MONDO SCALABRINIANO
Renato Zilio: “Avvento, un leader autentico”
LONDRA - Un
leader, un capo carismatico accompagna in questo tempo i nostri passi. È un
vero profeta. Il suo contesto è il deserto, un ambiente di terra secca e arida.
Per quarant’anni, però, questo si era trasformato in un cammino straordinario
di ricerca di Dio, in un’avventura migratoria per il suo popolo. Questo percorso
stanco e tonificante fa emergere tutti i propri idoli. Illumina, anzi, il vero
senso di questa parola e del suo contrario, l’icona.
Idolo
e icona hanno la stessa origine. Vivono entrambi
una relazione con lo sguardo, con il sacro e con il bello, ma sono animati da
una dinamica opposta. L’idolo concentra tutte le forze, l’attenzione, il potere:
è autoreferenziale per eccellenza. L’icona, al contrario, rinvia a qualcosa
di più grande. È un raggio della luce della Divinità, una finestra aperta sul
Trascendente.
Si diventa
un idolo quando si vive un protagonismo eccessivo o un attivismo esagerato,
quando ci si mette al centro dell’ammirazione, dell’attività o dell’obbedienza
di altri. Ansiosamente e dappertutto si cerca sempre un piedistallo. Si è idolo
quando ci s‘identifica con Dio o con la sua volontà, quando ci si arroga
ogni forza.
Giovanni il
Battista indica con la forza travolgente del fiume Giordano quanto è importante
per un leader essere umile, essere semplicemente un segno che addita la grandezza
o la crescita di altri. Il vero leader, infatti, sarà sempre un’icona.
Colui che precede gli altri e cerca insieme a loro qualcosa di più grande e
di più bello. Perfino la sessualità vivrà sempre l’ambivalenza tra queste identità.
Solo quando essa saprà esprimere quel senso grandioso della vita come danza
e come lotta da fare insieme, sarà un’icona insuperabile.
Essere leader
significa possedere il carisma della speranza e della fiducia. Non sarà egli, infatti, un realista
o un amministratore, semplicemente. Un leader si distingue dal suo sguardo perché
è differente da quello di chiunque altro. I suoi occhi brillano; ha una visione
davanti a lui. Vede il mondo che sarà domani e sa captare il futuro che sta
nascendo. Avverte i bisogni nuovi e vitali di un popolo che cammina. Ne intravvede
l’orizzonte e ciò diventa una forza che
muove sé e gli altri.
Il leader
sa risvegliare le forze migliori nei suoi. Le chiama alla vita, al cammino,
alle sfide. Egli non abbatte, ma suscita, incoraggia, stimola potentemente.
La nostra preghiera quotidiana dovrebbe essere:“Signore, presta i tuoi occhi ai nostri leader!”
Ho incontrato
esseri umani che sono icone. Solidi e forti da incantarti; così fragili
da commuoverti. Fanno posto a Dio in ogni suo fruscio di vento e fanno appello
a Lui ad ogni istante. Avverti, cosí, una tridimensionalità che impressiona:
lui, te e Dio accanto a lui. Tutto lo penetra e lo interpella. Ascolto e discernimento
sono in lui atteggiamenti profondi, quasi naturali. Ti fa esistere come sei,
nella tua alterità e differenza. Ciò ricorda l’ammirazione biblica del Siracide:
“L’ideale del saggio è un orecchio che
ascolta”.
Altri, invece,
reagiscono curiosamente. Appena manifesti una visione differente, un interrogativo,
il tuo punto di vista scattano subito meccanismi di difesa. Ti senti solo davanti
a lui; Dio è scomparso. Forse è scomparso anche lo spirito che trovi ad ogni
passo del Vangelo: l’amore per una minoranza in mezzo ad un popolo, per l’originalità
in un essere umano o per la novità nell’incontro con Dio. È scomparso il senso
dell’altro in ogni sua dimensione. Emerge, così, insensibilmente il senso
dell’idolo.
“Se pensi come me, sei mio fratello,” riflette un saggio africano. “Se pensi diversamente da me sei due volte
mio fratello, perché grazie alla ricchezza che mi porti e a quella che ti do,
ci arricchiamo reciprocamente”. Sembrano parole di Giovanni il Battista,
un leader che non aveva mai avuto paura di crescere. E di guardare lontano.
(Renato Zilio*-
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Missionario a Londra