INFORM - N. 236 - 20 dicembre 2010


QUIRINALE

Lo scambio di auguri con il Corpo diplomatico

Napolitano: “Dalla crisi economica di un mondo interdipendente si può solo riemergere insieme”

 

ROMA - "Avremmo voluto poterci incontrare oggi celebrando un orizzonte più sereno. Eppure le legittime preoccupazioni per la complessa situazione internazionale non devono tradursi in fatalistico pessimismo". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale in occasione della tradizionale cerimonia degli auguri con il Corpo diplomatico, dopo l'indirizzo di saluto del decano mons. Giuseppe Bertello.

"Il bilancio del primo decennio del XXI secolo - ha sottolineato il presidente Napolitano - ha all'attivo gli enormi progressi economici, civili e politici di intere aree del mondo. Non dimentichiamolo, prima di indulgere alla visione schematica di una globalizzazione che produce pochi vincitori e molti sconfitti. Nel mondo interdipendente in cui viviamo - oggi ancor più che dieci anni orsono - è avvenuto esattamente il contrario. La spiegazione ha un solo nome: corresponsabilità e maggiore solidarietà internazionale. E' questo lo spirito, frutto non di utopia ma di realismo, che ci ha permesso di superare congiunture difficili, di affrontare sfide inattese - e di fare progressi".

Napolitano ha rilevato che "l'Italia non si è sottratta e non si sottrae ad un ruolo di elevate e tradizionali responsabilità internazionali: nei fori multilaterali, a cominciare dalle Nazioni Unite; in Europa; nella comunità atlantica; nel Mediterraneo; nel rapporto con storici protagonisti della politica internazionale e, sempre di più, con i grandi paesi emergenti". Un impegno che per il Capo dello Stato è "della nostra intera compagine nazionale. Travalica il dibattito politico interno, molto aspro e divisivo. La collocazione internazionale dell'Italia è largamente condivisa, come dicono anche le votazioni parlamentari".

Quanto alla crisi economica, "le indubbie difficoltà che molti Paesi stanno incontrando nella ripresa economica e nella gestione dei conti pubblici - ha detto il presidente della Repubblica - non ci devono far perdere di vista il quadro complessivo né sottovalutare la reazione tempestiva e globalmente positiva alla crisi scoppiata nel 2008. Questo non significa guardarvi con trionfalismo, ma neanche abbandonarsi a pessimismi acritici. Significa piuttosto serrare le fila nel governo dell'interdipendenza mondiale, portando avanti lo sforzo che ci ha permesso di superare la fase di immediata emergenza. Significa anche non schivare l'innovazione, necessaria per adattare ad un mondo globalizzato e policentrico la cooperazione internazionale e le istituzioni economico-finanziarie".

Il buon risultato complessivo dell'economia mondiale non fa venir meno - ha sottolineato il capo dello Stato - "la necessità di tenere sotto controllo le molteplici vistose asimmetrie": "Non è questo il momento di cercare la salvezza da soli. I benefici di politiche unilaterali, nazionali o per gruppi di paesi, sarebbero di breve durata. Nella crisi economica di un mondo interdipendente, o si riemerge insieme, o si rischia di affondare".

Il presidente Napolitano si è poi soffermato sul G20 che "nato in piena emergenza, ha fatto molto. Da ultimo a Seoul, sul versante della riforma delle istituzioni finanziarie e della sicurezza del sistema bancario internazionale. Tuttavia molto rimane da fare, soprattutto sul fronte del coordinamento delle politiche macroeconomiche. Se è vero che Europa e Stati Uniti stentano più delle economie emergenti, è altrettanto vero che la tenuta delle economie mature e il loro dinamismo tecnologico sono fondamentali per sostenere la crescita di quelle in via di sviluppo". "Dobbiamo - ha proseguito il capo dello Stato - altresì interrogarci sulla profonda incrinatura del modello di sviluppo basato su un enorme dilatarsi della dimensione finanziaria. Le istituzioni creditizie si sono in molti casi assunte rischi immensi senza adeguate coperture. Il mercato lasciato a sé stesso ha prodotto crescita ma ne ha rivelato i piedi d'argilla, fra l'altro a prezzo di crescenti ineguaglianze delle quali dobbiamo oggi farci carico. La protesta pacifica, benché spesso sviata da inammissibili violenze, di tanti cittadini nelle strade delle nostre capitali è una spia di malessere che le democrazie non possono ignorare".

Napolitano ha rilevato che "quest'anno i contraccolpi della crisi finanziaria mondiale si sono abbattuti con particolare intensità sulla moneta unica europea. Non sottovalutiamo i rischi per tutti. Ma siamo fermi nella considerazione che l'euro costituisce un traguardo fondamentale ed irreversibile della nostra vicenda comune". "Nessuno dei Paesi membri dell'eurozona - ha aggiunto - può negare gli straordinari benefici che ne sono derivati per tutti. Ma la grande scelta compiuta va rafforzata dotando l'area euro dei mezzi di gestione dell'unione monetaria".

Quindi, l'Europa "è chiamata a svolgere un ruolo internazionale più incisivo, in particolare nella risposta alle sfide e alle minacce alla sicurezza globale". "L'Unione Europea - ha affermato il cCapo dello Stato - ha una responsabilità primaria per la protezione dei propri cittadini e per la pace e stabilità internazionale".

Il presidente della Repubblica ha concluso il suo intervento rivolgendo un sentito apprezzamento per l'attività del Corpo diplomatico "La diplomazia - ha sottolineato - è attitudine e disponibilità alla diversità e al dialogo; è mediazione e sintesi; è tecnica e composizione delle divergenze di valori e di interessi nelle relazioni internazionali. E' anche, sempre di più, funzione necessaria per prevenire l'insorgere, o gestire le conseguenze, dei molteplici focolai di crisi nel mondo. Per svolgere questo compito, per la comprensione e la composizione delle divergenze fra paesi, realtà e prospettive diverse, avete diritto ad una necessaria riservatezza. Andrà meglio protetta. Ma non lasciate che un'occasionale quanto infelice violazione della confidenzialità vi distolga dalla missione che svolgete nell'interesse dei paesi amici che rappresentate, e insieme in quello più ampio - e, lasciatemelo dire, più nobile - della pace e della stabilità del mondo".

Alla cerimonia, nel Salone dei Corazzieri, hanno partecipato il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini con i sottosegretari Stefania Craxi, Alfredo Mantica e Vincenzo Scotti, e il presidente della commissione Politiche dell'Unione europea della Camera dei Deputati Mario Pescante. (Inform)


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