INTERVENTI
Franco Narducci (Pd): Unione Europea, stabilità
monetaria e interdipendenza
ROMA - La notizia
è rimbalzata immediatamente nel mondo: l'incontro del 10 e 11 dicembre tra il
presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha
raggiunto lo scopo di rassicurare
La crisi irlandese, dopo quella greca, ha fatto venire i brividi alla Germania che teme di compromettere la sua stabilità interna e la sua energica ripresa economica (l'intervento inglese e tedesco a favore dell'Irlanda non è stato totalmente disinteressato dal momento che le banche tedesche e inglesi sono le prime creditrici di quel paese). Ma proprio le predette crisi hanno generato forte malcontento e spiegano in qualche modo le spinte teutoniche ad abbandonare l'euro tornando al marco, grazie al quale la Germania farebbe sistema con l'Olanda e la Danimarca.
Tuttavia la più
autorevole stampa internazionale boccia queste spinte centrifughe. L'Economist
del 4 dicembre dedica addirittura la propria copertina alla nefasta ipotesi
di una rottura dell'euro specificando nell'editoriale che, a prescindere dal
fatto che ci vorrebbe qualche anno per rimettere in piedi
Nessuno esulta per la situazione europea. Neanche la Cina che sembrerebbe ridersela sotto i baffi per i problemi europei e americani. Il Shangai Daily dell'11 dicembre 2010, dopo aver espresso nel numero precedente le preoccupazioni per il deficit americano che ricade anche sulla Cina stessa, principale detentrice di riserve in dollari al mondo, riporta le ansie dei vertici economici del Sol Levante per l'effetto domino della crisi irlandese e delle ipotesi di indebolimento dell'euro. Incontestabilmente l'eurozona zona rappresenta il più importante mercato per i prodotti cinesi, come comprova l'interscambio, aumentato negli ultimi 11 mesi del 33,1% con un volume di affari di circa 434 miliardi di dollari (nello stesso periodo con gli Usa è stato del 30,2% e con il Giappone del 31,7%).
Nel mondo globalizzato dunque l'interdipendenza è totale, per cui tutti sono chiamati a fare la loro parte. La Cina, infatti, piuttosto che svalutare la propria moneta sta pensando a come internazionalizzarla, e soprattutto sta puntando a ridurre lo squilibrio della sua bilancia commerciale favorendo le importazioni dai suoi partner commerciali (nel solo mese di ottobre queste sono salite del 25,3% rispetto al mese precedente). Gli Usa stanno predisponendo tagli severi alla spesa pubblica per combattere un deficit che vede gli americani indebitati per altre due generazioni. L'Europa per ora si limita a parare i colpi e gradualmente a delineare qualche strategia a più lungo termine, come l'Eurobond proposto da Giulio Tremonti, Ministro italiano dell'economia come strumento di governo del debito pubblico europeo avvalendosi di obbligazioni sovrane europee. Una proposta sicuramente sensata ma che ha lasciato fredda Germania e Francia, ed anche i mercati che colgono evidentemente un deficit a monte: la mancanza di politiche fiscali comuni.
E l'Italia? Il
nostro Paese, dicono gli “esperti”, deve tagliare la spesa pubblica e far crescere
la propria economia. Un compito non semplice per un paese che si trova al 67°
posto nella graduatoria tra i Paesi in fatto di corruzione e ancora più giù
nella competitività, mentre è quasi inesistente nelle classifiche internazionali
delle migliori università. Un percorso difficile che tuttavia deve essere fatto
rapidamente e al quale si deve dedicare totalmente la classe politica. Voglio
allora ricordare le parole pronunciate sabato scorso da Pier Luigi Bersani alla
manifestazione del PD a Roma: chi ha di più deve dare di più e occorre con urgenza
un cambiamento e una strategia di rilancio del Paese. (Franco Narducci*-
*Vice
Presidente della Commissione Affari