SOCIETA’
Da Telefono Azzurro ed
Eurispes
L’Indagine Conoscitiva 2010 sulla Condizione dell’Infanzia
e dell’Adolescenza
In famiglie rese più conflittuali dalle difficoltà economiche
i bambini sono più soli e vivono sempre di più nella rete
ROMA- I ragazzi
percepiscono le difficoltà economiche, parlano poco in famiglia e vivono sempre
di più in una Rete dove la capacità di difendersi dai pericoli è
spesso ridotta. È quanto emerge dall’Indagine Conoscitiva 2010 sulla Condizione
dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, che ha coinvolto oltre 3000 bambini
e adolescenti tra
In particolare,
1 adolescente su 4 di
Dall’indagine
emerge che il clima familiare è peggiorato e i ragazzi ne risentono in prima
persona: il 20% dei bambini riferisce che nell’ultimo periodo i genitori hanno
litigato più spesso di prima, mentre il 25% degli adolescenti di
“All’interno delle famiglie e nella percezione dei ragazzi stessi la crisi mostra più facce, – afferma il presidente di Telefono Azzurro, Prof. Ernesto Caffo – ripercuotendosi sulla conflittualità, sul dialogo e sulla capacità di ascolto e di comprensione. Il dato è allarmante se si considera che la crisi economica porta ad un aumento dei livelli di ansia nelle famiglie e può avere, tra le conseguenze, un aumento dei maltrattamenti intrafamiliari, della dispersione scolastica e del lavoro minorile. I genitori vanno aiutati a gestire questi periodi di difficoltà mantenendo un’adeguata attenzione nei confronti dei figli e delle loro esigenze”.
Secondo la ricerca in famiglia il dialogo sulle emozioni sembra essere molto limitato. Il 72% dei bambini racconta ai genitori solo episodi relativi alla vita scolastica, ma non parla delle proprie paure (35%) o aspirazioni (38%), comportamento che costituisce la regola in adolescenza ma che a questa età è più comprensibile. Per i ricercatori il dato è preoccupante se incrociato con le risposte degli adolescenti rispetto all’eventualità della fuga: 1 adolescente su 3 prende in considerazione la possibilità di fuggire da casa, mostrando di non credere alla possibilità di risolvere i conflitti all’interno del contesto familiare.
Sul versante del
consumo di media e tecnologie, il telefonino sembra sempre più diventare
oggetto di addiction per gli adolescenti: il 25% di loro trascorre al cellulare
oltre 4 ore. Cresce l’utilizzo di videogiochi e Internet da parte dei bambini.
Tra i social network, Facebook continua a raccogliere la maggior parte delle
preferenze: se nel 2009 il 71% di
Non sorprende dunque come i bambini spendano la propria paghetta per lo più in videogiochi, giochi e ricariche telefoniche. A fronte della crisi economica, spendono significative somme di denaro ed hanno un crescente potere di acquisto; le pubblicità, come nel caso dei servizi telefonici, sempre più spesso si rivolgono a loro.
Secondo l’indagine
la cultura del consumo, in assenza di senso critico e di famiglie capaci di
filtrare questi messaggi, può influenzare negativamente lo sviluppo dei
bambini causando, tra gli altri effetti, obesità e un sempre più precoce consumo
di alcol e fumo. Se la vita relazionale di bambini e adolescenti, dunque, sembra
sempre più transitare attraverso
Circa il 40% degli adolescenti ritiene che sia positivo o accettabile incontrare dal vivo una persona conosciuta on line. Percentuali significative ritengono positivo, o accettabile lasciare il proprio indirizzo (23%) e il numero del proprio cellulare su Internet (38%). Similmente e per un adolescente su dieci spogliarsi in Internet è accettabile o positivo.
Ma sono in grado di difendersi dai pericoli che possono nascondersi dietro gli incontri dal vivo o l’invio di foto che li ritraggono senza vestiti a persone di cui a volte conoscono solo il nickname? Sulla base di quali criteri decidono di potersi fidare dell’interlocutore virtuale? Sebbene il 52% degli adolescenti riconosca il rischio costituito dalla possibilità di finzione che caratterizza gli incontri sul web, ed il 39% affermi che “ci si può fidare di una persona solo se la si incontra dal vivo”, è preoccupante che 1 adolescente su 10 ritenga di potersi fidare di una persona conosciuta in rete semplicemente “ponendo alcune domande”, o che per fidarsi sia sufficiente “seguire il proprio istinto”.
“I ragazzi sembrano essere più consapevoli dei rischi di quanto poi siano in grado di difendersi dai pericoli. Bisogna prendere atto dei cambiamenti nelle relazioni e capire che su Internet corrono le emozioni. Se non si prende atto di questo, se non si insegna ai ragazzi a riconoscere e gestire le emozioni, evitando che siano le uniche determinanti del comportamento on line, difficilmente si potrà insegnare loro a difendersi. Ogni strategia difensiva razionale - prosegue il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo - deve fare i conti con le emozioni, con il bisogno tipicamente adolescenziale di essere autonomi dagli adulti ed accettati dai coetanei. Telefono Azzurro da anni ascolta gli adolescenti, raccogliendone le emozioni e rispettandone il bisogno di anonimato. La nostra attenzione alle evoluzioni di questi fenomeni ci ha consentito di affiancare alla risposta telefonica nuove soluzioni sempre più adeguate, come la consulenza on line, tramite chat. Bambini e adolescenti ci parlano ogni giorno, ci aiutano a capire le loro difficoltà, ci raccontano del turbamento di fronte a certe immagini, della difficoltà di dire di no a qualcuno che on line chiede loro il numero di cellulare, della sofferenza di fronte a coetanei che pubblicano video che li riguardano. È importante ascoltarli, anche perché ci possono aiutare molto a trovare nuove soluzioni per le loro difficoltà”.
«L’indagine
condotta quest’anno – di
“La disparità sociale e l’ineguaglianza economico-finanziaria – prosegue Fara – continuano a persistere e, anzi, tendono ad accentuare le loro caratteristiche proprio a causa di quei processi di globalizzazione che non in tutti i casi risultano virtuosi, soprattutto quando le stesse classi dirigenti politiche, che sarebbero chiamate e governarne i cambiamenti indirizzandoli verso una condizione di equilibrio ed equità, si trovano impreparate ad affrontarli. La sfida di oggi è quella di rispondere concretamente ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, con un impegno che non può essere, ovviamente, demandato a singoli – non importa se individui o istituzioni – ma congiunto e composto di un piano integrato di azioni a più livelli: Istituzioni ed Enti locali ma anche comunità, scuole e famiglie. Infine – conclude Fara –, vogliamo segnalare come il volto dell’Italia a 150 anni dalla sua Unità sia cambiato, ed abbia sempre più la fisionomia della multiculturalità. Se questo è sicuramente un fenomeno demografico acclarato, non lo è ancora sul piano sociale. Persistono le difficoltà legate alla differenza, gli stereotipi, i pregiudizi, l’ostilità e odiose generalizzazioni. I ritardi del Paese su questo delicato tema, rischiano di diventare emergenza soprattutto tra le mura scolastiche dove l’indagine di quest’anno ha rilevato un’incidenza significativa della presenza di minori di diversa nazionalità (46%).
Solo lavorando
alla valorizzare delle differenze culturali, amalgamandole e facendole convivere
armoniosamente, potrà esistere un’Italia realmente multiculturale, in cui le
diversità sono una ricchezza e non causa di divisioni e dissidi”. (