INFORM - N. 234- 16 dicembre 2010


IMMIGRAZIONE

Presentato il VII Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle migrazioni

Il Lazio e la capitale restano fra le aree italiane più interessate dall’immigrazione. Sono circa 500 mila stranieri residenti in regione, pari all’11,8% del totale delle presenza in Italia. Nonostante la crisi crescono gli occupati anche tra le donne, ma con retribuzioni inferiori

 

ROMA – Il Lazio resta fra le regioni italiane più interessate dall’immigrazione con 497.940 residenti stranieri - 565 mila presenze regolari stimate ad inizio 2010, - una crescita del 10,6% rispetto all’anno precedente che si traduce in una percentuale quantificata all’11,8% di tutti gli immigrati residenti nel nostro Paese.

Una fotografia tratta da questi dati ci viene restituita dal VII Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, promosso dalla Caritas diocesana e presentato oggi nella capitale nel corso di un convegno presso la Sala Carte Geografiche, organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio e la Provincia di Roma.

Il Rapporto di 432 pagine, pubblicato dalla edizioni Idos, descrive l’immigrazione a partire dai dati statistici disponibili sui residenti, soggiornanti e richiedenti asilo, mercato del lavoro (sia dipendente che autonomo), caratteristiche demografiche e dimensione formativa (scuola, università, educazione degli adulti, formazione professionale). Le informazioni degli archivi ufficiali vengono completati dalle voci degli stessi protagonisti, raccolte attraverso ricerche qualitative, interviste o testimonianze dirette.

Durante la presentazione  monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana, ha segnalato come “anche in questa fase di crisi economica si aggiungono annualmente alla popolazione romana migliaia e migliaia di stranieri tra nuovi nati, famiglie che si ricongiungono e nuovi lavoratori che arrivano dall’estero”. Ciò che cambia sembra essere l’accoglienza loro riservata: “il clima relazionale nella nostra città è cambiato, nel senso di una maggiore chiusura agli immigrati. Questo avviene proprio quando di loro c’è più bisogno, ed i dati economici lo dimostrano – prosegue Feroci. - Questa contraddizione va portata maggiormente all’attenzione di politici, amministratori, uomini di cultura, giornalisti e quanti altri possono incidere su un positivo cambiamento affinché si affermi un’idea dell’immigrazione più giusta”.

A Ginevra Demaio, caporedattrice del Rapporto, è stata affidata l’illustrazione puntale dell’analisi, che ha messo in luce come resti la provincia di Roma a polarizzare l’81,5% della presenza immigrata (405 mila residenti, 300 mila in città). Emerge tuttavia la tendenza a un certo riequilibrio con le provincie minori: a Latina risiedono 34.306 stranieri (+11,0% rispetto al 2008), a Viterbo 26.253 (+10,1%), a Frosinone 20.823 (+8,8%) e a Rieti 10.901 (+10,0%).

L’incidenza degli immigrati sulla popolazione complessiva è dell’8,8%, quasi due punti in più rispetto alla media italiana (7%), con i gruppi maggiormente in crescita provenienti in primo luogo dalla Romania (+17%), Ucraina (+15%), Cina (+14%) e Bangladesh (15%).

Nonostante le difficoltà determinate della crisi economica e a conferma di quanto affermato da monsignor Feroci, i lavoratori stranieri hanno registrato un incremento di occupati del 18,7% (+8,4% in Italia) con un tasso di occupazione che si attesta al 69,6%, in controtendenza rispetto a ciò che è avvenuto per gli italiani (superati di 8 punti percentuali). Un dato che vale anche per le donne straniere: nell’area romana, infatti, sono il 51% degli occupati stranieri (in Italia solo il 41,5%). Si tratta per la grande maggioranza dei casi di lavori a bassa qualificazione (operaio, assistente familiare, collaboratore domestico, manovale edile, portantino, commesso), mentre tale condizione riguarda solo il 19% degli italiani. Nel complesso le retribuzioni medie mensili dei lavoratori dipendenti romani si attestano sui 1.284 euro netti, un livello non certo particolarmente elevato e che risulta dalla media tra gli 891 euro mensili corrisposti agli occupati stranieri e i 1.345 percepiti in media dagli italiani, mentre nonostante la crisi non viene meno la vitalità dell’imprenditoria degli immigrati (nel 2009 le imprese gestite nella Provincia romana da titolari nati all’estero sono 24.745, il 7,5% in più rispetto al 2008).

L’88,1% della popolazione straniera presente nell’area romana vi risiede da 6 o più anni, mentre sono stati 50.951 gli alunni di cittadinanza straniera nelle scuole romane su un totale di 597.373 nell’anno scolastico 2009/2010 (l’8,5%, un punto percentuale in più che in Italia). L’area romana si conferma un territorio con valori più soddisfacenti rispetto al resto del paese, dove ad esempio è iscritto alla secondaria di secondo grado il 21,3% degli studenti non italiani, tre punti percentuali in meno che nella Provincia di Roma.

Il Rapporto illustra inoltre i dati sui richiedenti asilo (al 30 giugno 2010 1.332 sono le persone accolte nei centri loro dedicati, che sono il 55% dell’intera disponibilità nazionale, e sono in maggioranza uomini provenienti da Eritrea, Afghanistan, Nigeria, Etiopia, Guinea, Somalia, Costa d’Avorio), sui rom e sinti (tra i 6 e gli 8 mila, molti di essi cittadini italiani), sulla criminalità e sull’insegnamento della lingua italiana rivolto agli immigrati. Infine, le appartenenze o le tradizioni religiose dei nuovi cittadini: dei 405.657 stranieri residenti nella Provincia di Roma, 279mila sono cristiani (68,9%), 64mila musulmani (15,9%), 16mila induisti e buddisti (4,0%), 3mila si rifanno alle religioni tradizionali (0,7%) e poco meno di 1.000 ebrei (0,2%), mentre 42mila (10,4%) sarebbero appartenenti ad altre religioni, agnostici o atei.

La presentazione, moderata dal referente scientifico dell’Osservatorio, Franco Pittau, è stato caratterizzata anche dagli intervenuti i consiglieri aggiunti del comune di Roma: Madisson Godoy (America Latina), Tatyana Kuzyk (Europa), Victor Emeka Okeadu (Africa) e Romulo Salvador (Asia).

“L’immigrazione ha ribadito Lorenzo Tagliavanti, vice presidente della Camera di Commercio di Roma e direttore della CNA Roma - è un fenomeno sociale, ma è anche un fenomeno economico. Il lavoro degli immigrati, sia esso autonomo o dipendente, nel nostro Paese, infatti, produce l’11% del PIL. Un dato che dimostra come in questa lunga fase di difficoltà sia stato determinante il contributo fornito dalla componente proveniente dall’estero”.

“Gli immigrati nello scorso decennio rappresentavano soprattutto un bacino importante per il lavoro dipendente, oggi scelgono sempre più spesso il fare impresa come strumento di affermazione personale e sociale – ha proseguito Tagliavanti. - Solo a Roma sono quasi 25.000 le imprese gestite da imprenditori immigrati, quasi tutte di piccole dimensioni e con meno di 10 anni di vita. L’imprenditoria immigrata è attualmente la componente più dinamica del nostro tessuto produttivo. La CCIAA di Roma è molto attenta a queste imprese e opera affinché trovino condizioni favorevoli per la loro attività. Questo impegno si inserisce nell’ambito di una più vasta azione dell’Istituzione a favore dello sviluppo del territorio”. 

Per Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma, “i dati dell’Osservatorio sulle Migrazioni confermano la crescita costante della presenza di immigrati sul nostro territorio. Come istituzioni siamo chiamati a riflettere su questi numeri, perché soltanto favorendo una vera integrazione sarà possibile fare in modo che questo fenomeno rappresenti una ricchezza, e non un problema, come purtroppo viene percepito da un’ampia fetta della popolazione”.

“La solidarietà e l’attenzione verso gli immigrati e le loro culture, nella cornice del rispetto delle regole, è la strategia migliore per affrontare un fenomeno che non può essere arrestato - ha aggiunto Cecchini, - ma che ancora oggi ha prima di tutto bisogno di essere compreso e governato”.  (Inform)

 

 


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