INFORM - N. 230 - 10 dicembre 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti

Immigrati sostengono la Dante. E noi?

 

BUENOS AIRES - Gian Antonio Stella, una delle firme più lette del Corriere della Sera, nell’edizione del quotidiano milanese di giovedì 25 novembre, ha scritto: “La colletta fra gli immigrati per salvare la società dell’italiano”.

Nell’articolo ricorda che anche la società Dante Alighieri di Roma, fondata nel 1889 da Giosuè Carducci, ha subito pesanti tagli nei contributi statali che sono la fonte principale dei suoi ingressi.

Stella annuncia che un immigrato siriano, Radwan Khawatmi, promuove fra gli immigrati una colletta in favore della Dante di Roma. Stella, che spesso sottolinea nei suoi articoli il contributo degli immigrati all’Italia e il fatto che a volte essi sono vittime degli stessi pregiudizi che subirono gli emigrati italiani lungo oltre un secolo di storia di emigrazione, mette in risalto il dato apportato da Khawatmi: gli immigrati “che rappresentano il 7% della popolazione, producono l’11,2% del nostro Pil pari a 130 miliardi di euro, consentono all’Inps di pagare le pensioni versando ogni mese 752 milioni di contributi, continuano a fondare nuove imprese (250 mila negli ultimi tre anni) in netta controtendenza sulla crisi”

Dice l’appello: “la lingua italiana è quel meraviglioso collante che ci unisce al di là delle differenze delle nostre origini, fede, credo e che ci permette di appartenere ad una grande nazione che abbiamo scelto come nostra nuova patria. Ho appreso che la Società Dante Alighieri, che promuove la lingua e la cultura italiana nel mondo, rischia la chiusura a causa dei tagli annunciati dal ministero del Tesoro. Noi, nuovi italiani, che ci identifichiamo nella cultura e nella ricchezza della lingua italiana, non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questa tragedia: il mio appello a tutti è di partecipare con un dono anche modesto di ciascuno di noi, quale segno tangibile della nostra fedeltà ed amore verso coloro che hanno fatto e continuano a promuovere la lingua italiana nel mondo. Io stesso provvederò ad aprire la sottoscrizione...”

Bravi gli immigrati, bravo Stella a mettere in evidenza tale gesto di ammirazione e appartenenza.

Ci piacerebbe leggere negli articoli di Stella anche dei contributi degli italiani all’estero all’economia italiana e alla diffusione dell’italiano e della cultura italiana all’estero.

Capitolo quest’ultimo che, come è noto, ha subito tagli altrettanto gravi quanto quelli subiti dalla sede centrale di Roma.

Quale esempio basta quello della Dante di Buenos Aires con i suoi corsi di lingua e cultura italiana per circa settemila alunni. Tra gli ingressi dell’Associazione il contributo dello Stato italiano rappresenta l’1,1%. (sì, l’uno virgola uno per cento). Tale contributo lo riceve non per i suoi corsi ma come ente gestore dell’Accordo tra il Consolato d’Italia in Bs. Aires e il Governo della Città di Bs. Aires che consente l’insegnamento dell’italiano come materia curriculare in una ottantina di scuole pubbliche della città.

Ci sono poi tanti comitati in tutta l’Argentina. Alcuni grandi, storici, prestigiosi (come quello di Rosario, che oltre ai corsi d’italiano ha una scuola per duemila alunni), altri più modesti che, come tante scuole fondate dagli emigrati per diffondere la lingua italiana, si sostengono non grazie ai contributi dello Stato italiano, sempre più ridotto, ma alla passione e alla capacità dei suoi dirigenti.

Anche di quest’altra realtà, di questo contributo all’Italia dovrebbe occuparsi Antonio Stella. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar


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