ITALIANI ALL’ESTERO
La presentazione del V Rapporto “Italiani nel Mondo”
della Fondazione Migrantes
Giancarlo Perego: “E’ indispensabile, oggi più che mai,
l’apporto dei connazionali all’estero al rinnovamento del Paese”. Carla Zuppetti: “Più del 12% sul totale gli iscritti all’AIRE per
acquisizione della cittadinanza italiana”
ROMA – E’ stata presentato questa mattina a Roma il V
Rapporto “Italiani nel Mondo” curato dalla Fondazione Migrantes,
un quadro approfondito (flussi e presenze, aspetti socio-culturali, religioso-pastorali
e socio-economici) e attuale dell’emigrazione italiana all’estero.
“L’obiettivo della sintesi di quest’anno – ha affermato
Franco Pittau, responsabile scientifico del
Rapporto, aprendo gli interventi della presentazione – è offrire un ribaltamento
di prospettiva rispetto ai modi con cui attualmente si percepisce l’emigrazione
italiana all’estero”. “Un fenomeno che non è affatto residuale o di scarsa rilevanza
per le vicende del nostro Paese – egli ha aggiunto.
A chiarire il significato di questo mutamento di prospettiva
è stato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes,
che ha stigmatizzato “l’insensibilità con cui l’Italia percepisce il fenomeno
della propria emigrazione all’estero. Una disaffezione concettuale – ha aggiunto
– che rischia di mettere in pericolo le radici identitarie
di un popolo e genera amarezza presso le collettività emigrate, tanto da porre
interrogativi sul senso degli investimenti sino a questo momento compiuti su
questo versante, non da ultimo il voto all’estero”. “E’ necessario considerare
l’italianità come qualcosa di più ampio rispetto alla cittadinanza, specie in
un modo globalizzato come quello attuale – ha affermato Perego, ricordando come
essa comprenda anche gli italiani residenti fuori i confini nazionali e i nuovi
immigrati residenti nel nostro Paese, “ponti verso il mondo e le culture – ha
detto - che oggi sembriamo sottovalutare”. Se la mobilità è una cifra della
modernità, “dobbiamo rilevare come i bisogni che spingono a partire i connazionali
non sono più legati alla sopravvivenza, - egli prosegue -– ma alla valorizzazione professionale, alla messa a frutto
dei propri studi e delle competenze acquisite. Solo considerando questo quadro
d’insieme è possibile realizzare una sintesi tra vecchia e nuova emigrazione,
considerando il fenomeno una parafrasi della riuscita che ognuno di noi auspica
per la propria vita e regolando di conseguenza anche il nostro intervento pastorale
e religioso, affinché gli italiani all’estero divengano un valore aggiunto nelle
chiese presenti nel mondo”. Una concezione che unisce l’attività evangelica
della Fondazione Migrantes con la valorizzazione umana
che essa sempre promuove, favorendo l’incontro tra culture e un nuovo concetto
di solidarietà anche tra i connazionali all’estero. “E’ indispensabile, oggi
più che mai, un apporto di questi ultimi al rinnovamento del Paese e una nuova
forma di reciprocità: abbandoniamo da un lato la visione assistenzialistica
dell’intervento a favore dei connazionali – conclude Perego - e consideriamo,
dall’altro lato, l’emigrazione come una realtà vivente e pulsante, riscoprendo
le sue potenzialità per il Paese in un contesto nuovo e moderno”.
Delfina Licata, caporedattore del Rapporto, ha riassunto i dati più
significativi emersi in questa V edizione: dal 2006 ad oggi sono cresciuti del
30% gli italiani residenti all’estero stabilmente ed iscritti all’Aire, passando
da
Un’ampia analisi dei dati necessaria “per conservare
la memoria dell’emigrazione italiana, assimilandola in vista del 150° anniversario
dell’Unità d’Italia – afferma Lorenzo Prencipe,
scalabriniano, referente scientifico del Museo Nazionale
dell’Emigrazione Italiana a Roma, – ma che non è sufficiente per stimolare l’accoglienza
di coloro che oggi giungono nel nostro Paese”. “La sfida che rimane aperta,
e che dobbiamo vincere, se non vogliamo che i nostri ragionamenti restino confinati
o producano frutti solo tra coloro che già condividono le nostre convinzioni
– prosegue Prencipe, – è toccare le corde affettive
ed etiche che motivano la gran parte delle nostre scelte e dei nostri comportamenti
quotidiani, parlando di emigrazione e immigrazione”.
Marisa Pompei, responsabile del patronato Inca nel Regno Unito, segnala
come ancora oggi l’emigrazione non possa essere considerata una “scelta libera,
dal momento che è condizionata dalla speranza di riuscire a migliorare la propria
posizione lasciando un Paese che non garantiva e non garantisce oggi ciò che
ci si aspetta per la propria vita”. “Le classi dominanti non emigrano – aggiunge
– e spesso elaborano leggi che toccano coloro che sono emigrati, rimarcando
il distacco, spesso abissale, che li separa da questi ultimi”. “Non c’è rispetto
dove manca la conoscenza” per Marisa Pompei, che rileva la necessità di introdurre
nelle scuole italiane l’insegnamento delle vicende dell’emigrazione e di continuare
ad assicurare, da parte dello Stato italiano, una presenza tangibile all’estero,
“specie tra i giovani e le fasce più deboli della popolazione”. “Non è possibile
che sia spesso solo
Franco Narducci, vice presidente della Commissione
Affari Esteri della Camera dei Deputati e parlamentare eletto per il Pd nella
ripartizione Europa, ha illustrato i contenuti del suo contributo pubblicato
all’interno del Rapporto e riguardante la diffusione della lingua e della cultura
italiana nel mondo, attraverso le scuole italiane all’estero. Un sistema afflitto
da “difficoltà economiche e mancanza di pianificazione”, che ne mettono a rischio
risultati e stabilità. “Un atteggiamento incomprensibile per un Paese che non
ha rivali per quanto concerne il patrimonio linguistico e culturale – ha affermato
Narducci. – La rete costituita dai nostri connazionali
all’estero, quella relazionale presente in sede di rappresentanze istituzionali,
l’elevato capitale immateriale che ci proviene dalla nostra storia e la crescente
domanda ci impongono un investimento più consistente di risorse per la diffusione
della nostra lingua e cultura”. “Una valorizzazione – prosegue - che si traduce
anche nella riscoperta del ruolo che i connazionali all’estero rivestono in
essa, e che è necessario richiamare proprio festeggiando i 150 anni dell’Unità
d’Italia”. La carenza di risorse invece rischia di provocare “uno smantellamento
della rete scolastica all’estero”, segnala Narducci,
su cui incide ulteriormente e pesantemente l’assenza di una riforma della legge
153 sulle iniziative scolastiche da attuare all’estero e di quella riguardante
gli Istituti Italiani di Cultura all’estero. Solo mettendo mano a questi strumenti
legislativi “si potrà attuare un rilancio della promozione linguistica e culturale
in raccordo con le principali istituzioni che agiscono su questo fronte all’estero
– egli conclude, – operando una valorizzazione di tutti gli aspetti della cultura
italiana, umanistica e scientifica”.
Come esponente dell’associazionismo regionale, Daniele
Marconcini, presidente della “Mantovani nel mondo”
ed editore del portale dei Lombardi nel mondo (www.lombardinelmondo.org ), che ha
ricordato le attività messe in campo in accordo con
Per il ministero degli Affari Esteri è intervenuta Carla
Zuppetti, direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche
migratorie, che ha definito il Rapporto “uno strumento prezioso, che migliora
anno dopo anno fornendo approfondimenti su di una materia vastissima. Oltre
a riportare i dati statistici sul fenomeno, viene fornita una lettura di volta
in volta particolare e di notevole interesse, non solo per gli addetti ai lavori
– ha segnalato
E’ stato inoltre annunciato il progetto “MEI nel mondo”,
messo in campo dalla Dgiepm e dal Museo per le celebrazioni
dei 150 anni dell’Unità d’Italia e che include un documentario storico che racconta
l’esodo italiano attraverso immagini e la voce narrante di Lorenzo Prencipe,
affiancato da un cortometraggio di Carlo Lizzani su
aspetti richiamati nelle pellicole più note del cinema italiano ed una chiusura
affidata a Renzo Arbore, con alcuni contributi musicali. Prevista anche una
pubblicazione sull’allestimento del Museo stesso. “Il dvd, insieme ad un cineforum
che include 5 film tra i più noti della storia del cinema italiano – ha spiegato
Carla Zuppetti – offrirà l’occasione, a partire dalla
rete diplomatico-consolare italiana all’estero, di organizzare momenti di conoscenza
e di riflessione sul fenomeno, magari arricchiti da approfondimenti sulla caratteristiche
specifiche dell’emigrazione italiana nelle diverse aree del mondo in cui è approdata”.
Una precisazione, infine, sul numero di cittadini iscritti
all’AIRE per acquisizione della cittadinanza italiana, indicati nel Rapporto
al 3% sul totale degli iscritti all’8 aprile 2010, che sarebbero invece
più del 12% secondo i dati aggiornati dalla Dgiepm;
una discrepanza che sarebbe in parte determinata dal fatto che solo il Sistema
Integrato di Funzioni Consolari (SIFC), adottato progressivamente dalla rete,
richiede l’indicazione obbligatoria della motivazione per l’iscrizione all’anagrafe
dei residenti all’estero. “Il riconoscimento della cittadinanza italiana, secondo
il principio dello ius sanguinis, interessa un gran numero di cittadini residenti
in America latina, - ha concluso Carla Zuppetti -
in Stati, come il Brasile, che adottano una legislazione in materia di stato
civile molto diversa da quella italiana, rendendo più impegnativo il lavoro
delle nostre sedi consolari in loco”. (Viviana Pansa
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