INFORM - N. 232 - 14 dicembre 2010


SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO

Aie: il Natale nella scuola “Roma” di Algeri. Auguri del presidente Franco Santellocco

 

ALGERI - Le scuole come al solito, quando si avvicina il Natale, vanno in fibrillazione: disegni, festoni e cartoncini d’auguri, girano ovunque mentre le note di filastrocche e canzoni rimangono come sospese nell’aria fino al giorno in cui, tutti insieme, bimbi, genitori e docenti festeggiano allegramente una ricorrenza che avvicina gli animi e commuove il cuore. 

Finita la festa, poi, quando nell’aula più grande dell’edificio rimane solo l’eco delle risate e delle voci che oramai si sono allontanate e si rimette in ordine, l’aria è pervasa da una strana inquietudine: malinconia? Sicuramente sì: il pensiero va ai cari lontani, a coloro che per lavoro non hanno potuto assistere alla rappresentazione e condividere momenti di autentica emozione.

Questo è il clima, entusiasmante e un po’ inquieto, che si respira, dopo la cerimonia dedicata al Natale, nelle scuole italiane all’estero. Sono molteplici le motivazioni che rendono questi momenti così particolari: considerate una sede scolastica, piccola e allo stesso tempo orgogliosa e funzionale, in una capitale al di là del Mediterraneo, Algeri, frequentata da alunni esclusivamente italiani. Pensate che la gran parte dei nonni, degli zii dovranno “accontentarsi” solo del racconto dello spettacolo. Considerate, ancora, che l’ottima riuscita del tutto è affidata ad un equipe di docenti italiani ed algerini, guidati e coordinati, appassionatamente, dalla direttrice, Eliana Modotto, docente e dirigente della scuola. Immaginate, infine, che dietro tutto ciò si celano i continui stimoli e motivazione sollecitate da un personaggio che ha fatto dell’italianità la sua pazzia, il cui nome è Franco Santellocco.

A lui sono stati affidati i saluti iniziali e gli auguri dell’ Ambasciata li ha portati il dott. Matteo Cristofaro.

Gli alunni, nella giornata odierna presso la scuola italiana “Roma” di Algeri, hanno rappresentato ed interpretato, come piccoli e consumati attori (non è stata per loro la prima volta!), “La leggenda dell’abete”.

Due nipotini fasulli ed un nonno ancor più fasullo di loro (ma che ben ha saputo immedesimarsi nella parte!) introducono gli spettatori nel mondo incantato raccontando la storia di un piccolo uccellino, che chiede aiuto agli alberi del bosco: solo l’abete lo aiuterà. Lo spirito del bosco premia l’abete per la sua gentilezza e generosità e gli promette che resterà sempre verde e verrà ricordato ed amato dai bambini. Gli altri alberi, invece, perderanno le foglie. La storia è conclusa dal nonno parlando ai piccoli di ciò che vuol dire “indifferenza”.

E se, durante la rappresentazione, la scenografia originale ideata dai piccoli, le splendide canzoni preparate dal maestro di musica, Cherif Hamndane, gli originali balletti eseguiti dalle alunne più piccole e i meravigliosi costumi dei personaggi bucolici (alberi, vento, uccellini,…) concepiti, tagliati e cuciti da una delle mamme, Elena Romano, hanno sorpreso gli spettatori, l’interpretazione finale della poesia di Wiesel “L’indifferenza”, accompagnata da un sottofondo musicale di una chitarra, ha riportato tutti, grandi e piccini, al vero significato della liturgia cristiana del Natale:

“…il male peggiore è l’indifferenza.

Il contrario dell’amore

non è l’odio, ma l’indifferenza;

il contrario della vita

non è la morte, ma l’indifferenza;

il contrario dell’intelligenza

non è la stupidità, ma l’indifferenza.

È contro di essa che bisogna

Combattere con tutte le proprie forze…”

Aggiungendo a queste parole quelle pronunciate da Sua Santità Benedetto XVI nel messaggio di Natale di qualche anno fa: “….L’uomo cha ha inventato la comunicazione interattiva, che naviga nell’oceano virtuale di Internet e, grazie alle più moderne ed avanzate tecnologie massmediali, ha ormai reso al terra, questa grande casa comune, un piccolo villaggio globale, com’è possibile non vedere che si muore ancora di fame e di sete, di malattia e di povertà…”, possiamo pensare che le cose non siano poi cambiate di molto: “…Facili profeti felicità – aggiunge ancora il Papa – ingannano facilmente chi è debole ed è incapace di assumere stabili responsabilità per il proprio presente e per il futuro dell’umanità…”

Sicuramente i nostri piccoli “uccellini”, dopo aver cantato in coro anche la non facile canzone “We are the world”, riusciranno a trovare al loro fianco “abeti” pronti a proteggerli e, spiccando il volo, nel ricordo di tale amore sperimentato vivranno la loro vita all’insegna di un amore da donare. Certezza avvalorata, anche, dalla incessante e quotidiana, collaborazione dei loro genitori nei confronti della scuola italiana “Roma” di Algeri, esempio che indubbiamente li condurrà a contribuire in positivo ad un cambiamento della società.

Tutti meritano un plauso, alunni, genitori, personale docente e non docente e la comunità italiana, che fiduciosa affida i loro figli, offrendo la possibilità di trascorrere momenti di crescita indimenticabili di cui ne sono realmente orgogliosi. Buon Natale a tutti, da Algeri! (AIE)

Inform

 


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