CONFERENZE
A Roma, la terza Conferenza internazionale
di Herity
Comunicazione e valutazione dello stato
di conservazione dei beni culturali i temi al centro della tre giorni di confronto
dell’organismo che promuove la conservazione del patrimonio culturale nel mondo
ROMA – Si è svolta nei giorni scorsi a Roma la terza Conferenza internazionale di Herity, organismo che promuove la conservazione del patrimonio culturale in tutto il mondo. Un appuntamento dedicato alla valutazione dello stato di conservazione dei beni culturali e alla comunicazione al pubblico del loro valore e della necessità di una loro tutela.
Un’occasione di confronto e studio, organizzata da tempo e patrocinata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in collaborazione con UNESCO-WHC, UN-WTO, ICCROM, a cui hanno partecipato i delegati di 25 Paesi esteri per considerare nuove strategie e indirizzi di intervento in materia.
Tre giorni di lavori, incontri e progetti animanti dall’ambizione di contribuire alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, una finalità già perseguita dall’organismo, coordinato da Maurizio Quagliuolo, con il conferimento di un “bollino di qualità” (sotto forma di bersaglio) a tutti i Beni presenti sul pianeta e accessibili al pubblico. Attualmente sono 243 i Siti certificati da Herity in tutto il mondo; ultimi ad aggiungersi alla lista, i Musei di Roma, mentre in questi giorni è sottoposta a valutazione anche l’Ara Pacis.
E’ intervenuto, nel corso dei lavori della Conferenza, il vice presidente della Commissione Cultura del Senato, Vincenzo Vita, che ha rivolto l’invito ai vertici Herity per un’audizione pubblica in Senato sugli esiti della Conferenza, allo scopo di trarne un atto di indirizzo politico.
“Prima di parlare di restauro bisogna parlare di conservazione – ha detto l’assistente del direttore generale per la cultura Unesco, Francesco Bandarin. - Ma per raggiungere lo scopo, fondamentale è la gestione del patrimonio”. Dello stesso tenore l’intervento del direttore generale ICCROM, Mounir Bouchenaki, che ha equiparato i Beni italiani alle Piramidi egizie come patrimonio di tutti. “Se si procurano ferite anche a un solo Bene - egli ha affermato, - il danno è da considerarsi per l’intera collettività”.
Le conclusioni sono state affidate a Tullia Carettoni, presidente di Herity Italia, che ha richiamato la necessità di far nascere “un laboratorio ideale, non ideologico, che possa comprendere e intercettare i cambiamenti del pianeta. E che sia in grado di fare sponda alle sfide, in parte ignote, che il futuro porta con sé”. L’auspicio è quello di una maggiore collaborazione sinergica con realtà mondiali quali l’Unesco.
Il tema della prossima Conferenza internazionale di Herity, annunciato in chiusura dalla stessa Carettoni, sarà la comunicazione.
A margine dei
lavori sono stati inoltre consegnati i premi Herity alla Cultura a: Fundham,
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