IMMIGRAZIONE
Presentato il VII Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle
migrazioni
Il Lazio e la capitale restano fra le aree italiane più
interessate dall’immigrazione. Sono circa 500 mila stranieri residenti in regione,
pari all’11,8% del totale delle presenza in Italia. Nonostante la crisi crescono
gli occupati anche tra le donne, ma con retribuzioni inferiori
ROMA – Il Lazio resta fra le regioni italiane più interessate
dall’immigrazione con 497.940 residenti stranieri - 565 mila presenze regolari
stimate ad inizio 2010, - una crescita del 10,6% rispetto all’anno precedente
che si traduce in una percentuale quantificata all’11,8% di tutti gli immigrati
residenti nel nostro Paese.
Una fotografia tratta da questi dati ci viene restituita
dal VII Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, promosso dalla Caritas
diocesana e presentato oggi nella capitale nel corso di un convegno presso
Il Rapporto di 432 pagine, pubblicato dalla edizioni
Idos, descrive l’immigrazione a partire dai dati statistici
disponibili sui residenti, soggiornanti e richiedenti asilo, mercato del lavoro
(sia dipendente che autonomo), caratteristiche demografiche e dimensione formativa
(scuola, università, educazione degli adulti, formazione professionale). Le
informazioni degli archivi ufficiali vengono completati dalle voci degli stessi
protagonisti, raccolte attraverso ricerche qualitative, interviste o testimonianze
dirette.
Durante la presentazione monsignor Enrico Feroci,
direttore della Caritas romana, ha segnalato come “anche in questa fase di crisi
economica si aggiungono annualmente alla popolazione romana migliaia e migliaia
di stranieri tra nuovi nati, famiglie che si ricongiungono e nuovi lavoratori
che arrivano dall’estero”. Ciò che cambia sembra essere l’accoglienza loro riservata:
“il clima relazionale nella nostra città è cambiato, nel senso di una maggiore
chiusura agli immigrati. Questo avviene proprio quando di loro c’è più bisogno,
ed i dati economici lo dimostrano – prosegue Feroci. - Questa contraddizione
va portata maggiormente all’attenzione di politici, amministratori, uomini di
cultura, giornalisti e quanti altri possono incidere su un positivo cambiamento
affinché si affermi un’idea dell’immigrazione più giusta”.
A Ginevra Demaio, caporedattrice
del Rapporto, è stata affidata l’illustrazione puntale dell’analisi, che ha
messo in luce come resti la provincia di Roma a polarizzare l’81,5% della presenza
immigrata (405 mila residenti, 300 mila in città). Emerge tuttavia la tendenza
a un certo riequilibrio con le provincie minori: a Latina risiedono 34.306 stranieri
(+11,0% rispetto al 2008), a Viterbo 26.253 (+10,1%), a Frosinone 20.823 (+8,8%)
e a Rieti 10.901 (+10,0%).
L’incidenza degli immigrati sulla popolazione complessiva
è dell’8,8%, quasi due punti in più rispetto alla media italiana (7%), con i
gruppi maggiormente in crescita provenienti in primo luogo dalla Romania (+17%),
Ucraina (+15%), Cina (+14%) e Bangladesh (15%).
Nonostante le difficoltà determinate della crisi economica
e a conferma di quanto affermato da monsignor Feroci, i lavoratori stranieri
hanno registrato un incremento di occupati del 18,7% (+8,4% in Italia) con un
tasso di occupazione che si attesta al 69,6%, in controtendenza rispetto a ciò
che è avvenuto per gli italiani (superati di 8 punti percentuali). Un dato che
vale anche per le donne straniere: nell’area romana, infatti, sono il 51% degli
occupati stranieri (in Italia solo il 41,5%). Si tratta per la grande maggioranza
dei casi di lavori a bassa qualificazione (operaio, assistente familiare, collaboratore
domestico, manovale edile, portantino, commesso), mentre tale condizione riguarda
solo il 19% degli italiani. Nel complesso le retribuzioni medie mensili dei
lavoratori dipendenti romani si attestano sui 1.284 euro netti, un livello non
certo particolarmente elevato e che risulta dalla media tra gli 891 euro mensili
corrisposti agli occupati stranieri e i 1.345 percepiti in media dagli italiani,
mentre nonostante la crisi non viene meno la vitalità dell’imprenditoria degli
immigrati (nel 2009 le imprese gestite nella Provincia romana da titolari nati
all’estero sono 24.745, il 7,5% in più rispetto al 2008).
L’88,1% della popolazione straniera presente nell’area
romana vi risiede da 6 o più anni, mentre sono stati 50.951 gli alunni di cittadinanza
straniera nelle scuole romane su un totale di 597.373 nell’anno scolastico 2009/2010
(l’8,5%, un punto percentuale in più che in Italia). L’area romana si conferma
un territorio con valori più soddisfacenti rispetto al resto del paese, dove
ad esempio è iscritto alla secondaria di secondo grado il 21,3% degli studenti
non italiani, tre punti percentuali in meno che nella Provincia di Roma.
Il Rapporto illustra inoltre i dati sui richiedenti asilo
(al 30 giugno 2010 1.332 sono le persone accolte nei centri loro dedicati, che
sono il 55% dell’intera disponibilità nazionale, e sono in maggioranza uomini
provenienti da Eritrea, Afghanistan, Nigeria, Etiopia, Guinea, Somalia, Costa
d’Avorio), sui rom e sinti (tra i 6 e gli 8 mila,
molti di essi cittadini italiani), sulla criminalità e sull’insegnamento della
lingua italiana rivolto agli immigrati. Infine, le appartenenze o le tradizioni
religiose dei nuovi cittadini: dei 405.657 stranieri residenti nella Provincia
di Roma, 279mila sono cristiani (68,9%), 64mila musulmani (15,9%), 16mila induisti
e buddisti (4,0%), 3mila si rifanno alle religioni tradizionali (0,7%) e poco
meno di 1.000 ebrei (0,2%), mentre 42mila (10,4%) sarebbero appartenenti ad
altre religioni, agnostici o atei.
La presentazione, moderata dal referente scientifico
dell’Osservatorio, Franco Pittau, è stato caratterizzata
anche dagli intervenuti i consiglieri aggiunti del comune di Roma: Madisson
Godoy (America Latina), Tatyana
Kuzyk (Europa), Victor Emeka
Okeadu (Africa) e Romulo
Salvador (Asia).
“L’immigrazione – ha ribadito Lorenzo Tagliavanti, vice presidente della Camera di Commercio di
Roma e direttore della CNA Roma - è un fenomeno sociale, ma è anche un
fenomeno economico. Il lavoro degli immigrati, sia esso autonomo o dipendente,
nel nostro Paese, infatti, produce l’11% del PIL. Un dato che dimostra come
in questa lunga fase di difficoltà sia stato determinante il contributo fornito
dalla componente proveniente dall’estero”.
“Gli immigrati nello scorso decennio rappresentavano
soprattutto un bacino importante per il lavoro dipendente, oggi scelgono sempre
più spesso il fare impresa come strumento di affermazione personale e sociale
– ha proseguito Tagliavanti. - Solo a Roma sono quasi
25.000 le imprese gestite da imprenditori immigrati, quasi tutte di piccole
dimensioni e con meno di 10 anni di vita. L’imprenditoria immigrata è attualmente
la componente più dinamica del nostro tessuto produttivo.
Per Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali
della Provincia di Roma, “i dati dell’Osservatorio sulle Migrazioni confermano
la crescita costante della presenza di immigrati sul nostro territorio. Come
istituzioni siamo chiamati a riflettere su questi numeri, perché soltanto favorendo
una vera integrazione sarà possibile fare in modo che questo fenomeno rappresenti
una ricchezza, e non un problema, come purtroppo viene percepito da un’ampia
fetta della popolazione”.
“La solidarietà e l’attenzione verso gli immigrati e
le loro culture, nella cornice del rispetto delle regole, è la strategia migliore
per affrontare un fenomeno che non può essere arrestato - ha aggiunto Cecchini,
- ma che ancora oggi ha prima di tutto bisogno di essere compreso e governato”.
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