INFORM - N. 227 - 6 dicembre 2010


Da IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

Nuovo Governo ?

 

E’ un momento di grande incertezza politica: crisi di governo, voto di fiducia, elezioni? Se una parte dei deputati eletti nel Pdl passati al Fli si schiera adesso con l’opposizione costruendo un terzo gruppo con Casini e Rutelli è evidente che per la maggioranza i numeri alla Camera non ci sono più. Anche vincendo di misura il 14 dicembre Berlusconi non potrebbe poi governare con un minimo di tranquillità e se in questi giorni accertasse questo fatto (come temo sia cosa probabile) non so se gli sarebbe utile continuare così per poi farsi sfiduciare in aula alla prima occasione.

Credo però che in questo caso andare a nuove elezioni sia veramente un danno per il paese e che bisognerebbe che Berlusconi capisse la necessità – per il bene dell’Italia – di favorire piuttosto un governo che, se anche non avesse più lui come leader, rappresentasse però almeno quella maggioranza “politica” di centro-destra espressa dal voto degli italiani nel 2008.

Se non ha senso sciogliere le Camere (e per sei mesi avere così un paese comunque allo sbando) questo non riduce però la responsabilità di chi – eletto nel Pdl anche con il mio voto di cittadino-elettore - si schiera oggi nel Fli votando contro chi lo ha fatto eleggere. In Italia non si dimette mai nessuno, ma anche per questo non vedo coerenza nell’atteggiamento di Fini quanto molto, molto opportunismo.

Per questo – anche se questo costasse molto a Berlusconi, e lo capisco conoscendo il suo carattere - forse una soluzione equilibrata potrebbe essere un Governo guidato da un esponente del Pdl scelto dallo stesso Berlusconi e che in qualche modo lo garantisse e continuasse il lavoro intrapreso, ma soprattutto aiutasse anche il paese ad uscire da questo difficile momento economico.

Ai deputati che cambiano maglia...

Un parlamentare è eletto “senza vincolo di mandato” come scrive la Costituzione ed una volta in Parlamento dovrebbe sempre agire e votare secondo coscienza, libero da ogni condizionamento. Il principio è molto astratto perché chiunque è eletto tramite un partito e nella gran parte dei casi l'elettore vota più uno schieramento politico di una persona. Forse solo i sindaci – in qualche misura – sono eletti “direttamente” dai cittadini, ma sicuramente non un deputato e tanto più con “questa” legge elettorale.

Oggi il parlamentare infatti è “nominato” e non eletto, nel senso che poiché c'è una lista bloccata e in ogni circoscrizione al partito vengono attribuiti “tot” seggi chi è in quel numero come posizione di lista passa automaticamente, chi non lo è resta fuori anche se valesse cento volte, come preparazione e valore, uno messo in lista prima di lui.

Questo aspetto è importante perché - come è successo per i Finiani – se quei parlamentari dicono di schierarsi ora contro il governo “rappresentando gli elettori” non hanno alcun elemento per dirlo, non essendoci nessun riscontro su quanti elettori Pdl condividano o meno questa ipotesi. E' vero che possono dire - al contrario - che Berlusconi li ha delusi, ma tutto ciò resta pure nel campo dell' opinabile, l'unica cosa certa è che erano (e siamo) stati eletti solo poiché inseriti in una lista di partito che aveva come leader Berlusconi e che lo proponeva come premier. E' evidente che un parlamentare deve poter dissentire con il proprio partito su singole questioni e soprattutto su temi etici, morali o specifiche tematiche, ma quando i deputati Finiani escono ufficialmente dal loro gruppo parlamentare, si alleano ufficialmente con chi alle elezioni si opponeva al Pdl e non si sentono quindi più rappresentati dalla lista del partito che li aveva eletti... sarebbe più corretto si dimettessero. Liberi poi, fondato il loro nuovo partito, di presentarsi con il loro nuovo simbolo alle prossime elezioni chiedendo il voto alla gente. Questa, secondo me, sarebbe coerenza ! (Marco Zacchera*-Il Punto del 4.12.2010/Inform

* Deputato del Pdl, presidente del Comitato permanente sull’emigrazione della Camera dei Deputati

 


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