremo farlo. Quindi, reitero l’appello. Assieme possiamo
trovare il modo migliore per superare questo momento particolarmente difficile.
Un segreto, ma solo a parole
Sequestri. A volte, se ne parla ad alta voce, quando
la famiglia della vittima ha il coraggio di denunciare il rapimento della persona
amata. Altre, sottovoce perché, comunque, nonostante la discrezione della famiglia
della vittima, il sequestro è tra quei segreti condannati a non restare mai
tali. Insomma, prendendo in prestito le parole da una delle più belle e note
composizioni di Fabrizio de Andrè, è una notizia “che non ha bisogno di alcun
giornale come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca”. Ed
allora, qual è la differenza tra l’uno e l’altra? Enorme, come un baratro. Nel
primo caso, sporta la denuncia, l’esperto antisequestro presso la nostra Ambasciata
può intervenire. E lo fa consigliando la famiglia su come comportarsi, seguendo
gli sviluppi delle indagini della polizia e sollecitando l’interesse delle Forze
dell’Ordine locali. Nel secondo, l’esperto ha le mani legate. E la famiglia
del rapito solo può sperare nella buona fortuna, in una conclusione a lieto
fine di tutta la faccenda. Poca cosa, a dir la verità.
- Credo che il 2008 sia stato l’anno peggiore – ci dice
il Console Davoli -; quello in cui si ebbe il maggior
numero di connazionali sequestrati. Noi, possiamo aiutare le famiglie dei connazionali
che ne sono vittime. E siamo in grado di farlo perché in Ambasciata c’è un ufficio
permanente antisequestro; ufficio occupato da un esperto della Polizia di Stato
o dei Carabinieri.
- Quindi, nella disgrazia, siamo una collettività privilegiata.
- Anche quello è un modo di dirlo... ma sì, in effetti, la nostra è una comunità
privilegiata – ammette -. Quando purtroppo un nostro connazionale è vittima
di un sequestro, la famiglia può ricevere l’aiuto dell’esperto. Il suo intervento,
è proprio il caso di dirlo, ha portato alla soluzione della stragrande maggioranza
dei casi...
Dopo un attimo di esitazione, prosegue: - Ma bisogna
denunciare l’avvenuto sequestro. Mi rendo perfettamente conto della situazione,
del clima che si crea in seno alla famiglia ma, se non si denuncia... l’esperto
non può intervenire. Ripeto, la percentuale dei casi risolti grazie all’intervento
del nostro agente esperto nella materia è molto alta. Chiaro, siamo coscienti
che non c’è mai la totale sicurezza, ma....
La “rivoluzione Brunetta”
L’informatica nella pubblica amministrazione. Una bella
trovata. O, forse, la manifestazione di un mondo che cambia e di una amministrazione
che, in qualche modo e a dispetto dei tanti disservizi, cerca di svecchiarsi
per offrire all’utente una maggiore efficienza. Ma, si sa, le buone intenzioni
non sempre sono sufficienti. Ed, allora, vengono a galla tutte le debolezze.
E’ quel che sta accadendo alla “rivoluzione-Brunetta”. Spesso, purtroppo, tra
il dire e il fare ci passa il mare. Anzi, l’oceano.
- L’informatica nella pubblica amministrazione – sostiene
il Console Davoli – è una cosa bellissima. E devo
dire che in Consolato ci siamo adattati velocemente, e senza grossi problemi,
alle nuove disposizioni. Peccato che altrettanto non sia accaduto in tanti comuni
italiani. Spiega che, dopo il caos dei primi mesi, il panorama è oggi decisamente
migliorato. Anche così, però, molti comuni sono ancora in affanno.
- Non si sono adeguati alle nuove tecnologie o faticano
a farlo – spiega -. Alcuni hanno le infrastrutture ma il personale non sa cosa
farne: non sa cosa sia un ‘file’ e tantomeno un allegato e, addirittura, non
è capace di aprire un archivio in Pdf. Tutto ciò comporta
naturalmente spiacevoli ritardi nel nostro lavoro.
Ammette che in Consolato vi sono alcuni aspetti di cui
andare fieri – leggasi, consegna dei passaporti in poche ore – ed altri, invece,
che vanno migliorati, come ad esempio la trasmissione di un atto civile. Ma
i ritardi, ci tiene a sottolinearlo, “non sempre dipendono dal Consolato”.
- I motivi – spiega – sono complessi. Innanzitutto, è
aumentato il numero degli italiani che fa richiesta di un nostro servizio. D’altronde
basta dare uno sguardo all’anagrafe consolare. Oggi gli iscritti sono più di
110 mila. Quando sono arrivato erano 108 mila e qualche anno fa 90 mila. Di
pari passo, è aumentato il volume delle richieste di documenti. Ad esempio,
quello dei connazionali che consegnano il loro atto di nascita per la registrazione
in Consolato. Dall’altra parte, abbiamo avuto una riduzione drastica del personale,
soprattutto di quello interinale. Ed infine, e non dipende da noi, vi è la trasmissione
dei documenti via e-mail. L’informatica nella pubblica amministrazione, come
ho già spiegato, è una cosa bellissima, ma... L’ammodernamento, la messa in
pratica della “rivoluzione Brunetta”, è stato una delle prime sfide affrontate
dal Console Davoli.
C’e voluto del lavoro, si son fatti dei sacrifici – ci
dice soddisfatto – ma in consolato questa rivoluzione è stata portata a buon
porto. (Mauro Bafile-La Voce d´Italia, 20 dicembre
2010/