INFORM - N. 226 - 3 dicembre 2010


INTERVENTI

Cesidio Celidonio (Sinistra italiana in Svizzera) sull’esito del referendum relativo all’espulsione degli stranieri autori di reati

Una riflessione sulle modalità di utilizzo dello strumento referendario, sulle divisioni interne al fronte progressista e sull’atteggiamento della collettività italiana in loco

 

ZURIGO –  “È fondamentale ricostruire un fronte progressista capace di contrastare già sul nascere i nuovi attacchi che si preannunciano da parte della destra svizzera sulle procedure di naturalizzazione e sulla doppia cittadinanza, un fronte che sia nello stesso tempo capace di rilanciare i temi dei diritti e della piena integrazione”. Questa l’opinione di Cesidio Celidonio, esponente della Sinistra italiana in Svizzera, già candidato in occasione delle ultime elezioni politiche nella ripartizione Europa con la lista Sinistra – l’Arcobaleno, all’indomani del referendum a proposito dell’espulsione degli stranieri che commettono reati, principio approvato dal 53% dei cittadini svizzeri.

Un’iniziativa “promossa dal partito xenofobo della destra Udc – spiega Celidonio, - che ha battuto la contro-proposta governativa tesa a limitare significativamente le fattispecie di reati per i quali prevedere l’espulsione” e che conferma il trend avviato negli ultimi anni nei confronti degli stranieri in loco con la bocciatura di proposte relative alla naturalizzazione facilitata, alle iniziativa cantonali per il diritto di voto e alla costruzione di minareti. “Permane in una maggioranza dell’elettorato e nell’opinione pubblica elvetica un mix di paure e risentimenti antistranieri, su cui la destra imbastisce le proprie campagne e le proprie fortune elettorali – rileva Celidonio, - cavalcando i timori e generandone di nuovi, attraverso campagne che omettono il dato della stragrande maggioranza delle collettività immigrate che in Svizzera vivono e lavorano pacificamente nel pieno rispetto delle leggi locali”.

Sull’esito del referendum ha inciso però anche la divisione del fronte progressista: “lo stesso Partito socialista si è diviso drammaticamente tra chi dava battaglia al principio avanzato e, quindi, alla stessa contro-proposta governativa e chi ha sostenuto quest’ultima, come il male minore – spiega l’esponente della Sinistra italiana in loco, specificando come quest’ultima, aderente al partito italiano di Sinistra Ecologia e Libertà, avesse bocciato entrambe le opzioni. 

La mancanza di determinazione del fronte progressista, “forse preoccupato di toccare nervi sensibili di parti del suo elettorato popolare”, nell’opporsi alle campagne e agli slogan della destra ha contribuito al formarsi del voto emerso dalla urne. “Al di là del contesto sociale e politico che favorisce le iniziative antistraniere, una ragione fondamentale dei successi della destra su questo terreno è da ricercarsi nelle insufficienze del fronte progressista - scrive Celidonio, - nella sua non determinazione ad investire su questo tema come priorità assoluta della sua politica, nelle sue ricorrenti tentazioni a copiare le destre sul fronte di politiche per la sicurezza, nella sua incapacità a coinvolgere le rappresentanze degli immigrati”.

Ma per Celidonio è lo strumento referendario, e soprattutto la forma dell’iniziativa popolare, a mostrare i propri limiti. “È necessaria una riflessione sullo strumento in sé, ma soprattutto sull’uso demagogico che ne fa la destra, con il suo richiamo continuo alla volontà popolare. Intanto emerge anche in questo caso come le cosiddette iniziative spesso vengano ammesse al voto senza un attento esame dei principi costituzionali che esse vanno ad intaccare, creando così innumerevoli contenziosi giuridici – segnala l’esponente della Sinistra italiana. - È stato il caso del voto sui minareti, il cui divieto contrasta con il principio-cardine della libertà religiosa, è il caso dell’iniziativa sull’espulsione che contrasta con norme fondamentali del diritto internazionale e lascia aperti numerosi interrogativi circa l’ambito della sua applicazione. Ma le domande sono anche: in Svizzera, dove la popolazione straniera (straniera per passaporto, ma non per cultura e lingua!) supera il 20% (in alcune aree urbane ben oltre il 50%) chi è il popolo? Di fatto gli elettori diventano sempre più una minoranza che decide per la maggioranza! E ancora: con quali strumenti e con quale “par condicio” si garantiscono l’informazione e il corretto svolgimento delle campagne referendarie?”

Un’ultima notazione riguarda la collettività italiana residente nella Confederazione. “Le espressioni politiche ed associative degli italiani in Svizzera, a parte qualche appello generico, sono rimaste sostanzialmente silenti, come del resto accade da alcuni anni .- scrive Celidonio. - Pare che esse siano ormai ridotte a perpetuare riti e tradizioni italiche, a seguire alcune rivendicazioni tutte interne alle nostre collettività, ma risultano incapaci di interloquire con il contesto locale su temi di comune interesse. Gli unici sussulti degli ultimi anni hanno riguardato il voto politico italiano, che ha visto diverse associazioni agire come comitati elettorali di questo o quel rappresentante di turno”.

“Credo, e lo dico anche in senso autocritico, che almeno le organizzazioni politiche del campo progressista debbano seriamente interrogarsi sulle priorità del proprio impegno in loco - egli conclude, - rivendicare alla sinistra locale una forte e coerente battaglia per i diritti e la cittadinanza, contro la cultura dell’odio e della divisione propugnata dalle destre. Altrimenti affondiamo tutti: anche in Svizzera!”. (Inform)


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